ROMA - Dopo il debutto di Milano alla presenza della stampa e del trade, il giovanissimo Consorzio Vini Venezia ha scelto Roma e la terrazza dell'Hotel Hassler per presentare otto delle sue migliori etichette, abbinate alla cucina di Francesco Apreda dell'Imago. Abbinamenti studiati, uno per uno, con i piatti dello stellato chef campano, per mostrare le diverse potenzialità di una doppia coppia di bianchi e di rossi, rappresentativi di un vasto territorio tra la Serenissima e Treviso, caratterizzato dai più vari suoli e microclimi.

Il Consorzio ha appena pochi mesi di vita, ma è forte delle sue cinque anime: le tre Doc Piave, Lison Pramaggiore e Venezia e le sue Docg Malanotte del Piave e Lison. Ha tutti i numeri per rappresentare una tradizione vinicola millenaria, ora affidata al nome Venezia, ben noto in tutto il mondo. Ed è soprattutto ai mercati esteri che punta questa nuova realtà che propone 44 vini di 4.400 produttori associati. Gli ettari interessati sono 3mila ettari con una produzione, nel 2011, di 280.000 ettolitri.

Gli otto vini, quattro bianchi delicati e aromatici, tre impegnativi rossi del Piave e un Raboso Passito, sono stati abbinati ai piatti di Francesco Apreda, alcuni dal sapore di mare come la Tartare di gobetti al cedro con i germogli. Con piatti robusti, un po' anche omaggio a Roma come il Risotto alla puttanesca con aguglia piastrata e la Spalla di Vitello in Porchetta con Fave e pecorino, è stato servito un Raboso Malanotte intenso e tannico. Non a caso il nome del vitigno deriverebbe da 'rabbioso”, come dire di angolosa personalità.



è stata una degustazione speciale, in tono informale, sulla terrazza più panoramica di Roma, nell'ora del tramonto di fuoco sul Cupolone. «Abbiamo scelto Roma - ha detto il vice presidente del Consorzio Pierclaudio De Martin - sia come mercato di riferimento per il vino che per la presenza dei  rappresentanti delle maggiori testate del mondo. Puntiamo sul nome evocativo della Serenissima conosciuto in tutto il mondo per far conoscere le nostre produzioni sui mercati internazionali. Per questo abbiamo messo a punto un'operazione particolare: dalle due Doc storiche della provincia di Venezia, Piave e Lison Pramaggiore, abbiamo travasato in questa nuova Doc Venezia - per usare un termine di cantina - i vitigni internazionali, lasciando nelle altre due gli autoctoni come il Raboso, il Tocai (ora Tai), il Refosco e il Manzoni. Nella sfida con i vini di altre nazioni pensiamo di poter competere con i valori organolettici dei nostri vitigni internazionali - un nostro Chardonnay sarà comunque diverso dal suo omonimo sudafricano - ma un grosso aiuto ce lo darà il nome Venezia. Non è stata però solo un'operazione di marketing. Voleva essere anche un gesto di riconoscenza ai Veneziani che hanno portato la cultura del vino nei territori della provincia e nel Trevigiano. Ancora oggi molte aziende hanno sede nelle ville venete con cantine situate nelle barchesse porticate. Di recentissima costituzione ci sono poi le due Docg di autoctoni, la Malanotte del Piave a base Raboso e il Lison Classico a base Tai».

Una vasta gamma, quindi, di prodotti di qualità di cui si fa portavoce il Consorzio che punta a rappresentarli in termini strutturali, mediatici e commerciali. Con quello che viene definito un buon rapporto qualità-prezzo, si punta alla grande distribuzione ma soprattutto a mercati esteri come Stati Uniti, Russia e Cina. Il tutto - è stato sottolineato - con la crescita qualitativa e standard  sempre più elevati grazie alla sensibilizzazione dei produttori, a partire dalla riduzione delle rese per ettaro, e ad un disciplinare ampio per una maggiore opportunità di sviluppo. Ad aprire l'evento romano è stata una prima degustazione condotta da Massimo Zanichelli. I bianchi erano un Pinot Grigio Mazzolada e un Sutro Manzoni Bianco,prima Igt ed ora introdotto nella Doc Piave. Ottenuto negli anni Trenta da un incrocio di Riesling Renano e Pinot Bianco da Luigi Manzoni della Scuola Enologica di Conegliano, questo vino si caratterizza per fragranza, aromi e buona capacità di invecchiamento. I due rossi erano un Merlot in purezza, il Bonotto delle Tiezze 2009 e un Raboso del Piave 2007 della Cantina di Ornella Molon. Gli altri vini che sono state abbinati ai piatti di Francesco Apreda erano un Lison Classico Alli Galli 2010, un Lison Pramaggiore Sauvignon Turranio Bosco del Merlo 2011, e un Malanotte del Piave Gelsaia Giorghuio Cecchetto 2009.Ad accompagnare un intrigante dessert, un Mandorlato soffice alle ciliegie con gelato al fior di latte e anice stellato, è stato un Raboso Passito Rebecca Tessere del 2007. Pierclaudio De Martin e Massimo Zanichelli hanno risposto puntualmente e amichevolmente alle tante domande dei rappresentanti della stampa estera, curiosi di conoscere questa nuova realtà consortile del Nord Est che compirà un anno solo il prossimo settembre.