La preoccupazione per il calo di produzione durante la scorsa vendemmia che ha colpito un po’ tutta Italia è mitigata tra gli operatori del Friuli Venezia Giulia da considerazioni che provengono da un comparto diverso e apparentemente lontano.

Così come in tutte le regioni dell’Italia settentrionale da un punto di vista quantitativo l’ultima vendemmia si è collocata ben al di sotto non solo di quella dello scorso anno, ma anche della produzione media del quinquennio 2007-2011: -10% e -1% rispettivamente nella regione, secondo la stima dell’Associazione enologi enotecnici italiani (Assoenologi).



Ma alcuni agronomi come Giovanni Bigot sostengono che la produzione ha subito un calo del 20% in pianura e del 35% in collina rispetto all’anno scorso, pur consentendo alla regione del Nord Est di mantenere con un milione e centomila ettolitri il nono posto nella graduatoria di tutte le regioni italiane, saldamente dominata da Veneto e Emilia Romagna.

In Friuli Venezia Giulia sono coltivati a vigneto circa 18 mila ettari di terreno, per oltre il 75% nelle zone delle otto doc e due docg della regione, che danno lavoro a tanti piccoli produttori, circa 9mila aziende, oltre un terzo delle imprese agricole in attività.

Al di là della ridda di numeri sulla quantità, grazie anche alle numerose irrigazioni di soccorso anche in collina, oltre che in pianura dove sono state fondamentali per non perdere la produzione, sembra assodato però che la qualità della produzione dell’annata 2012 sia elevata. Ottima era la sanità dei grappoli, mentre il contenuto in zuccheri era superiore alla media con buona l’acidità totale.



Le vigne che hanno sofferto oltre alle alte temperature dei sette anticicloni estivi anche la siccità dovuta alla perdurante mancanza di piogge hanno fornito un prodotto mediocre, ma i vigneti dei grandi vini bianchi della regione hanno beneficiato della pioggia di luglio scorso e di elevate escursioni termiche tra giorno e notte anche nelle settimane più calde.

Ma non è solo dalla qualità che vengono le buone notizie per le aziende del settore. La produzione vinicola, in tutto il Friuli venezia giulia, è importante, ma un alleato ormai storico del comparto vitivinicolo è il turismo.

«L’enogastronomia è uno dei cavalli di battaglia della promozione turistica, in particolare per l’incoming, soprattutto rivolto alla clientela internazionale», aggiunge Federica Seganti, assessore alle attività produttive della regione Friuli Venezia Giulia.

Con nove milioni di presenze, il comparto ha un peso notevole sull’economia del territorio: il 52% di provenienza dall’estero rende questa la regione italiana con la maggior internazionalizzazione dei visitatori.

Proprio questa è la chiave che ha permesso in un periodo di recessione di non soffrire di un calo delle presenze: «Siamo cresciuti lo scorso anno del 2%, bilanciando un -5% dei turisti italiani con una buona crescita degli stranieri».

copertina del libro cucina friulana dalle sorgive al mare"«Le previsioni per quest’anno prevedono un sostanziale pareggio, ma ci aspettiamo un buon contributo dall’autunno, un periodo forte perché i turisti chiedono l’abbinamento della cultura all’enogastronomia» conclude Seganti.

Nascono così i weekend lunghi con visite alle città d’arte e di storia come Aquileia, Udine e Trieste, ma anche con la visita alle cantine sempre aperte all’accoglienza.

Da non perdere le soste in ristoranti che mettono insieme i prodotti tipici della tradizione, rivisitata da chef creativi come Alberto Tonizzo, giovane chef stellato al Ferarùt di Rivignano, autore del libro “La cucina friulana dalle risorgive al mare”.