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Vini buoni. Alcuni anche ottimi. Difficilmente però riconducibili ad un territorio definito. Sta in questa realtà la situazione attuale delle produzioni enologiche della zona del Trasimeno, una delle aree sicuramente più interessanti dell’Umbria e del centro Italia, dove la vite, insieme all’ulivo, la si coltiva da sempre, ma nessuno ne ha mai fatto la bandiera identificativa della comunità.

Oggi parlare però di tipicità e territorio è un must anche per il turismo, e i produttori della zona hanno deciso di investire proprio nella ricerca e nella tipicità per emergere in una zona dove a pochi kilometri di distanza ci sono colossi del calibro del Nobile di Montepulciano, il Sagrantino, i Chianti e le produzioni di Cortona. Come dire che alla centralità del lago e al suo collegamento strategico i produttori di vino devono aggiungere qualcosa in più.

da sinistra: Alberto Palliotti, Roberto Berioli, Carlo Cambi ed Emanuele Bizzi
Nella foto, da sinistra: Alberto Palliotti, Roberto Berioli, Carlo Cambi (giornalista enogastronomico della guida Mangiarozzo) ed Emanuele Bizzi

Quel qualcosa forse è già tutto scritto ed è solo da portare in luce, dopo anni sperimentazioni e importazioni dei più svariati vitigni. Ci riferiamo ai più antichi vitigni della zona, il Gamay Trasimeno (un Grenagne di antiche origini spagnole imparentato con il Cannonau sardo), da cui derivano rossi e rosati, ed il bianco Grechetto che qui ha fra i suoi risultati più interessanti con la vinificazione sia in legno che in acciaio. Vitigni che spesso finiscono in uvaggi con Merlot, Sangiovese, Chardonnay, Cabernet, Trebbiano, Malvasia, Sauvignon, Syrah e chi più ne ha più ne metta.

Francamente un po’ troppi per un territorio di una dozzina di comuni e che, per quanto riguarda le aziende aderenti al Consorzio tutela vini Colli del Trasimeno, quest’anno hanno commercializzato 360mila bottiglie. Da qui la spinta per trovare un’identità che nei vitigni sopra indicati potrebbe trovare il suo cuore, con l'aggiunta magari di Merlot (che qui in alcuni casi riesce davvero bene) e di quel Sangiovese di cui peraltro c’è pieno in tutti i territori limitrofi.

Sta di fatto che i produttori sono convinti più che mai che mai che senza ricerca non c'è futuro, così come non c'è futuro senza una tipicità che renda riconoscibile un vino in un territorio. La Strada del vino Colli del Trasimeno ha già iniziato questo percorso, mettendo a confronto i massimi esperti con i produttori. Se ne è avuta conferma anche in occasione del convegno tenutosi la scorsa domenica a Palazzo della Corgna a Castiglione del Lago (Pg) dal titolo “Clima e ricerca sul campo, la Doc Trasimeno si presenta”.

L'importanza della ricerca è stato l'argomento centrale del convegno, in particolare la sperimentazione scientifica portata avanti dall'Università di Perugia per controllare già in vigneto l'alcolicità potenziale dei vini. Alberto Palliotti ha in partioclare spiegato come «Fino a pochi anni fa, la preferenza dei consumatori era indirizzata verso vini decisamente strutturati, di forte carattere territoriale e caratterizzati da elevati tenori alcolici. Oggi, due nuovi fattori - noti come global warming e bere consapevole - portano a riconsiderare gli attuali modelli produttivi oltre a essere responsabili di un processo che per alcune aree vocate potrebbe voler dire perdere la propria vocazionalità, mentre altre che non lo erano potrebbero diventarlo».

«Alla base di queste necessità - continua Palliotti - l'anticipo di tutte le fasi fenologiche, l'accelerazione del processo di maturazione delle uve, l'accelerato depauperamento del quadro acidico dei mosti e aumenti rapidi del Ph con possibile instabilità microbiologica delle masse in fase di prefermentazione, disallineamento tra la maturazione tecnologica e fenolica dell'uva e l'aumento dei fenomeni di disidratazione veloce ed irreversibile degli acini. In questo contesto, è necessario puntare l'attenzione sugli scenari futuri e definire interventi programmatici e di messa a punto di tecniche colturali idonee a superare - almeno nel breve e medio periodo - gli effetti negativi di queste problematiche».

Coperture dei vigneti, tecniche di defogliazione, allevamento ad alberello, invece che l’irrorazione di antitraspiranti biologici che rallentano il processo di asciugatura degli acini, e quindi riducono la concentrazione alcolica, sono alcuni dei test in corso presentati per dimostrare come già l’agronomo può intervenire per abbassare di un grado alcolico circa il livello finale del vino, senza intaccare tutte le componenti aromatiche, gustative e salutari del vino. Al limite si può ridurre un po’ la colorazione per i rossi e l’acidità per i bianchi.

Emanuele BizziUna tendenza che in qualche modo potrebbe andare a incidere anche sulle prossime vendemmie, considerando che negli ultimi 56 anni il tempo della raccolta si è anticipato di circa un mese in funzione anche dei suddetti fattori. Intanto, la vendemmia 2013 ha fatto registrare una buona raccolta, quantitativamente superiore a quella del 2012, come spiega Emanuele Bizzi (nella foto a destra), presidente del Consorzio tutela vini Colli del Trasimeno: «Le aziende consorziate, che messe insieme ricoprono una superficie di circa 270 ettari, nel 2013 hanno certificato nel complesso 2700 ettolitri e immesso sul mercato circa 360mila bottiglie. Molte delle aziende iscritte fanno parte anche della Strada del Vino e questo testimonia il forte sentimento di aggregazione e volontà di promuovere le eccellenze enologiche del Trasimeno».

«Negli ultimi 15 anni - aggiunge Bizzi - il Consorzio ha lavorato molto per affinare la qualità rivedendo nel disciplinare la base ampelografica introducendo vitigni internazionali e rivedendo parametri produttivi e di vinificazione tra cui la diminuzione della produzione di uva per ettaro e gradazioni alcoliche più elevate. Negli ultimi 5 anni si raccolgono i risultati di questo rinnovamento in vigna e in cantina».

Roberto BerioliStando a quanto finora fatto proprio nei vigneti della zona, dal Trasimeno potrebbe partire dunque una sfida per un vino tendenzialmente con meno alcol, ma che non per questo rinuncia alla qualità. Si tratta di uno scenario peraltro a lungo termine, che si misurerà con la tendenza al progressivo innalzamento verso il nord delle fasce di coltivazione della vite per l’aumento delle temperature, ma che per ora dovrà cedere il passo alla tipicità e alla promozione sostenuta dalla qualità di alcuni produttori. Pensiamo solo a nomi come il Catello di Magione, Berioli, il Duca della Corgna, Pucciarelli, Madrevite, Carile, per citarne solo alcuni.

E da qui discendono alcune iniziative, anche per il web, come quella annunciata dal presidente della Strada del vino Roberto Berioli (nella foto accanto): «Considerando che il turismo enogastronomico sta assumendo un ruolo sempre più importante nell'economia turistica italiana - ha detto - anche nella zona del Trasimeno stiamo lavorando per sottolineare la centralità della produzione vinicola in questo territorio e per valorizzarla e renderla fruibile in termini di offerta turistica».

«Per questo motivo - conclude Berioli - la Strada del Vino Colli del Trasimeno mette in rete una app per smartphone e tablet per ricevere in tempo reale informazioni utili sul territorio: dall'elenco delle cantine con relative schede tecniche, agli itinerari turistici. Obiettivo di questa iniziativa è di portare gente nelle cantine del territorio, per raccontare la storia di ognuna e far entrare il consumatore in contatto diretto con il produttore».