Edizione da record quella del Merano Wine Festival targata 2013, la prima in cui sino dal 7 novembre scorso è stato comunicato il sold out per sabato 9 novembre. Un ottimo motivo per defilarsi rispetto all’affollatissima Kurhaus e dedicarsi al ricco programma di degustazioni collaterali allestite con la decisiva supervisione di Ian D’Agata. Tra queste un’irripetibile verticale di Brunello Biondi Santi. Addirittura 8 le annate in gioco, in un arco compreso fra la 1971 (Brunello Riserva) e la 2008 (Brunello Annata). Una carrellata intrisa di ricordi che riaffiorano nella mente di ognuno dei presenti (è questa la capacità evocativa propria dei grandi vini) ma ben attenta ad evitare di scivolare sul piano inclinato della retorica rendendo omaggio alla figura di Franco Biondi Santi, scomparso nello scorso mese di aprile.

Straordinaria la testimonianza di longevità offerta dai Brunello Riserva 1971, 1983 e 1985 sorretti dall’acidità ed ancora estremamente vitali. Per polpa, dolcezza e tenuta il 1983 spicca nel mio personale tabellino. Un’eco interminabile di tisana, violetta, liquirizia, anice, tabacco e goudron su una base di frutto che lascia senza parole per la sua integrità a distanza di 30 anni da quella vendemmia.

Si prosegue con i Brunello Riserva 1997 e 2001, binomio esemplare dello stile Biondi Santi, di aristocratica discrezione. Suonano ancora oggi come un monito nel momento, quello del passaggio di millennio, in cui gli stilemi del gusto internazionale finirono per fuorviare più di un produttore ilcinese.

Di estrema solidità il pacchetto conclusivo di Brunello Annata (2006, 2007 e 2008). Fedeli alla missione salvifica di cui questo vino si è fatto carico nei momenti di maggior disorientamento per la denominazione. Sospesi, sollevati, sottili. Carismatici e di una classicità senza tempo. Quella che Jacopo Biondi Santi è ora chiamato a preservare.


Franco Biondi Santi - Tenuta Greppo
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