Grappe del Trentino e voci femminili all'evento “Spirito di donna” a Roma
“Spirito di donna” a Roma ha rappresentato un viaggio nelle grappe del Trentino, grazie all'incontro con 3 protagoniste del settore: Livia Bertagnolli, Camilla Lunelli, Anna Marzadro; a seguire degustazioni e musica
Non è facile raccontare da protagoniste il mondo della grappa del Trentino, la pregiata acquavite tutta italiana, ricavata dalla distillazione delle vinacce provenienti esclusivamente dal territorio della regione. Lo hanno fatto a Roma, al Ristorante Il Margutta, Livia Bertagnolli, Camilla Lunelli e Anna Marzadro, impegnate a vario titolo e con passione in un mondo tradizionalmente maschile.

Nella foto, da sinistra: Camilla Lunelli, Livia Bertagnolli e Anna Marzadro
Le loro migliori etichette sono state degustate durante un disinvolto talk show condotto dal giornalista Daniel Della Seta di Radio Uno, tra le note musicali del pianista Daniele Cristiano Iafrate. A seguire una cena vegetariana con piatti pensati per l'abbinamento al Trentodoc delle Cantine Ferrari. Le tre signore della grappa hanno parlato di sé, con sincerità e modestia, ma con l'orgoglio di una produzione di eccellenza.
Lo hanno fatto non in un salotto tra amici, ma davanti a un pubblico interessato sempre più a conoscere le persone che sono dietro ad un'etichetta, alla loro storia personale e aziendale. Hanno raccontato un privato fatto di casualità o di scelte, di approcci con un mondo quasi sempre declinato al maschile, senza sottrarsi a alle tante domande di Daniel Della Seta e del pubblico.
«Ero figlia del titolare dell'azienda - ha raccontato Livia Bertagnolli - ma ho guadagnato la mia autonomia poco a poco, imparando che la donna deve sbagliare di meno perché il suo errore pesa più di quello di un uomo». Diversa la storia di Camilla Lunelli, pur appartenendo alla famiglia titolare del marchio Ferrari. Laurea alla Bocconi in economia, lavoro come consulente aziendale e poi tre anni in Africa come volontaria, prima in Niger per le Nazioni Unite e poi in Uganda con una Ong.
La passione per la grappa con la distilleria Segnana, nata nell'82, la coinvolge ora completamente, insieme all'impegno per la comunicazione e le relazioni esterne del marchio Ferrari. «Sono tanti gli aspetti della grappa che mi hanno conquistato - ha detto - la sua sensorialtà, la convivialità che rappresenta , il suo esprimere un territorio e una tradizione e riproporli in chiave moderna».
Diverso il percorso di Anna Marzadro: figlia d'arte, ha respirato il profumo del nobile distillato fin da bambina. Inevitabile diventare parte attiva dell'azienda, e da venti anni continua a impegnarsi con entusiasmo, insieme a figli e a nipoti, in una cantina sempre aperta al pubblico che riceve 40mila visitatori l'anno. Ma soprattutto organizza degustazioni in tutta Italia attraverso cui vuole offrire le emozioni del territorio trentino.

«Sono gli incontri con le persone che partecipano ai miei seminari di degustazione che mi trasmettono entusiasmo - ha detto - e sono quelli i momenti in cui comprendo quanto coinvolgente può essere una grappa». La preferisce bianca, morbida, un po' complessa ma austera, mentre Camilla Lunelli la vuole invecchiata, complessa, ambrata, come la sua Segnana Solera, da gustare in un bicchiere ampio per farne meglio sprigionare i profumi, non in quello classco a forma di tulipano.
La grappa preferita da Livia Bertagnolli è invece quella aromatica di Moscato, anche se non disdegna quella rotonda e pulita, specialmente quella di Teroldego, il vitigno autoctono trentino. Da provare - è il suo consiglio - quella barricata in abbinamento al cioccolato fondente. Da tutte le protagoniste è stata auspicata una maggiore conoscenza di questo distillato, solo italiano per tradizione e per legge.
Per consigliare come berla, in una lenta e articolata ritualità, è sceso in campo Gianfranco Chiomento dell'istituto Tutela Grappa del Trentino. Mai vuotare il bicchiere di colpo - ha detto - ma cominciare con un piccolissimo sorso e contare fino a dieci prima di ingoiarlo, per gustarne a pieno tutti i profumi e la morbidezza che riescono a vincere la forza dell'alcol.
Nato nel 1969, l'istituto conta 30 soci, dei quali 20 distillatori che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina, che da sola rappresenta il 10% di quella nazionale. Solo se i controlli superano scrupolose verifiche, le bottiglie possono fregiarsi della dicitura “Trentino Grappa”. Nell'evento romano le etichette delle tre produttrici sono entrate anche nei gelati, realizzati dal maestro gelatiere Roberto Troiani.

Nella foto, da sinistra: Camilla Lunelli, Livia Bertagnolli e Anna Marzadro
Le loro migliori etichette sono state degustate durante un disinvolto talk show condotto dal giornalista Daniel Della Seta di Radio Uno, tra le note musicali del pianista Daniele Cristiano Iafrate. A seguire una cena vegetariana con piatti pensati per l'abbinamento al Trentodoc delle Cantine Ferrari. Le tre signore della grappa hanno parlato di sé, con sincerità e modestia, ma con l'orgoglio di una produzione di eccellenza.
Lo hanno fatto non in un salotto tra amici, ma davanti a un pubblico interessato sempre più a conoscere le persone che sono dietro ad un'etichetta, alla loro storia personale e aziendale. Hanno raccontato un privato fatto di casualità o di scelte, di approcci con un mondo quasi sempre declinato al maschile, senza sottrarsi a alle tante domande di Daniel Della Seta e del pubblico.
«Ero figlia del titolare dell'azienda - ha raccontato Livia Bertagnolli - ma ho guadagnato la mia autonomia poco a poco, imparando che la donna deve sbagliare di meno perché il suo errore pesa più di quello di un uomo». Diversa la storia di Camilla Lunelli, pur appartenendo alla famiglia titolare del marchio Ferrari. Laurea alla Bocconi in economia, lavoro come consulente aziendale e poi tre anni in Africa come volontaria, prima in Niger per le Nazioni Unite e poi in Uganda con una Ong.
La passione per la grappa con la distilleria Segnana, nata nell'82, la coinvolge ora completamente, insieme all'impegno per la comunicazione e le relazioni esterne del marchio Ferrari. «Sono tanti gli aspetti della grappa che mi hanno conquistato - ha detto - la sua sensorialtà, la convivialità che rappresenta , il suo esprimere un territorio e una tradizione e riproporli in chiave moderna».
Diverso il percorso di Anna Marzadro: figlia d'arte, ha respirato il profumo del nobile distillato fin da bambina. Inevitabile diventare parte attiva dell'azienda, e da venti anni continua a impegnarsi con entusiasmo, insieme a figli e a nipoti, in una cantina sempre aperta al pubblico che riceve 40mila visitatori l'anno. Ma soprattutto organizza degustazioni in tutta Italia attraverso cui vuole offrire le emozioni del territorio trentino.

«Sono gli incontri con le persone che partecipano ai miei seminari di degustazione che mi trasmettono entusiasmo - ha detto - e sono quelli i momenti in cui comprendo quanto coinvolgente può essere una grappa». La preferisce bianca, morbida, un po' complessa ma austera, mentre Camilla Lunelli la vuole invecchiata, complessa, ambrata, come la sua Segnana Solera, da gustare in un bicchiere ampio per farne meglio sprigionare i profumi, non in quello classco a forma di tulipano.
La grappa preferita da Livia Bertagnolli è invece quella aromatica di Moscato, anche se non disdegna quella rotonda e pulita, specialmente quella di Teroldego, il vitigno autoctono trentino. Da provare - è il suo consiglio - quella barricata in abbinamento al cioccolato fondente. Da tutte le protagoniste è stata auspicata una maggiore conoscenza di questo distillato, solo italiano per tradizione e per legge.
Per consigliare come berla, in una lenta e articolata ritualità, è sceso in campo Gianfranco Chiomento dell'istituto Tutela Grappa del Trentino. Mai vuotare il bicchiere di colpo - ha detto - ma cominciare con un piccolissimo sorso e contare fino a dieci prima di ingoiarlo, per gustarne a pieno tutti i profumi e la morbidezza che riescono a vincere la forza dell'alcol.
Nato nel 1969, l'istituto conta 30 soci, dei quali 20 distillatori che rappresentano la quasi totalità della produzione trentina, che da sola rappresenta il 10% di quella nazionale. Solo se i controlli superano scrupolose verifiche, le bottiglie possono fregiarsi della dicitura “Trentino Grappa”. Nell'evento romano le etichette delle tre produttrici sono entrate anche nei gelati, realizzati dal maestro gelatiere Roberto Troiani.


