Nasce l'Osservatorio del vino. Un aiuto strategico per i produttori
Un mercato, quello vitivinicolo, soggetto a grandi variabili di settore: acquisti diretti, shopping via internet e alti costi di gestione. Ma i numeri si giocano sull'export e parte la sfida: nuove strategie di sviluppo
Presso la sede milanese dell'Unione italiana vini, associazione che dal 1895 riunisce, informa e difende le attività di una larga parte dei produttori vitivinicoli italiani, il 6 marzo scorso è stato presentato alla stampa specializzata il nuovo osservatorio nato per affiancare un consorzio privato, avente lo scopo di fornire notizie alle aziende aderenti, per ora 12 tra le maggiori realtà vitivinicole italiane operanti in tutti principali mercati del mondo, rendendo noti i dati riguardanti i settori internazionali di loro interesse, mirando a coinvolgere anche produttori minori, per rafforzare il gruppo fino a raggiungere il numero di almeno 40-50 soci.
I moderni programmi di sviluppo aziendale esigono oggi la conoscenza tempestiva delle iniziative messe in atto dai concorrenti mondiali, elaborando nuove strategie immediate per uscire dagli ambiti europei divenuti ormai troppo stretti.
I dati forniti dall’Istat, che giungono con qualche settimana di ritardo, non sono più sufficienti a garantire l’indispensabile rapidità di decisione, mentre la nuova struttura permetterà di disporre in tempo reale d’informazioni precise e dettagliate.
L'organizzazione ha richiesto due anni di studi e ricerche, in sintonia con il consorzio “Italia del vino” e con la consulenza tecnica di Iri symphony group, per assicurare la serietà delle indicazioni sullo stato dei mercati stranieri e per decidere sulle mosse future, mantenendo tuttavia la riservatezza delle notizie sulle imprese aderenti.
Per ottenere i migliori risultati, tuttavia, è indispensabile che le aziende che hanno compreso la necessità di lavorare in stretta unità per il bene comune, accettino di superare la diffidenza e l'individualismo tipico del carattere nostrano, che interpreta di solito la collaborazione come rischio d'intromissioni dannose.
Per rassicurare e cancellare i dubbi, è parso giusto che le informazioni fornite da ciascun aderente siano gestite da un ente indipendente quale Iri Symphony Group, partner noto per competenze tecnologiche, riservatezza e affidabilità, che raccoglierà i dati per offrirli ai partecipanti in forma anonima, così da realizzare un lavoro di squadra, utile tra l'altro per muoversi con avvedutezza nei confronti delle programmazioni.
Domenico Zonin (nella foto), presidente di Unione italiana vini, e il direttore generale Francesco Pavanello hanno inizialmente illustrato la struttura di Uiv, che opera come supporto a 4.500 aziende, esponenti del 70% dell’export vitivinicolo italiano. Un comparto importante, quindi, che contribuisce al saldo positivo della nostra bilancia commerciale, pur non raggiungendo i risultati di altri Paesi esportatori.
Benché l’Italia sia il primo produttore mondiale di vino, con 40 milioni di ettolitri nel 2012, le nostre esportazioni sono concentrate in pochi Paesi europei, con la sola aggiunta di Usa e Canada, mentre l'Estremo Oriente e soprattutto la Cina, in probabile forte sviluppo nel settore dei consumi, non hanno ancora ricevuto da noi sufficiente attenzione, a differenza di Francia e Usa che si stanno movendo alacremente. Basti citare che a fronte del 20% dell’export francese in Oriente, che sale fino al 32% per i vini di Bordeaux, e del 16% dell'Australia, i vini italiani hanno impiegato 10 anni per salire dallo 0,2 al 2%.
Nasce quindi la necessità di cambiare procedimenti, modernizzando strategie e mentalità e comportandoci come la Francia, che con Sopexa gestisce il settore dei vini nazionali col supporto di organizzazioni statali, raggiungendo un successo eccellente nel coordinare le azioni e una penetrazione capillare all’estero, attraverso promozioni ottimamente gestite.
In Italia ci siamo avvalsi invece dell’Ice (Istituto commercio estero), ente pubblico nato nel 1926 e passato attraverso varie fasi non sempre felici, che oggi potrebbe essere un utile appoggio all'iniziativa, se si strutturasse in forma più dinamica.
Nell’attesa, i promotori devono contare solo sulle proprie forze, convinti della bontà della proposta, punto di partenza per rendere l’osservatorio capace di proporre strumenti operativi e soluzioni intelligenti, in grado di operare sui mercati internazionali disponendo in tempo reale di conoscenze sui bisogni dei singoli, per agire di conseguenza.
I moderni programmi di sviluppo aziendale esigono oggi la conoscenza tempestiva delle iniziative messe in atto dai concorrenti mondiali, elaborando nuove strategie immediate per uscire dagli ambiti europei divenuti ormai troppo stretti. I dati forniti dall’Istat, che giungono con qualche settimana di ritardo, non sono più sufficienti a garantire l’indispensabile rapidità di decisione, mentre la nuova struttura permetterà di disporre in tempo reale d’informazioni precise e dettagliate.
L'organizzazione ha richiesto due anni di studi e ricerche, in sintonia con il consorzio “Italia del vino” e con la consulenza tecnica di Iri symphony group, per assicurare la serietà delle indicazioni sullo stato dei mercati stranieri e per decidere sulle mosse future, mantenendo tuttavia la riservatezza delle notizie sulle imprese aderenti.
Per ottenere i migliori risultati, tuttavia, è indispensabile che le aziende che hanno compreso la necessità di lavorare in stretta unità per il bene comune, accettino di superare la diffidenza e l'individualismo tipico del carattere nostrano, che interpreta di solito la collaborazione come rischio d'intromissioni dannose.
Per rassicurare e cancellare i dubbi, è parso giusto che le informazioni fornite da ciascun aderente siano gestite da un ente indipendente quale Iri Symphony Group, partner noto per competenze tecnologiche, riservatezza e affidabilità, che raccoglierà i dati per offrirli ai partecipanti in forma anonima, così da realizzare un lavoro di squadra, utile tra l'altro per muoversi con avvedutezza nei confronti delle programmazioni.
Domenico Zonin (nella foto), presidente di Unione italiana vini, e il direttore generale Francesco Pavanello hanno inizialmente illustrato la struttura di Uiv, che opera come supporto a 4.500 aziende, esponenti del 70% dell’export vitivinicolo italiano. Un comparto importante, quindi, che contribuisce al saldo positivo della nostra bilancia commerciale, pur non raggiungendo i risultati di altri Paesi esportatori. Benché l’Italia sia il primo produttore mondiale di vino, con 40 milioni di ettolitri nel 2012, le nostre esportazioni sono concentrate in pochi Paesi europei, con la sola aggiunta di Usa e Canada, mentre l'Estremo Oriente e soprattutto la Cina, in probabile forte sviluppo nel settore dei consumi, non hanno ancora ricevuto da noi sufficiente attenzione, a differenza di Francia e Usa che si stanno movendo alacremente. Basti citare che a fronte del 20% dell’export francese in Oriente, che sale fino al 32% per i vini di Bordeaux, e del 16% dell'Australia, i vini italiani hanno impiegato 10 anni per salire dallo 0,2 al 2%.
Nasce quindi la necessità di cambiare procedimenti, modernizzando strategie e mentalità e comportandoci come la Francia, che con Sopexa gestisce il settore dei vini nazionali col supporto di organizzazioni statali, raggiungendo un successo eccellente nel coordinare le azioni e una penetrazione capillare all’estero, attraverso promozioni ottimamente gestite.
In Italia ci siamo avvalsi invece dell’Ice (Istituto commercio estero), ente pubblico nato nel 1926 e passato attraverso varie fasi non sempre felici, che oggi potrebbe essere un utile appoggio all'iniziativa, se si strutturasse in forma più dinamica.
Nell’attesa, i promotori devono contare solo sulle proprie forze, convinti della bontà della proposta, punto di partenza per rendere l’osservatorio capace di proporre strumenti operativi e soluzioni intelligenti, in grado di operare sui mercati internazionali disponendo in tempo reale di conoscenze sui bisogni dei singoli, per agire di conseguenza.


