Uno "Show Rum" tutto da (de)gustare. Successo a Roma del distillato caraibico
A Roma si è tenuto “Show rum”, il primo festival del distillato caraibico, dove si sono incontrati produttori e buyers che hanno fatto il punto sulle nuove tendenze del mercato. Per gli appassionati percorsi gustativi
Affollatissimo il master class della Pellegrini al primo Festival nazionale del Rum, svoltosi a Roma allo spazio eventi Tirso. È stato un evento nell'evento, inedito per la capitale, che ha permesso agli appassionati del distillato caraibico di degustarne le migliori etichette internazionali. Una vera e propria “isla de rum” (ma si può dire rhum o ron, a seconda della lingua) con seminari, degustazioni, percorsi gustativi con cocktail fantasiosi e abbinamenti con il classico cioccolato. Il festival ha fatto incontrare produttori, distributori e buyers che hanno fatto il punto sulle nuove tendenze del mercato e creato possibilità di business. Per gli appassionati sono stati organizzati master class con esperti di fama mondiale con eventi per promozione della cultura del rum, all’insegna di un consumo consapevole ed equilibrato.
Tra i brand promotori dei master class l'azienda Pellegrini di Cisano Bergamasco (Bg), specializzata nella distribuzione e commercializzazione di vini e distillati di alta qualità. A parlare dell'esotico distillato, della sua storia dell'articolato processo produttivo e del lungo affinamento è stato Alessandro Pugi, maestro selezionatore della Pellegrini. In degustazione quattro etichette di edizioni limitatissime.
Il primo, il Barbajos del 2004, ottenuto dalla melassa, color oro scuro, era dolce ed equilibrato, con note agrumate, di malto e cioccolata bianca, è stato prodotto in 895 bottiglie. A seguire altri due dolci, il Guardabarranco 2002 del Nicaragua (750 bottiglie), ultimo nato in casa Pellegrini, fine ed elegante con sentori di panna, nocciola e cioccolato, ideale per chi vuole un rum equilibrato e non troppo potente, e il Panama Ron Superior 2000 (682 bottiglie) da succo di canna da zucchero fresca e melassa, invecchiato in barili da sherry col metodo Solera.
Colore brunito, con note accattivanti di cioccolato e nocciola, ha sorpreso per il finale fresco. Infine è stato degustato un prodotto molto diverso, il Barangai Rum 1997 di Trinidad (prodotto in 696 bottiglie) da barili provenienti dalla famosa fabbrica Caroni, ormai chiusa da anni. Con note affumicate con grande concentrazioni di frutta e di agrumi e note di legno di sandalo e cedro, ha dimostrato un corpo pieno e potente ma non aggressivo, anche grazie alla decisione di non ridurre la gradazione sotto i 52 gradi. Molte possono essere le origini del nome rum.Nel 1650 uno scritto anonimo a Barbados parla di una bevanda tanto potente da "ammazzare i diavoli" (Kill Devil) detta Rumbullion, prodotto dalla distillazione dei residui della lavorazione della canna da zucchero. Quel che è certo è che quattro anni dopo il tribunale del New England ordinò la confisca di tutti i distillati provenienti da Barbados perché "liquidi infernali capaci di sopraffare i sensi con una sola annusata e stradiare un uomo a terra".
Ma si sa, i divieti funzionano poco, oggi come allora, e il resto è storia. Non ci sono regole nel mondo del rum, solo l'esperienza e una grande sensibilità nei vari passaggi possono portare a un buon prodotto. Come per la vite ed il vino, dalla canna da zucchero al prodotto finale possono influire il terroir, l'annata, il microclima e persino le modalità di raccolta, meccanica o manuale.
Dopo la spremitura e la bollitura del succo zuccherino si ottiene da melassa, classificata secondo alcuni parametri di qualità. E qui avviene la prima divisione tra rum da melassa e quello da succo di canna vergine (vesou). Momenti cardine sono poi la fermentazione, le infinite variazioni della distillazione e l'affinamento in legno. Tutto dipende dal mastro distillatore impegnato a mantenere profumi ed aromi eliminando ciò che guasta il bouquet. C'è una nuova attenzione in Italia per questo distillato, soprattutto tra i giovani.
«C'è però una certa differenza tra una bevuta di chi si avvicina al mondo del rum e quella dell'appassionato - ha detto Alessandro Pugi - perché un bevitore novizio preferisce andare su un rum dolce ed equilibrato, ideale per ogni situazione, ma poi, col passare degli anni, se vuole approfondire l'esperienza passa al prodotti più impegnativi, con altre sfumature. L'approccio a questo distillato può derivare da un assaggio casuale, da una moda, ma anche da una manifestazione come questa può nascere una passione». Allo “Show Rum” romano non sono mancate musica e danze folkloristiche tipiche delle terre caraibiche e, per far rivivere, bicchiere in mano indimenticabili emozioni letterarie e cinematografiche, era stata allestita una confortevole una sala old times per fumatori di sigaro.


