Le uve storiche friulane salvate dall’oblio. Progetto “Selezione Colli Orientali”
Dal 2006 il Consorzio Colli orientali del Friuli-Ramandolo ha avviato il Progetto “Selezione Colli Orientali” per verificare la fattibilità della selezione massale conservativa della vite e ottenere produzioni di qualità
A partire dal 2006 il Consorzio di tutela vini dei Colli orientali del Friuli-Ramandolo, in collaborazione con l’Università di Udine, alcuni liberi professionisti e con il supporto della Comunità montana Torre-Natisone, della Regione Friuli Venezia Giulia e dei Vivai Cooperativi di Rauscedo, ha dato inizio al Progetto “Selezione Colli Orientali”. Lo scopo è quello di verificare la fattibilità della selezione massale conservativa della vite, applicata ai vitigni autoctoni, per ottenere produzioni di qualità, nel rispetto dell’ambiente e della tradizione, e rappresenta un esempio concreto di tutela della biodiversità, sostenibilità ambientale e valorizzazione delle qualità territoriali.

Il progetto si è articolato in una serie di precisi livelli di intervento: reperimento di vigneti storici (impiantati in data antecedente al 1945) di Tocai friulano, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso e Refosco di Faedis; loro monitoraggio per tre anni, cui è seguita la propagazione delle viti migliori, secondo i criteri della selezione massale. Nella primavera 2010 sono stati messi a dimora i nuovi impianti (con viti provenienti dagli antichi vigneti di 10 diversi comuni della provincia di Udine. Sono 22 i biotipi di quattro diverse varietà autoctone di vite salvate dall’estinzione, risanate, impiantate a Spessa di Cividale, i cui primi grappoli sono stati raccolti lo scorso settembre.
Negli anni che seguiranno verrà raccolto il materiale necessario all’innesto ed alla produzione di barbatelle per nuovi impianti che mantengano vivo il genoma e le caratteristiche delle uve “storiche” del territorio. Nel frattempo, si sta procedendo con un nuovo progetto: l’impianto di un vigneto con una serie di varietà resistenti alle principali avversità fitopatologiche frutto della ricerca genetica.
E proprio ad Udine nel 2007 è stato svelato il sequenziamento del genoma della vite, un progetto di ricerca dell’istituto di Genomica applicata, primo centro di sequenziamento in Italia e tra i primi in Europa, in collaborazione con Genoscope di Parigi.

Il progetto si è articolato in una serie di precisi livelli di intervento: reperimento di vigneti storici (impiantati in data antecedente al 1945) di Tocai friulano, Verduzzo friulano, Refosco dal peduncolo rosso e Refosco di Faedis; loro monitoraggio per tre anni, cui è seguita la propagazione delle viti migliori, secondo i criteri della selezione massale. Nella primavera 2010 sono stati messi a dimora i nuovi impianti (con viti provenienti dagli antichi vigneti di 10 diversi comuni della provincia di Udine. Sono 22 i biotipi di quattro diverse varietà autoctone di vite salvate dall’estinzione, risanate, impiantate a Spessa di Cividale, i cui primi grappoli sono stati raccolti lo scorso settembre.
Negli anni che seguiranno verrà raccolto il materiale necessario all’innesto ed alla produzione di barbatelle per nuovi impianti che mantengano vivo il genoma e le caratteristiche delle uve “storiche” del territorio. Nel frattempo, si sta procedendo con un nuovo progetto: l’impianto di un vigneto con una serie di varietà resistenti alle principali avversità fitopatologiche frutto della ricerca genetica.
E proprio ad Udine nel 2007 è stato svelato il sequenziamento del genoma della vite, un progetto di ricerca dell’istituto di Genomica applicata, primo centro di sequenziamento in Italia e tra i primi in Europa, in collaborazione con Genoscope di Parigi.


