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«Dopo vent’anni passati a camminare tra i miei vigneti, mi sento all’inizio di quello che è il lunghissimo percorso della conoscenza. Capire le reazioni di ogni determinato suolo alle condizioni climatiche è parte integrante di quell’idea di fedele interpretazione di ogni grande realtà territoriale». Con queste parole Giampaolo Motta, titolare di Fattoria La Massa, spiega quello che è un lavoro di perfezionamento continuo e puntiglioso sia nelle tecniche viticole che enologiche, che ha indirizzato con razionale consapevolezza il produttore di Panzano verso parametri di equilibrio, finezza e complessità. La stessa meticolosità con la quale viene selezionata l’uva raccolta si riflette in cantina.

Una cantina nuova realizzata con la massima cura, nella sua massima espressione di bellezza, funzionalità ed ergonomia. Si distende sotto la collina della dimora storica della Fattoria La Massa. L’ingresso è a pochi metri da una delle vigne; all’interno, il pavimento lastricato di piastrelle bianche e nere, richiama la bandiera a scacchi delle corse automobilistiche. Lateralmente corrono le 12 “testate” (le vasche), pienamente visibili solo dal piano sottostante, e il soffitto è di colore rosso, il rosso Ferrari.



Questo però è solo uno degli effetti della bellissima suggestione provocatoria di Giampaolo Motta. Ciò che colpisce immediatamente è l’estrema razionalità con la quale è costruita la cantina. All’occorrenza modulabile per le eventuali future necessità. «Se fino alla porta della cantina è la natura a giocare la sua partita - spiega Motta - da quel punto in poi è l’uomo a dettare legge. Il vino non è un prodotto della natura, la natura dall’uva produce l’aceto. L’esistenza del vino si deve all’uomo, che ha interrotto un processo naturale, per produrre qualcosa che desse piacere, e che avesse in sé la firma, l’anima e la personalità dell’Autore. Il piacere è il nostro obbiettivo, non va mai dimenticato. Il piacere più grande è riuscire ad accedere alla personalità di un vino».

Il vino di punta, il “Giorgio Primo”, rappresenta la sintesi di questo impegno. Un vino di nicchia, ma soprattutto un vino che parla del suo territorio, della sua personalità, del suo produttore pieno di carisma. Il vino di uvaggio Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot si presenta al naso con un bouquet aromatico intrigante, dove il rovere, ben dosato, si abbina ai frutti rossi maturi. In bocca l’impatto è importante, un susseguirsi di gusti e sapori che si sostengono l’un l’altro, con tannini fini e ben inseriti, dalla trama sottile e definita. Una leggera nota minerale e sapida si presenta sul finale. Finale che si rivela prolungato e gustoso.

Un vino che parla e fa parlare di sé, che è stato molto apprezzato all’ultima edizione di Vinitaly, dove ha riscontrato un grande successo, dalla ristorazione italiana ed estera alla stampa internazionale e agli appassionati, che hanno definito “Giorgio Primo” un vino di estrema piacevolezza e forte personalità.