La storia della famiglia Antonelli e le tappe della sua attività vitivinicola a San Marco di Montefalco (Pg) negli ultimi 30 anni sono state raccontate a Roma nel corso di una degustazione di sette annate di Sagrantino, dal 2008 scendendo fino al 1985.



Non sono state scelte e presentate solo le migliori - ha voluto precisare il titolare dell’azienda Filippo Antonelli (nella foto a sinistra) - perché si indendeva proporre un percorso che evidenziasse le varie espressioni del vino, l’evoluzione nel tempo di un lavoro, o meglio di una passione, attraverso andamenti climatici o scelte spesso coraggiose,sempre al di là di mode o tendenze.

Filippo Antonelli (credito Max Rella)Di tappe impegnative ce ne sono state, come la costruzione di una modernissima cantina di vinificazione. E' una costruzione non invasiva sul paesaggio, con sala di fermentazione su due livelli, bottaia e sala di affinamento, tutto sotterraneo.

L’attenzione all’ambiente ha portato Filippo Antonelli, che è anche agronomo, a optare gradualmente per una scelta verde. A partire dalla vendemmia 2012, a tre anni dalla conversione al bio, i vini Antonelli San Marco saranno ufficialmente biologici.

Pur presente nel territorio da oltre un secolo con varie attività agricole, la vera scommessa di Filippo Antonelli è stata sul Sagrantino, il vino più rappresentativo dell’Umbria, che ha ottenuto nel 1079 la Doc e nel 1992 la Docg.

L'azienda produce 2.300 ettolitri l'anno di vino per un totale di 300 mila bottiglie, di cui 50.000 di Sagrantino. Dalla “ringhiera dell’Umbria“ - così è definita la città di Montefalco, si gode un affaccio mozzafiato si Assisi, Perugia, Spello, Trevi e Spoleto.

Un solo sguardo unisce anche i vigneti delle cinque zone della denominazione: oltre all'intero territorio di Montefalco, parte dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi.

La degustazione delle sette annate di Sagrantino, dalla più giovane (2008) alla più datata (1985) ha mostrato prodotti di grande struttura e complessità, ancora, i più datati, morbidi ed eleganti.

La degustazione romana stata condotta dallo stesso Antonelli, dal giornalista Fabio Turchetti e dai due enologi Massimiliano Aziendali e Massimiliano Gamburazzi, e Paolo Salvi presente in cantina da 4 anni, un "sangiovesista" formato dal grande Gambelli.

Di ogni annata sono state esaminate le condizioni climatiche, il processo di vinificazione e la maturazione sempre in legni grandi, con uso misto di carati da 500 lt fino a botti grandi, fino all’evoluzione nel bicchiere. Niente di formale e sinceri scambi di opinioni tra gli esperti e i critici presenti alla degustazione, da Alessandro Scorzone ad Andrea Gabrielli, da Gianpaolo Gravina a rappresentanti della stampa estera.

La degustazione di è svolta nella casa romana di Antonelli, un palazzo nobiliare a un passo da Piazza Farnese ed è proseguita in modo ancor più informale davanti ai piatti della tradizione umbra preparati dalcuoco di Montefalco "Giorgione orto e cucina", al secolo Giorgio Barchiesi (nella foto a destra), che spopola sul Gambero Rosso Channel con i piatti di una volta.

Oltre al Sagrantino sono stati abbinati altri vini aziendali. Nei 45 ettari vitati di Montefalco si producono oltre alla Docg Sagrantino, il Montefalco e il cru Chiusa di Pannone di una vigna alta 400 m e con buona esposizione, una quantità limitata di Passito, il Sagrantino delle origini, quello rappresentato da Benozzo Gozzoli nella Chiesa di San Francesco a Montefalco.

Un nuovo modo di interpretare l’uva Sagrantino è il Contrario Umbria Igt: un vino vinificato appunto al contrario, vendemmia anticipata, macerazione breve e affinamento solo in acciaio.Ne risulta un vino fresco, di facile beva eppure intenso ed elegante.

Il Sagrantino entra anche in altri blend: con Sangiovese e Merlot nelle Doc Montefalco Rosso Riserva e Montefalco Rosso. Vengono prodotti anche due bianchi in purezza: il Grechetto dei Colli Martani Doc e il Trebbiano Spoletino Umbria Igt.

C’è anche una grappa da vinacce morbide Sagrantino,con la riserva messa ad affinare due anni in carati di rovere. Premiatissimi anche gli oli extravergini aziendali, da varietà Moraiolo e Frantoio, prodotti in 10 ettari.

L’azienda Antonelli offre anche ospitalità enoturistica nell’Antico Casale Satriano e con l’iniziativa Cucina in Cantina promuove corsi, degustazioni e seminari con gli chef. Con il farro prodotto in azienda viene confezionata in una pasta molto apprezzata da un artigiano abruzzese.

La proprietà, 170 ettari, appartenuta per secoli al Vescovo di Spoleto, fu acquistata nel 1881 dal bisnonno Francesco Antonelli, che rischiò la scomunica che colpiva chi acquistava i beni che appartenevano alla Chiesa, confiscati dallo Stato nel 1866.



Filippo Antonelli, nonostante gli impegni umbri, di fatto fa il pendolare con Roma. Gestisce infatti un grande appezzamento agricolo al Castello di Torre in Pietra con gli stessi principi: tipicità, equilibrio, bevibilità ed eleganza dei vini, frutto di un attento lavoro in vigna, di estrazioni delicate e di un uso moderato di legni medio-grandi. La superficie vitata dell'azienda laziale è di 52 ettari, con una notevole produzione di vini biologici da vitigni autoctoni e da altre varietà.