Il Consorzio di tutela del Valpolicella ha festeggiato nei giorni scorsi a Verona il decennale dell’Anteprima Amarone, un decennale che vede l’Amarone associato a due grandi rossi italiani, Barolo e Brunello, secondo un sondaggio realizzato da Vinitaly e commentato da Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere nel corso del convegno di apertura.

Protagonista dell’Anteprima è stata il 2009, un’annata non facile contrassegnata da un clima bizzarro, ma giudicata ottima con inaspettate doti di longevità, come commenta l’enologo e vice presidente del Consorzio, Daniele Accordini: «Nonostante caldo e siccità che hanno richiesto l’irrigazione di soccorso, portato ad un anticipo vendemmiale ed ad una diminuzione del periodo di appassimento delle uve».

Il cambiamento climatico, iniziato nel 1994 ed accentuatosi dal 2001, ha favorito il successo dell’Amarone esaltandone la carica polifenolica riducendo le differenze tra le varie zone di provenienza e portando una maggiore qualità nelle colture di alta collina che necessitavano di un clima più caldo per raggiungere la maturazione ottimale.

Erano disponibili in degustazione cinquantotto campioni dell’annata 2009 di cui trentatre di botte, un lavoro problematico per gli assaggiatori perchè risulta difficile mettere a confronto il profilo sensoriale di vini che hanno terminato l’affinamento, due anni in botte minimo previsto dal disciplinare, ad altri che lo stanno completando. Cinquantacinque le aziende partecipanti ai banchi di assaggio che hanno avuto la possibilità di presentare la loro migliore annata dell’ultimo decennio.

L’Amarone, frutto di un blend di Corvina, Corvinone e Rondinella, autoctoni a bacca nera, doc dal 1968 e docg dal 2010, è un vino recente prodotto con la tecnica dell’appassimento nell’intera fascia pedemontana della provincia di Verona dal lago di Garda al confine con la provincia di Vicenza, zone con elementi di diversità legati alla struttura geologica del terreno.

In dieci anni la crescita della produzione è risultata vertiginosa, successo riconducibile agli investimenti dei produttori in vigneto, in cantina e nei fruttai che hanno favorito un miglioramento qualitativo, all’ingresso delle nuove generazioni, alla tutela della denominazione e alla protezione dei marchi collettivi con la registrazione anche su trentaseimercati extra UE.

Da non sottovalutare il progetto Riduci, Risparmia e Rispetta per una viticoltura sostenibile promosso nel 2012 dal Consorzio, uno slogan che significa riduzione dell’utilizzo di fitofarmaci per tutelare l’ambiente e la qualità della vita sul territorio, uno sforzo quello della sostenibilità ambientale che piace ai consumatori ed aggiunge prestigio ai vini tanto che il valore fondiario del terreno a vigneto Valpolicella nelle zone più vocate ha raggiunto i 50 euro/mq. che garantiscono una rendita annua di 18-20 mila euro per ettaro.

Proprio in occasione dell’Anteprima, il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha ufficializzato l’incarico dei poteri erga omnes per il Consorzio di Valpolicella riconoscendogli le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione ed informazione per le docg Amarone, Recioto, doc Valpolicella e Valpolicella ripasso.

Alcuni numeri: 7mila ettari vitati, erano 5.200 dieci anni fa, dall’agosto 2010 è in vigore il divieto di nuovi impianti; 4mila aziende vitivinicole del comprensorio e 7 cooperative. Il Consorzio rappresenta l’80% della filiera, dalla quale rimangono fuori le 22 cantine associate alle famiglie Storiche dell’Amarone.

La denominazione produce 60mio di bottiglie per un giro di affari di 320 mio di euro, di cui un quarto sono di Amarone, esportato per l’80% del suo fatturato in Nord Europa, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Canada e di recente anche in mercati emergenti come Russia, Cina e Singapore. Al Vinitaly il Consorzio di tutela della Valpolicella per la prima volta sarà presente con il proprio spazio istituzionale.