Torrevilla, 105 anni di storia. Si punta su qualità e mercati esteri
La cantina dell’Oltrepò pavese si candida a diventare l’azienda leader del territorio con 105 anni di storia. Si punta decisamente alla qualità e a una giusta remunerazione di prezzo. L'azienda Torrevilla guarda con fiducia all’Horeca e al mercato estero, in particolare quello d’estremo Oriente
Nessuna ipotesi di fusione con altre cantine d'Oltrepò: questo il messaggio arrivato dalla maggior parte dei soci di Cantine Torrevilla, durante l'assemblea che ha preceduto i festeggiamenti per i 105 anni della storica azienda. «Se la proprietà chiede di perseguire una determinata via noi lo seguiamo», ha spiegato il direttore di Torrevilla, l'enologo Guerrino Saviotti (a destra nella foto). «La proposta di fusione doveva basarsi su un grande progetto che doveva coinvolgere tutte le cantine d'Oltrepò: noi, La Versa, Canneto. Evidentemente i nostri soci hanno fiducia nella loro azienda e vogliono continuare a proseguire la strada da soli». La malattia da curare si chiama crisi del territorio, poiché si sa, il marchio, l'immagine di un vino la fanno i leader. E di aziende leader in questa terra ce ne sono ben poche, ma c'è anche un altro fattore da considerare: «L'imprenditorialità nella nostra zona - continua Saviotti - ha un'origine legata alla piccola impresa familiare, abituata a vendere il vino al massimo in giro per province della nostra regione, non oltre. Abbiamo puntato un po' troppo in passato sul vino di famiglia, tutti hanno capito che questa regione è la più ricca e allora anche produttori che hanno imprese in altre zone d'Italia hanno puntato dritti qui, rubandoci consistenti fette di mercato. è per questo che ora noi siamo costretti ad andare ad abbracciare altri mercati, come quello d'Oriente. Cina e Giappone sono grandi estimatori del nostro vino».
Purtroppo lo sviluppo del fatturato non ha riguardato il canale tradizionale, cioè quello dei ristoranti, pizzerie, bar, enoteche (horeca). Al Consorzio Vini d'Oltrepò sono consci da tempo del problema ma occorre anche trovare una soluzione. Considerando infatti che l'immagine di un'azienda non la fanno solo i numeri di bottiglie prodotte ma il luogo dove queste vengono vendute, perdere la ristorazione equivale a perdere immagine. Purtroppo l'Oltrepò non è più considerata una denominazione di qualità e sta pian piano scomparendo dalle carte dei vini.
Un'oasi felice dell'Oltrepò
Guardando al panorama del settore vitivinicolo, Torrevilla si può considerare un'oasi felice, con oltre un secolo di storia alle spalle. «105 anni sono un traguardo molto importante, è sinonimo di attaccamento da parte dei soci alla loro azienda», spiega il presidente di Torrevilla, Luigi Ferrari (a sinistra nella foto in alto). «è vero, qui in Oltrepò si risente molto della recessione nel settore, con una produzione molto frastagliata a differenza di altre zone d'Italia. E allora la strada da seguire, l'abbiamo sottolineato anche in assemblea, è quella di portare avanti un discorso di marchio e di territorio. In tutta Italia si deve conoscere dove è l'Oltrepò Pavese. Ci impegneremo a farlo in modo ancora più determinato». Occorrono dunque investimenti ed unità d'intenti fra i produttori, bisogna puntare su alcuni prodotti simbolo e farne la bandiera. Questa terra può vantare prodotti di pregio come il Cruasé, la Bonarda, il Sangue di Giuda, il Buttafuoco. A Torrevilla la qualità significa Cruasé, La Genisia, Bonarda selezione, Fraseggio di Cadè, Cortese Garlà, nonché gli spumanti charmat Novemesi, Plant Doré, Raseidorato.
«Basta dunque piangersi addosso, giustificando i magri risultati con un problema solo di prezzo - conclude Saviotti - oggi in Oltrepò si propongono i vini e gli spumanti ai prezzi più bassi d'Italia, dove vogliamo arrivare continuando di questo passo? Torrevilla si promuova come azienda leader del territorio, ha dalla sua i numeri e la qualità per farlo».
E i soci sono nella stragrande maggioranza d'accordo: nessuna fusione con Terre d'Oltrepò e avanti dritti verso nuovi traguardi, soprattutto in campo estero, trovando le giuste sinergie con aziende che offrono disponibilità a mettere insieme le risorse per costruire percorsi comuni.

