Oscar FarinettiL'aveva annunciato Oscar Farinetti (nella foto), ideatore di Eataly: i veri protagonisti del futuro mercato del vino saranno solo i consumatori, la gente comune che merita di avere un prodotto naturale e pulito, privo cioè di tutto ciò che possa negativamente interferire sulle sue valenze qualitative,  in equilibrio con l'ambiente.  Deve poterlo apprezzare nei suoi autentici valori e  ne deve percepire la magia. Basta anche con le mode effimere e inutili che mettono sul podio certi vini e ne ignorano altri.

Questi i contenuti del progetto 'Vino libero”, illustrato a Roma nella Sala Congressi di Eataly da un entusiasta Farinetti che con i suoi collaboratori agronomi ed enologi ha smontato punto per punto un certo modo di far vino, come l'uso consolidato di  concimi chimici e diserbanti nel vigneto e condannando in cantina l'uso di lieviti industriali e l'eccesso di solfiti. A Vino Libero hanno aderito già 12 aziende di sette regioni: Fontanafredda, Mirafiore,Borgogno, Santa Vittoria, Brandini, San Romani, Monterossa, Serafini&Vidotto, Le Vigne di Zamò, Fulvia Tombolini, Agricola del Sole e  Calatrasi&Miccichè. Si parla in tutto di 180 ettari vitati inseriti in terroir a grande vocazione, solo Doc e Docg, con 350 addetti e con una produzione totale annua di un milione di bottiglie.

«Bastano i concimi animali a nutrire e ad arricchire la microflora dei terreni, ma beninteso quelli di animali allevati naturalmente – ha detto Alberto Grasso, agrononomo di Fontanafredda che guida il drappello di cantine 'libere”  - e per evitare le conseguenze dei diserbanti basta lavorare meglio il terreno. Un impegno più gravoso, certo, ma premiato ampiamente dal risultato».

Anche l'aggiunta di solforosa,secondo l'enologo Danilo Doco, potrebbe essere limitata da trattamenti naturali in cantina, dall'effetto egualmente antiossidante e antisettico. Nota dolente anche i lieviti industriali che arrivano spesso dall'altro capo del mondo e che potrebbero essere sostituiti da quelli naturali presenti nella bacca. Il consumatore ha diritto di conoscere davvero quello che c'è in una bottiglia, e finora l'etichetta non gli ha reso giustizia, che invece gli rende quella di una scatola di fagioli ,con componenti ben specificati. Tutto questo va cambiato, merita un cambiamento – dice Farinetti - una rivoluzione facile da fare e su cui ha promesso di investire un mucchio di risorse. «Vorremmo un'Italia con un'agricoltura distintiva e sana – ha detto- con più rispetto della storia e delle tradizioni. Ho già proposto al ministro delle Politiche agricole Mario Catania un macrodisciplinare Italia, con il tricolore come marchio, che garantisca l'assoluta assenza con della chimica. Sarebbe una buona carta da giocare anche all'estero» .

Vino libero propone una diversa filosofia imprenditoriale, concretizzato da un disciplinare di coltivazione. La cantina si impegnerebbe poi  a mettere in atto tutte le procedure a tutela della biodiversità dell'agroecosistema  e della sostenibilità ambientale. Ma questo buon vino deve anche essere raccontato e venduto. Serve una rete, in cui tutti possano comunicare tra di loro per realizzare una sinergia di marketing, che veda impegnati produttori e fornitori, cioè enoteche, negozi e ristoranti. Entro marzo 2013 ci saranno 400 luoghi di vendita e 600 ristoranti con vini liberi in carta. Il target finale viene stimato in 100mila clienti. Non solo, il prodotto sarà acquistabile online e non a prezzo maggiorato.« Al prossimo Vinitaly è previsto un grande stand e un oceanico convegno – ha promesso Farinetti - ma intanto partirà subito una marea di pubblicità educativa sui quotidiani, almeno 50 pagine intere». Tutto sarà sul sito www.vinolibero.it. Dopo la presentazione del progetto si è svolta una degustazione con le etichette delle 12 cantine aderenti. Ogni bottiglia era contrassegnata da una speciale fascetta.