Marco RavasiIl mercato delle bollicine è uno dei più dinamici, soprattutto quando si avvicinano periodi di festa, in cui la gente tende ad andare più spesso al ristorante o acquista bottiglie da stappare a casa con parenti e amici. In particolare, lo Champagne è diventato ormai un’icona senza tempo di stile e di qualità in tutto il mondo. A questo proposito, Italia a Tavola ha intervistato Marco Ravasi (nella foto), brand director Italia di Dom Pérignon e Ruinart, per capire meglio il rapporto tra Champagne e mondo della ristorazione, sullo sfondo di un’evoluzione costante dei consumi e della cultura del bere bene.

Nonostante la crisi lo Champagne ed alcuni spirits restano sempre in testa alle classifiche di vendita. Succede perché la gente vuole rassicurazioni o perché la qualità vince sempre?
Credo che per il mondo dello Champagne o degli alcolici di un certo livello le motivazioni sullo spostamento dei consumi durante la crisi economica vadano applicate con un po’ di attenzione. Infatti nel mondo dello Champagne la rassicurazione principale è la qualità: in questo le grandi maison, con anni di storia alle spalle, rappresentano una scelta coerente anche in un periodo di incertezza economica, al di là dell’immagine e del marketing.

In Italia i produttori di bollicine spingono da tempo per destagionalizzare i consumi, voi cosa fate?
Con i nostri marchi sono più di 10 anni che proponiamo sul territorio italiano cene a tema Champagne in cui serviamo il prodotto durante tutta la serata, educando e mostrando come anche le diverse tipologie di Champagne ben si adattino ai diversi piatti. Un altro esempio per Dom Pérignon è la ricerca da parte dello chef de cave di abbinamenti gastronomici che esaltino il vintage: per questo motivo ad ogni presentazione di una nuova annata viene creato un percorso degustativo che esalti il vino dal nostro chef de cave e dai migliori chef del mondo.

Quanto conta la ristorazione per il vostro gruppo?
L’Horeca in generale è per i nostri marchi il luogo principale dove costruire il valore percepito dal consumatore: nello specifico la ristorazione ci aiuta a raggiungere il nostro target di riferimento, proporre abbinamenti enogastronomici di alto livello, e sopratutto giocare con le creazioni degli chef esaltando di volta in volta le caratteristiche dei nostri prodotti con abbinamenti nuovi e innovativi.

Come vi inserite nella competizione fra cucina italiana e cucina francese?
Personalmente credo che questa competizione sia molto meno sentita dagli stessi attori di quanto ci si aspetti: ho sempre trovato un grande rispetto da entrambe le parti, anzi spesso la collaborazione è totale. Diciamo che se da un parte le preparazioni hanno fatto storia, dall’altra le materie prime attirano chef da tutto il mondo: in questo contesto siamo felici che entrambe le cucine amino moltissimo i nostri prodotti.

Perché è così centrale il mercato italiano per voi?
Storicamente per tutte le maison l’Italia è stata uno dei mercati più importanti di riferimento: è sempre stata uno dei primi dieci importatori di Champagne al mondo, quindi strategica per questo mondo. L’Italia è anche un Paese molto maturo nella conoscenza enologica e della ricerca più in generale enogastronomica: il concetto di Champagne, di vitigno, di maturazione sono in Italia ormai di uso comune, e questo rappresenta quindi terreno fertile per i nostri prodotti.

Con i brand di cui è responsabile, sente di vendere più lusso o qualità nel bicchiere?
Non credo che i due termini siano per forza contrapposti: la qualità è una parte del lusso e viceversa. Se invece per lusso si intende pagare un premium price solo per immagine, credo non sia proprio il caso dei prodotti di cui sono responsabile, in quanto parliamo di maison con più di 300 anni di storia, qualità produttiva e successi riconosciuti a livello mondiale.

Quali son le vostre strategie di marketing per mantenere un buon posizionamento nel mercato?
Per Dom Pérignon stiamo lavorando da molti anni nel canale della ristorazione: siamo stati tra i primi a sviluppare partnership che continuano ancora oggi con i migliori ristoranti italiani, il cirtuito Depositaire. Continuiamo quindi fortemente ad investire nel mondo del vino anche attraverso cene di degustazione sia in ristoranti che in enoteche. A parte questo impegno nell’Horeca, abbiamo iniziato due anni fa un percorso di investimento nel Crm (Customer relationship management, ovvero gestione delle relazioni con i clienti, ndr) attraverso una club esclusivo online dedicato ai consumatori di Dom Pérignon. A livello internazionale quest’anno abbiamo una collaborazione con Jeff Koons che ha disegnato due edizioni limitate di Dom Pérignon. Per Ruinart, la cui distribuzione è in mano nostra da un anno e mezzo, stiamo lavorando molto nella ristorazione e nella distribuzione: a breve vedrà la luce un progetto digitale sulla ristorazione e sul suo legame con Ruinart.