Spigolosa non è. Non ha le incapriccianti spigolosità che possono cagionare simpatie subitanee ma anche ritrosie da primo impatto. È dolcemente austera. E pare che non sia essa a guardare il cielo, bensì sembra che sia il cielo ad ammirarla. È terra magica: è la Murgia. Qui l’uomo ci vive da sempre. Da tanti secoli la Murgia, duttilmente, con saggezza mai civettuola, ma carsica come le sue linfe, sa essere cerniera tra un Occidente ed un Oriente che tanto hanno da dirsi. Culla naturale degli elementi vitali, i suoi terreni sanno essere granai, similmente al vicino Tavoliere che a settentrione la cinge. Ad ogni modo, essendo precipuo elemento del Mediterraneo, la Murgia esibisce il più grandioso degli abbracci, quello secolare e perenne dell’ulivo con la vite. Il mare non la lambisce, ma alle sue rivierasche propaggini quietamente ondeggia.

Ed è in città di mare, bellissima tra le belle città della costa pugliese, che si trova affascinante alloggio. Sì, siamo a Trani. Il suo porto ricovera pescherecci ed i pescatori esitano il loro pescato a beneficio di acquirenti accorti e buongustai. Pesce guizzante e vivo. Qui la dieta mediterranea è la dieta naturale di tutti i giorni. Qui mangiare pesce crudo è ritualità domenicale; infausto il rinunciarvi. Scolianova è la sinagoga più antica di Europa. Ed in crogiuolo di culti, l’Oriente dappresso, svetta la Cattedrale di Trani. Così austera, così maestosa. Sembra sospesa sul mare. Da sola varrebbe la visita alla città. Trani ha anche sua ragguardevole ed allegra night life, lungo le stradine pavimentate con le tradizionali chianche.

Diviene nostra dimora temporanea, a nostro immediato e naturale agio mettendoci, il Marè Resort, ubicato al secondo piano dello storico Palazzo Antonacci Telesio, prospiciente Piazza Quercia. Il mare è lì davanti. Con il mare e con la città si entra presto in confidenza. Il momento dolente, lo prevediamo agevolmente e così poi avviene, è il momento del commiato. La Puglia vitivinicola ha il suo nobile trio di vitigni autoctoni a bacca nera: il Negroamaro, il Primitivo ed il Nero di Troia. Appare frutto di silente e magico accordo tra questi tre vitigni il fatto che essi pervengano a maturazione in periodi differenti. A fine agosto il Primitivo (da cui il nome), a metà settembre il Negroamaro e dalla metà alla fine di ottobre il Nero di Troia.

Murgia e Nero di Troia vivono in simbiosi. Così la natura ha benevolmente disposto e a beneficiarne è il mondo. Narra la leggenda che a portare quest’uva sia stato Diomede, il minor corno della fiamma antica, reduce dalla guerra di Troia. È leggenda che piace. Comunque, è uva che origina in Asia Minore. E quanta uva Nero di Troia nello scorso secolo, magari il viaggio in cisterna principiando nelle ore notturne, arrivava nei pressi di vigneti ubicati a più settentrionali latitudini e lì, come per magia, si trasmutava in uve a bacca nera dai nomi blasonati e famosi. Ne sortiva vino così buono!

Ed è dal corrente secolo, praticamente da una dozzina di anni che il rinascimento della vitivinicoltura pugliese ha dato dignità ai vitigni autoctoni con conseguente valorizzazione dei vini che si fanno in Puglia. Virtuoso fall-out del meccanismo di causa ed effetto di questo rinascimento in Murgia è la presenza di realtà vitivinicole molto interessanti, tutte interpreti meticolose del Nero di Troia. Divenire perciò, di gioia permeati, temporary citizen della Murgia, significa naturalmente fare conoscenza con le persone appassionate e competenti che dalle uve Nero di Troia fanno vino eponimo e di ciò sono orgogliose.

Fresca di ritorno della proprietà tutto in famiglia De Corato, dopo una lunga comproprietà con la Gancia, l’Azienda Vinicola Rivera ubicata in territorio di Andria, giunta alla terza generazione, ha intrapreso un coraggioso percorso che la porta a vinificare in purezza il Nero di Troia, permanendo il 30% di Montepulciano soltanto nel blasonato “Il Falcone”. Non vede legno, bensì solo acciaio inox e riposo in vasche di cemento, il Violante Castel del Monte Doc, di cui abbiamo degustato l’annata 2009. È vino gradevole non impegnativo e circa gli abbinamenti, qualora apprezzato a piccoli sorsi interrotti, lo vedremmo tranquillamente esibirsi da solista. Anch’esso ottenuto da sole uve Nero di Troia ad acino piccolo, il Puer Apuliae Castel del Monte Doc è vino dalla grande intensità. Lo vediamo in abbinamento a grandi arrosti ed a formaggi stagionati. Abbiamo degustato l’annata 2007. Ci è parso vino propenso ad un vivere longevo.

Pietro ZitoLa Murgia ha epidermide ruvida ed endoderma fertile ed ubertoso. Di ciò ne ha abile e piena contezza una persona buona e brava: Pietro Zito (nella foto accanto). Zito in quel di Montegrosso di Andria è ortolano e cuoco. Ha orto che merita visita, ed infatti in tantissimi, e non solo dalla Murgia e dal resto della Puglia, lo visitano. Qui gli ortaggi hanno sapore altro. Pietro cura le pianticelle come fossero figli suoi; bandito qualsiasi concime chimico. E Pietro lavora le creature del suo orto ed altri prodotti della sua amatissima Murgia nella cucina della sua trattoria Antichi Sapori, dall’orto poco discosta. Pranzare da Pietro Zito è deliziosa esperienza cognitiva ed emozionale. È la vera Murgia che si palesa in tavola. Tra tutte le pietanze, qui citiamo il cosciotto di agnello cotto lento con funghi carboncelli, patate e finocchietto selvatico.

Interpretazione originale e vincente del Nero di Troia è quella attuata da Cantine Carpentiere: vinificazione in bianco! Ne sortisce un vino molto interessante che intriga già all’occhio con il suo giallo intenso. Suadenti al naso ed alla bocca le pregevoli note balsamiche. Lo vediamo abbinato, a tutto tondo, in saporita cucina di mare. Che bello il suo nome: “Come d’incanto”.

Decana tra le cantine che hanno creduto all’intrinseca bontà del Nero di Troia, l’Azienda Vinicola Torrevento, in territorio del comune di Corato, vicina a Castel del Monte. Qui i cugini Liantonio hanno lavorato con sapienza, ed i lusinghieri risultati, con bottiglie che si contano a milioni e con riconoscimenti premianti la qualità dei vini, ne offrono piena testimonianza. Il Nero di Troia fu individuato come vitigno su cui puntare e su cui lavorare in purezza già nella prima metà degli anni Novanta dello scorso secolo. Due i vini che ne sortiscono: il Vigna Pedale Castel del Monte Rosso Doc Riserva e il Torre del Falco Murgia Igt Nero di Troia Rosso. Il Vigna Pedale, prodotto da vigneti ubicati in contrada Pedale, è a nostro sommesso parere tra i migliori vini rossi italiani. Abbiamo degustato l’annata 2008. La maturazione avviene in grandi botti di rovere. Rubino intenso il colore. Connotazioni di spezie al naso, con spiccata presenza di amarena, noce moscata e sentori di pepe nero. Portentoso il sapore che però sa permanere piacevolmente fresco. Lungo, di gran classe, il finale. Si abbina a grandi carni rosse. Torre del Falco è fratello minore del blasonato Vigna Pedale. Non vede legno; affina 10 mesi in acciaio. Lampone e mirtillo al naso. Gradevoli e connotanti i tannini. Ottimo abbinato a formaggi stagionati.

E in Murgia si fanno formaggi eccellenti. In prossimità del centro storico di Andria ha sede il Caseificio Famiglia Olanda, famoso nel mondo, che ha fiore all’occhiello il più fresco dei formaggi a pasta filata: la burrata di Andria. La burrata sublima l’idea dell’unicum edibile tra recipiente e contenuto. E sì, perché con una sfoglia di pasta filata si ottiene candido sacchetto all’interno del quale inserire un cuore morbido di panna e sfilacci graziosi di fiordilatte. Il fiocco, un tocco verde in tanto bianco, è dato da steli di vizzo. Il vizzo è un’erba che cresce spontanea in Murgia e conferisce alla burrata non solo il giuoco cromatico, ma anche sua caratteristica nota aromatica. La burrata: gioia per gli occhi e per il palato, emblema caseario della Murgia. La mangiamo tal quale, benedicendola; ma poi le si corredano peperoni ed acciughe e la ribenediciamo! La famiglia Olanda lavora prevalentemente il latte proveniente da allevamenti di vacche frisone della Murgia.

Zerovirgolaseicentodiciotto: la sezione aurea. Numero chiave dell’architettura del federiciano Castel del Monte. Roberto Perrone Capano, professionista in Napoli e vitivinicoltore in Murgia, Azienda Agricola Santa Lucia, ha ben pensato di etichettare con questo numero enigmatico il suo più recente vino ottenuto da Nero di Troia in purezza. Poche centinaia le bottiglie prodotte annualmente. La sua dicitura completa in etichetta recita Riserva 0,618 Castel del Monte Doc. In degustazione ci è stato dato provare, soddisfacenti le risultanze, l’annata 2006. È vino che molto somiglia al suo mèntore patron: elegante, molto elegante ma mai vanesio e ruffiano. Abbiamo degustato in verticale anche la Riserva Le More Castel del Monte Doc: Nero di Troia in purezza. Poche migliaia le bottiglie prodotte annualmente. È vino che si apprezza particolarmente per il suo equilibrio e la sua adulta benevolenza nelle duttilità in abbinamento, dalle zuppe invernali ai formaggi stagionati, con sua elezione prediletta verso i grandi arrosti. Insomma, altra grande realtà della Murgia e del Nero di Troia questa azienda agricola Santa Lucia.

La corona ottagonale di Murgia, il Castel del Monte che lo stupor mundi Federico II volle costruire per rendere omaggio a se stesso ma, ci piace pensare, anche ai posteri, dalla sua posizione in cima alla collina tutto placidamente osserva e pare ergersi a vigile sentinella dell’imperituro incedere dei riti e dei miti della Murgia. È quando il sole va ad uccidersi oltre le più occidentali tra le alture della Murgia, laddove il letto ofantino la sua luce cattura e riverbera, che riposandoci sulle calde pietre di jazzo solitario, alziamo gli occhi al cielo ed ammiriamo il volo del grillaio. Noi dobbiamo ripartire e lasciare, nella sua accezione di luogo, la Murgia. Ma la Murgia, una volta conosciuta, non la si lascia mai più.