Vendemmia sotto ottimi auspici e grande ottimismo a Cortona (Ar), terra da sempre vocata al vino, che confina con le province di Siena e Perugia e che ha l'ambizione con la sua Doc di non sfigurare con i blasonati Nobiie di Montepulciano e Brunello di Montalcino, prodotti poco lontano.

La storia del territorio è scritta nelle sale del Maec, il Museo dell'Accademia etrusca e della Città di Cortona. Con una focaccia inzuppata nel vino gli etruschi cominciavano la giornata ed era nei banchetti, intorno alle anfore colme di vino, che la società dei lucumoni esercitava il potere, stipulava contratti, combinava matrimoni. La Tabula Cortonensis, una lamina di bronzo del V-III sec. a.C. porta inciso il contratto di cessione di una 'vina” (vigna) come dote di una fanciulla che andava a nozze. Il legame con i fasti passati legati al vino, alla sua filosofia e al suo piacere, è tuttora vivo e motivo di orgoglio in questa terra aretina. Non a caso è stata scelta una foglie di vite in bronzo, di scavo, come simbolo del Consorzio dei vini di Cortona e della Strada dei Vini, entrambi impegnati a promuovere una produzione di piccoli numeri ma di qualità elevatissima insieme alla valorizzazione del territorio. Se Plinio il Giovane giudicava inarrivabile un bianco di Cortona che chiamava Etesiaca, la coltivazione della vite subì nei secoli alterne vicende fino a qualche decennio fa, quando era l'abbondanza della vendemmia a comandare e quando i vitigni prevalenti erano ancora quelli a bacca bianca, soprattutto il Trebbiano Toscano. Per i rossi era soprattutto il Sangiovese ad essere allevato, come in tutta la Toscana, anche se non dappertutto dava i risultati migliori. La svolta avvenne negli anni Novanta quando alcuni imprenditori coraggiosi tra cui Fabrizio Dionisio, estirparono obsoleti vigneti e reimpiantarono altri vitigni con criteri moderni, puntando soprattutto verso quelli a bacca rossa più adatti al territorio.

Dal Sirah si attendevano e si ottennero i migliori risultati. Il vitigno - è stato accertato - faceva parte del patrimonio ampelografico cortonese da circa due secoli, forse portato con il Cabernet Sauvignon e il Merlot dai francesi dominatori. Il Syrah cortonese è oggi  giudicato il miglior d'Italia. Rosso rubino dal profumo intenso, morbido ed elegante, di media tannicità, è molto apprezzato dai mercati internazionali. Al Syrah du Monde Il Bosco 2007 dei Tenimenti d'Alessandro ha vinto la medaglia d'oro,e aziende come Dionisio, La Calonica, I Vicini, Leuta, La Braccesca e Giannoni Fabbri continuano a fare il pieno di lusinghiere affermazioni. La Doc Cortona, tra l'altro, è la prima che riconosce il Syrah nel disciplinare. Pochi produttori, piccoli e medi, e la grande azienda Antinori, La Braccesca, si sono uniti nella via della qualità realizzando quella simbiosi che non conosce la competizione, da tutti auspicata ma difficile da realizzare. Il Consorzio è nato nel 2000,con lo scopo dichiarato di fare grandi vini cortonesi, più che toscani, che potessero trasmettere con carattere la loro origine. Piccoli numeri aiutano a fare grandi risultati, e i riconoscimenti non sono mancati.

«Abbiano deciso – dice il presidente del Consorzio Marco Giannoni, titolare di un'azienda che risale al VIII secolo - di comprendere un ampio ventaglio di tipologie di vitigni, dal Sangiovese al Viogner, dal Pinot Nero al Cabernet Sauvignon in modo di permettere ad ogni  produttore di esprimere al massimo la qualità. è questa, più che il varietale, il nostro comune denominatore. Questa Doc è stata fatta con un disciplinare a suo tempo innovativo perché apriva a diverse varietà. Col tempo e con l'esperienza ci stiamo indirizzando verso la vera vocazione del territorio, che vediamo espressa soprattutto dal Syrah. Abbiamo scremato ed eliminato, e il prossimo passo sarà quello di vinificare selezionando amcora di più i vitigni che esprimono il massimo del carattere territoriale e magari punteremo anche alla Docg. L'evoluzione di delinea automaticamente per via naturale più che burocratica: si sta ad esempio accentuando un'agricoltura biologica al di là della certificazione. C'è spazio per diversi metodi di vinificazione, lavorazioni legate a tradizioni familiari o a ricerche personali sulla macerazione o sulla fermentazione oppure sull'uso di barrique più o meno nuove. Oggi il Syrah in purezza è il fiore all'occhiello di quasi tutte le 26 aziende del Consorzio. Una sfida in più perché in questa vinificazione i margini di gioco migliorativi sono minimi.

Il Rosso Cortona, invece, introdotto successivamente, consente alle aziende di esprimersi in prodotti trasversali in cui rientrano a vario titolo il Syrah con altre varietà che danno, zona per zona, i migliori risultati. La produzione totale è modesta: 500mila bottiglie l'anno. Quella più alta è de La Braccesca degli Antinori, nel vino da 6 generazioni, che ha avuto un ruolo preminente nella nascita nella Doc Cortona. Sono numeri che possono aprire mercati esteri, trainando piccoli produttori che da soli non avrebbero la forza di farsi conoscere.

«Lavoriamo in simbiosi - spiega il direttore Adriano Giuliarini, con gli stessi obiettivi. Questa è un'azienda giovane e tecnologica basata sulla tradizione toscana e che mira all''eccellenza su ogni singolo prodotto. Facciamo solo vini rossi e in quantità limitata benché il potenziale sia alto, ma gestiti accuratamente, e il mercato li apprezza. Abbiamo fatto una selezione importante sulle varietà di uve al momento dell'impianto, con la collaborazione delle università sia per aspetto agronomico che enologico. Due terzi della superfice vitata aziendale, 50 ettari, sono a Cortona e il resto a Montepulciano e quindi facciamo anche il Nobile con l'enologo Lorenzo Dongarrà e uno staff professionale».

Molte aziende si sono rinnovate, riconvertendo e reimpiantando, ma senza cancellare la tradizione dei bianchi. è il caso di Fabbri-Giannoni che trae ottimi risultati dallo Chardonnay, dal Sauvignon Blanc e dal Trebbiano Toscano in terreni sabbiosi e argillosi. Dal Trebbiano fa un ambrato e intenso vinsanto: una tipologia diffusa in tutta la Toscana la cui nascita fu ufficializzata nel 1.439 al Concilio Ecumenico di Ferrara. Dalla tradizione dei bianchi nasce anche la produzione di Alfonso Baldetti. La viticoltura già dalla fine degli anni Ottanta ebbe un forte impulso quando Mario Baldetti, padre dell'attuale titolare, effettuò il totale rinnovamento dei vigneti esistenti. La vinificazione avveniva nella cantina aziendale che fu dotata per l'epoca di una rivoluzionaria tecnologia. Il vino prodotto veniva poi venduto a commercianti fino a quando nacque la Doc Bianco Vergine della Valdichiana che segnò anche l'inizio della produzione generalizzata di vino in bottiglia. Nell'intera provincia di Arezzo fu una delle prime aziende imbottigliatrici A partire dal 2000, in concomitanza con la nascita della nuova Doc Cortona, l'azienda ha provveduto al rinnovo dei vigneti nel rispetto della più aggiornata tecnica viticola.

La Strada dei Vini di Cortona, nata nel 2010, riunisce ad oggi 50 associati fra produttori di vino Cortona Doc,aziende ricettive come agriturismo e ristoranti e altre di produttori alimentari tipici come salumi e formaggi. Attualmente impegna circa 300 persone. Presidente dell'Associazione è l'attivissima Chiara Vinciarelli. Obiettivo è divulgare attraverso una serie di attività sul territorio i prodotti locali attraverso percorsi enoturistici, artistici e culturali. Cortona, affacciata sulla Valdichiana, è tra le nove città collinari più belle d'Italia, secondo l'agenzia di comunicazione canadese Qmi. Bellissimi i luoghi storici dell'antica Etruria, le necropoli e Chiese rinascimentali, come la Santa Maria delle Grazie al Calcinaio. La Fortezza del Girifalco è stata scelta per la Notte delle stelle di San Lorenzo, con musica, degustazioni e la cucina curata dalle cuoche locali con prodotti tipici. I visitatori possono scegliere vari itinerari a piedi con tante attività  per conoscere meglio i valori paesaggistici, enogastronomici e culturali del territorio. L'obiettivo è quello di costruire con attività integrate un nuovo prodotto turistico riconoscibile, quello del turismo enoculturale.



L'offerta delle trattorie e dei ristoranti cortonesi è varia e di alta qualità. Si segnalano fra gli antipasti i crostini neri con fegatini di pollo, la bruschetta con l'olio nuovo e il cavolo nero, la panzanella. Tra i primi sono apprezzati i pici o la pasta fatta in casa al ragù, la minestra di pane, le pappardelle alla lepre o alla papera muta. Tra i secondi gli arrosti (di oca, coniglio, pollo, cacciagione), la trippa, il cinghiale in umido, la bistecca di vitella, i fegatelli di maiale, i funghi porcini; tra i contorni i fagioli all'uccelletto; tra i dolci tipici gli strufoli del periodo carnevalesco e la ciaramiglia, dolce tradizionale del periodo pasquale.