Divenuti Doc grazie alla loro recente evoluzione qualitativa e produttiva, i vini Lessini Durello sono frutto di un classico esempio di imprenditorialità all’italiana e la dimostrazione di quanto sia importante per le piccole e micro aziende unire le proprie forze.

Nelle versioni ferma, passita e spumantizzata (quest’ultima un fiore all’occhiello ottenuto per l’80% col metodo Charmat e per il 20% col quello classico), i vini Lessini Durello sono ottenuti da un vitigno autoctono originale e prodotti da piccole aziende a carattere familiare sparse lungo 366 ettari delle colline Veronesi e 107 di quelle Vicentine. Tra queste, 428 sono di viticoltori e 22 produttrici di vini, 17 di loro aderiscono al Consorzio di Tutela del Lessini Durello che rappresenta il 97% dell’intera produzione: circa 700mila bottiglie il cui valore si aggira sui 5 milioni di euro.

Una super nicchia in crescita del 14% rispetto allo scorso anno e del 25% negli ultimi due, il cui 80% è venduto in Italia, per lo più nel veneziano, e il rimanente 20% in Uk, Germania, Olanda, Seicelle, Austria, Francia e Usa. In quest’anno positivo per l’agroalimentare, i vini veneti hanno esportato il doppio del 2012, riconfermando una crescita inarrestabile dello spumante. Lino Gambaretto, sindaco di Soave (Vr), ha detto che «la decisione di sostenere il Durello, presa nel 2000, ha avuto sviluppi molto positivi e confermato una tendenza a credere nei vini autoctoni e in questo particolare prodotto».

Nel 2013, alla sua decima edizione, l’evento Durello & Friends ha riunito esperti, produttori, ricercatori e giornalisti di ogni parte d’Italia nel Borgo Rocca Sveva di Soave. Per l’occasione è stato presentato ufficialmente il nuovo logo e l’indagine online “Bollicine ideali, spumanti alternativi: cosa pensano i sommelier?” di Insintesi ricerca e comunicazione, che ha coinvolto 700 esperti dell’Ais-Associazione italiana sommelier.

Le nuove tecnologie e la volontà di passare da vino da taglio per spumanti italiani e stranieri, tra cui noti nomi francesi, a un prodotto con una sua identità e unicità, hanno determinato il salto di qualità del Durello, la cui storia è antica quasi quanto la sua uva, nella metà del 1256 chiamata Duracina da Durus Acinus e in seguito Durella. Già nel 1553 si parla del carattere aspro, asciutto e duro, di questo vino, che lo rendeva molto adatto ad accompagnare il capretto, ovviamente, l’ingresso nel mondo degli spumanti avviene più tardi, dato che solo verso la fine del 1600 nasce il primo Champagne.

Il nuovo logo, opera dello studio Capito, interpreta a perfezione la loro identità. Il design riprende la grafica del 1200, periodo cui s’attribuisce l’origine delle sue uve, e il movimento del vino versato nel calice, il rosso la caratteristica vulcanica del territorio, il giallo e i toni di verde le vigne sulle colline, stilizzate in linee curve orizzontali. Movimenti sinuosi come le onde di quel mare che in tempi preistorici ha invaso queste valli lasciando nelle rocce segni indelebili del suo passato.

Fossili di una vita marina tropicale di decine di milioni di anni fa, specie ittiche e pesci sconosciuti come quello scoperto nel 2007 a Bolca e battezzato Lessinia Durello. Tutte cose che in questi vini si percepiscono, attraverso la loro durezza, vaghi sentori di salinità e affascinanti freschezze quasi marine. Per esempio, nel Durello fermo di Casa Cecchin, un’azienda vitivinicola sulle colline vicentine, che dal Gambero Rosso si è guadagnato l’Oscar 2014 del Bere Bene, e negli omonimi spumanti Riserva metodo classico millesimato, inclusi nella guida Slow Wine 2014, in particolare l’annata 2008, nonostante apprezzabili sfumature di lievito, e quella del 2006 più complessa e frizzante.



Casa Cecchin ha una piccola produzione, ma completa, in crescita e innovativa, grazie all’ingegnere Renato Cecchin, che ha arricchito la tradizione vitivinicola di famiglia attualizzandola, implementando la produzione e completandola con un ottimo passito utilizzato nei suoi spumanti come liqueur. Singolare, il suo sistema brevettato di remuàge, una rotazione della bottiglia tipica del metodo classico, in genere fatta manualmente a due bottiglie la volta, in questo caso eseguita utilizzando un cesto esagonale che con un unico gesto fa ruotare 273 bottiglie.

Ognuna delle piccole aziende produttrici facenti parte del Consorzio conferisce al prodotto gradevoli differenze e sfumature che contribuiscono a elevare la qualità della denominazione, ma, come dice Marino Finozzi, assessore al Turismo e al Commercio estero del Veneto, «conquistare col gusto è difficile, ora bisogna che il Durello vada nel mondo a farsi conoscere per la sua unicità, al tempo stesso lanciando turisticamente il territorio che lo produce».