Vespolina, autoctono dell’alto Piemonte per un vino fresco e aromatico
La prima descrizione della Vespolina risale al 1825 a cura di Giuseppe Acerbi, poi ad opera del conte Giorgio Gallesio che la chiamò “vitis vinifera circumpadana”. Alcuni produttori lo vinificano in purezza. Il risultato è un rosso di grande piacevolezza, dal colore luminoso e profumi intensi
Vitigno autoctono la cui origine è piemontese del comprensorio dell'alto Piemonte (Biellese, alto Vercellese e Novarese), anche se fin dal XVIII secolo la sua area di coltura si estendeva dal lago di Como ai colli della provincia di Pavia e Piacenza. La Vespolina deve il suo nome alla caratteristica del suo frutto di essere molto dolce, quindi molto amata dalle vespe. Giunge a piena maturazione verso la fine di settembre e rientra nella composizione del Doc Boca, Bramaterra, Colline novaresi, Coste della Sesia, Fara, Ghemme, Sizzano e Oltrepò Pavese.La prima descrizione della Vespolina risale al 1825 a cura di Giuseppe Acerbi, poi ad opera del conte Giorgio Gallesio nella Pomona italiana che la chiamò 'vitis vinifera circumpadana”. Fra i sinonimi 'ughetta” e 'uvetta”, da soli o con l'aggiunta di qualche nome di paese ('nespolina”, 'novarina”).
Alcuni produttori hanno iniziato a vinificarla in purezza. Il risultato è un rosso di grande piacevolezza, dal colore luminoso, profumi intensi, buona persistenza aromatica con sentori di pepe bianco, fresco e morbido, si abbina ai piatti della tradizione novarese.


