Piatto de Le CosteCe l'hanno messa tutta le signore delle otto contrade di Montepulciano (Si) per portarsi a casa l'ambitissima vittoria del concorso enogastronomico 'A tavola con il Nobile”, ideato dal giornalista del Tg Bruno Gambacorta insieme al Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano. Per la prima volta nella decennale storia del concorso il massimo riconoscimento per il miglior piatto di 'pici”, la tipica pasta lunga fatta a mano, è andato ex aequo alle contrade di Collazzi e Le Coste.

Questo il salomonico verdetto della giuria composta da trenta giornalisti italiani e stranieri impegnati a scegliere il miglior piatto di pici, quello meglio rappresentativo per tipicità, gusto, presentazione ed abbinamento con il vino Nobile. Il piatto proposto dalla contrada Collazzi era un tris in tre salse: aglione e briciole di pane, sugo di piccione e di Cinta senese, mentre i pici preparati da Le Coste erano al sugo finto di nana, come da queste parti chiamano la papera muta.

La solenne premiazione al Teatro Poliziano di Montepulciano, tra personaggi in costume, sbandieratori, rettori e rappresentanti delle istituzioni cittadine, alla presenza del Magistrato delle Contrade, ha concluso per le massaie di Cagnano, Gracciano, Le Coste, Collazzi, Poggiolo, Talosa, Voltaia e San Donato un lungo lavoro di preparazione e di ricerca. Non si erano risparmiate in prove generali ai fornelli, in consultazioni di volumi sulle tradizioni del territorio e in proposte possibili partendo dai saperi tramandati in famiglia. Entusiasmo ed applausi hanno accompagnato la premiazione, effettuata dalla madrina della manifestazione, Anna Moroni, star tv de La Prova del cuoco e da Bruno Gambacorta, che oltre ad avere ideato il concorso lo segue dall'inizio proponendo ogni anno arricchimenti e novità. Tutte le ricette proposte saranno nei menu della città, durante questo intensissimo agosto montepulcianese ricco di eventi, di rievocazione e di feste.

Piatto di CollazziA tavola con il Nobile precede infatti l'altro grande evento del Bravìo, la corsa poliziana che vede ancora una volta la sfida tra contrade, quando l'ultima domenica di agosto, robusti giovanotti, il fior fiore dei contradaioli, spingeranno in salita grosse botti piene di buon vino. In occasione della premiazione del concorso enogastronomico è stato anche presentato il «Panno» che sarà consegnato alla contrada vincitrice e che viene ogni anno dipinto da un artista scelto con pubblico concorso. L'obiettivo della manifestazione è stato fin dall'inizio quello di raccogliere e recuperare le ricette della tradizione del territorio in abbinamento al vino Nobile.

Dopo dieci anni ne sono state raccolte 120, un vero patrimonio raccolto nel volume 'A Tavola con il Nobile” curato da Andrea Zanfi ed edito da Salvietti e Barabuffi. «Questa iniziativa, che negli anni è cresciuta nell'interesse e nell'attenzione di tutti – ha detto il presidente del Consorzio del vino Nobile, Federico Carletti - dimostra come il nostro progetto di comunicare Montepulciano nella sua interezza sia quello che più di tutto fa apprezzare il valore culturale di un territorio, elemento che ci viene riconosciuto non solo in Italia, ma soprattutto all'estero».

Il comprimario di ogni piatto di pici presentato dalle contrade è stato infatti quel rosso granato dal delicato profumo, «di ogni vino il Re», come lo definiva Francesco Redi nel suo «Bacco in Toscana». Deve la sua fama al raffinato gusto che trionfava alle tavole papali nel Cinquecento: Paolo III ne era particolarmente entusiasta, e così pure Andrea Bacci, archiatra pontificio che lo considerava un elisir di lunga vita. Anche Guido Piovene lo definiva «vino papale, più che toscano forte, color ceralacca che solo gli inesperti avvicinano al Chianti, ma semmai di avvicina agli altezzosi vini della Borgogna».

La nobiltà di questo vino matura in cantina, ma l'appellativo, oltre che per la qualità eccelsa, gli deriva dalla consuetudine delle famiglie nobili di Montepulciano di mandare un loro incaricato in vigna e scegliere solo i grappoli perfetti, maturati sui versanti delle colline esposti al sole.Il vino veniva infine travasato in fiaschi da un litro detti «pulcianelle», esibite sulle tavole blasonate insieme a trionfi di arrosti e cacciagione. Conclusa questa edizione 2012 che ha segnato il trionfo dei «pici», robusti serpentelli di pasta a base di acqua e farina (ma c'è anche chi ci mette un uovo e un po' d'olio per migliorarne la consistenza), già si pensa al piatto del 2013 e al nuovo tema su cui si sfideranno le massaie. L'evento collega le tradizioni del passato con il presente e non solo a tavola, in questa antica città toscana dove lo scenario urbano è fermo nel tempo, tra i superbi edifici del Sangallo e del Vignola e dove le tradizioni sono incredibilmente tenaci e patrimonio di tutti.