Una grande donna dietro il successo di Tenuta Baron
Enrica Beatrice Amabilia è una donna coraggiosa, da poco approdata al settore dell’enologia, che nel vino ha trovato una nuova ragione di vita. Tra i vini di punta il Prosecco Docg Asolo superiore Extra dry, il Prosecco Doc brut, il Cabernet Sauvignon, e il vino preferito di Amabilia: il Rosé
Ho conosciuto Enrica Beatrice Amabilia (nella foto), il cui cognome di nascita è già presagio di successo, quando la scorsa primavera è venuta a Milano con altre case vinicole per una presentazione di vini, e sono stata subito attratta da lei e da un suo morbido Cabernet, piacevolissimo, offerto alla degustazioni con gioia e orgoglio sorridente. Abbiamo cominciato a parlare, ed è presto nata una viva simpatia.Ho saputo dopo che Enrica, già titolare di uno studio di consulenza fiscale a Fonte (Tv) dove vive, sposata con un industriale di mobili e madre di un figlio designer di successo, da poco è stata costretta ad abbandonare l'attività per ragioni di salute.
Abituata a una vita attiva, si è trovata a un tratto spiazzata, e come accade spesso in questi casi, ha rischiato la depressione. Per reagire, appena possibile ha iniziato a uscire dalla sua bella casa circondata dalle colline di Asolo (Tv), da sempre terre di vigneti, alcuni dei quali di proprietà della famiglia, per passeggiare tra i filari con il suo cane, perduta in pensieri tristi. Un giorno, però, ha sentito una specie di richiamo trasmesso dal suo dna rimasto a lungo inascoltato, e ha capito, con una sensibilità affinata dal dolore, che la salvezza le poteva venire da quelle antiche viti che stava imparando a conoscere a una a una, interpretando le richieste di aiuto in caso di malattie, avvertita dalle rose-custodi poste alle estremità di ogni filare.
Spinta da un rinnovato coraggio, ha rialzato la testa e ha deciso di non darsi per vinta, riappropriandosi dei vigneti affidati in gestione ad altri, per estrarre dalle loro uve tutte le potenzialità che quella terra benedetta ha sempre espresso.
Da allora è passato qualche anno, la salute è tornata come accade spesso quando si ritrova una ragione di vita, e il lavoro di questa donna coraggiosa, da poco approdata al settore dell'enologia, si sta dimostrando vincente. Ecco perché vale la pena di conoscerla.
Come sei diventata produttrice di vino, provenendo da altre esperienze?
Quando ho deciso di percorrere questa strada, nuova per me, ho voluto apprendere a fondo la scienza della vitivinicoltura e ho fatto ricerche presso i coltivatori locali da cui ho imparato preziose esperienze, finché ho iniziato a compiere esperimenti, provando e riprovando: pesavo con pazienza i metabisolfiti, preparavo i lieviti e scioglievo la bentonite con il mestolo di cucina, raggiungendo a volte la cantina a notte fonda per controllare la temperatura delle cisterne nel momento in cui il vino bolliva. Avevo già chiamato accanto a me un tecnico del vigneto, e in seguito mi sono affidata a un enologo esperto con cui ho progettato una cantina moderna finché, dopo tre anni di lavoro, mi è parso che i miei vini fossero pronti per uscire nel mondo.
Quali tipi produci?
Prosecco Docg Asolo superiore Extra dry, Prosecco Doc brut, Cabernet Sauvignon, e finalmente il vino che più mi è caro: il Rosé, che in passato era trascurato, perché ritenuto un vino povero e capriccioso. A me piaceva, e non accettavo che non fosse capito e apprezzato: sono una Ariete, e mi sono dedicata a –lui- con testarda passione, come mi accade quando decido di abbattere un'ingiustizia. L'ho vinificato come Prosecco, lavorando con l'enologo per svilupparne le qualità: era il momento giusto, perché anche altri si erano messi sulla mia stessa strada, e finalmente i consumatori hanno iniziato ad apprezzare il Rosé, che è diventato un vino di moda. Continuo intanto a cercare di perfezionare i risultati, mentre per uscire dall'isolamento mi sono iscritta al Consorzio del Montello e dei Colli Asolani, con cui partecipo a manifestazioni e serate enogastronomiche per proporre l'assaggio, ansiosa di ascoltare i pareri degli intervenuti. Curo personalmente anche ogni dettaglio esteriore, dalle etichette alle gabbiette, che nel Rosè ho voluto rosa, mentre la capsula nera del collarino reca l'immagine stilizzata della rocca di Asolo laminata in rosa. Tutto è scelto con cura, perché la mia è una produzione artigianale, che ricorda i capi di alta sartoria realizzati a mano.
Come hai organizzato la rete di vendita?
Calma! Per ora mi basta proporre i miei vini a enoteche e ristoranti perché li facciano conoscere ai clienti, che spesso me li ordinano. Per ora mi basta: mica mi voglio mettere in gara con i grandi colossi vinicoli, ma poi, perché porre un limite alla generosità della sorte?
Da dove viene il nome della tua azienda, 'Tenuta Baron”?
Dal cognome di mio marito Nico Baron, al quale ho dedicato per amore il Cabernet Sauvignon, un rosso morbido che piace molto alle signore e che ho chiamato Baronico, in omaggio alla sua pazienza verso quel vulcano che sono io.

Quando ti ho conosciuta, avevi fatto cenno a fatti curiosi recenti, come se questa tua nuova attività fosse protetta da influssi favorevoli. Vuoi spiegarti meglio?
Mi stanno accadendo cose strane, che alla luce della sensibilità sviluppata attraverso il dolore mi paiono decise da una forza esterna che mi sta assistendo. Prendiamo il caso del Rosé, che avevo inviato in prova a un ristorante di Abano. Nell'agosto 2011 è capitato lì un celebre pittore, Ottavio Fabbri figlio dell'editore Dino, che abitualmente risiede a Montecarlo, noto tra l'altro come –il pittore delle stelle- perché nel firmamento trova la sua ispirazione; beve solo champagne, ma in quell'occasione è stato incuriosito dal mio Rosé, gli è piaciuto e ne ha ordinato una partita di bottiglie che ha mandato a ritirare dall'autista, personalizzando poi ciascuna con l'etichetta di un suo quadro: mi spiace per madame Clicquot che si arrabbierà, ma questa volta ho vinto io. Abbiamo poi parlato a lungo, e l'artista mi ha confidato di essere rimasto incantato dalla sensazione di vitalità festosa espressa dalle bollicine rosa di questo Rosé, che salendo liete verso l'alto, come ansiose d'infinito, disegnano costellazioni luminose, le stesse che lui dipinge nei suoi quadri. Ed è stato così che il mio vino prediletto è diventato in suo onore 'Il Rosé delle stelle”.
Ho saputo di un tuo progetto controcorrente a proposito degli abbinamenti del vino con i cibi.
Tra le varie iniziative intraprese per cambiare la mia vita, ho frequentato una scuola di cucina di alto livello, per individuare meglio il rapporto vino-cibo; poi, avendo notato che si parte dal cibo per scegliere il vino, ho fatto mia un'idea di mio figlio Giacomo, e ho voluto capovolgere la priorità scegliendo prima il vino, e individuando quindi i cibi che meglio gli si adattano, per un matrimonio ideale con le varie portate. Quando sarò pronta, ne riparleremo.
Potrebbe essere un concetto nuovo, utile per conferire al vino un ulteriore. Sentiremo che cosa ne pensano i sommelier.


