In corso a Lecce (fino al 17 giugno) la seconda edizione di Apulia Wine Identity, la vetrina internazionale in cui la migliore enologia pugliese si presenta con le eccellenze dell'agroalimentare interpretate dagli chef della regione. La manifestazione è dedicata ai tre vitigni storici, il Negroamaro, il Primitivo e il Nero di Troia di cui sono state messe in degustazione oltre 250 etichette di 26 tra le maggiori aziende. Una giuria internazionale è stata chiamata a esprimere il rating sull'anteprima della vendemmia 2011 mentre 22 chef di 20 ristoranti uniti nell'Apulia Opera Food si sono esibiti in cene d'autore.

Seminari e momenti di approfondimento hanno affrontato la storia enologica pugliese e la cucina della tradizione, quella basata esclusivamente su quanto dava la terra e il mare. Ospiti d'onore della manifestazione 50 giornalisti di ogni parte del mondo che visitando le cantine hanno potuto conoscere i segreti di una enologia in costante ascesa. Al secondo anno di Apulia Wine Identity, da 21 sono diventate 26 le aziende che hanno scelto di stare insieme in un consorzio per affrontare con nuove sfide gli effetti di una crisi mondiale, proponendosi di guardare concretamente al futuro.



Sono marchi consolidati, che insieme producono 13 milioni di bottiglie l'anno, ma che tralasciando tentazioni individualiste hanno iniziato un percorso comune verso azioni di promozione - soprattutto sul mercato estero - inedito nella storia del vino pugliese. Ed è anche la prima volta che vengono coinvolte altre realtà produttive territoriali come la ristorazione e il turismo per innescare dinamiche di sviluppo comuni. Al consorzio di aziende vitivinicole Apulia Wine Identity hanno infatti aderito 20 tra i migliori ristoranti della Puglia con i loro cuochi, tra cui molti giovani, alcuni emergenti, altri più legati alla cucina di tradizione. Ma l'impegno di tutti è quello di mettere la Puglia nel piatto e nel bicchiere, per promuovere l'intero patrimonio enogastronomico regionale.

 «Con Apulia Wine Identity - ha detto il presidente del Consorzio Luigi Rubino - portiamo avanti un progetto di conoscenza, divulgazione e promozione che in Puglia non ha precedenti e che sta dando i frutti sperati grazie al sostegno di chi ha voluto condividerlo: le istituzioni regionali, il comune di Lecce e i partner tecnici come il Gambero Rosso e Unicredit. I tempi che stiamo vivendo ci insegnano come ben lavorare. è anche un atto di giustizia verso questa regione che negli ultimi 20 anni ha fatto passi da gigante dal punto di vista agricolo e vitivinicolo. Ora gli imprenditori vogliono comunicarlo alla grande platea internazionale».

Si è voluto puntare sul food perché la vocazione di accoglienza della Puglia si manifesta soprattutto a tavola, condividendo passioni e rispetto per la cultura del territorio. Solo un vino di qualità puù armonizzarsi con un piatto, esaltarne il gusto verso la ricoscibilità degli ingredienti, giocando con le similitudini e i contrasti. Gli chef, arrivati al ristorante I Vicerè di Lecce dalla costa e dall'entroterra, si sono messi in gioco interpretando ognuno in modo diverso il rapporto tra tradizione e innovazione e proponendo il loro stile. Il patrimonio ampelografico pugliese può fregiarsi di 4 Docg e di 28 Doc, a cui si sono affiancate numerose sottodenominazioni. Terra di uve solari, potenti, la Puglia si è affrancata dal ruolo di fornitrice di vino anonimo da taglio, apportatore di vigore e di alcolicità. Oggi è finalmente apprezzato proprio per la sua unicità, specialmente quello delle varietà autoctone che la natura e la sapienza agronomica dell'uomo sono riuscite a selezionare nei secoli. Con i tre grandi vitigni, Nero di Troia, Negroamaro e Primitivo, è la regione italiana col più alto potenziale di rossi, anche se negli ultimi anni si dà più attenzione ai vitigni a bacca bianca soprattutto nelle province di Brindisi e Taranto. Nel Foggiano e nel Barese, a partire da Castel del Monte, il suolo calcareo privilegia il Nero di Troia ma sono diffusi anche il Bombino Bianco e Nero, la Malvasia Banca e il Fiano. Il Salento - detto il vigneto tra i due mari - è il regno del Negroamaro, vitigno di grande versatilità tanto da essere vinificato anche in bianco e dà rosati profumatissimi. Altri autoctoni diffusi sono il Susumaniello, la Malvasia Nera e Bianca e la Verdeca.

Nel Brindisino, terra Messapica, prospera il Primitivo. Il suolo, il clima, le escursioni termiche e i venti sono fattori importanti che influiscono sul frutto della vite, spesso determinando differenze tra zone anche molto vicine. I campioni 2011 degustati en primeur dalle delegazioni straniere nel Complesso monumentale di Santa Chiara hanno in maggioranza dimostrato di saper esprimere le potenzialità dell'annata. Le degustazioni sono state precedute da relazioni sui vitigni condotte da Betty Mezzina, Duccio Armeno e Giuseppe Baldassarre. Tra le aziende riunite nel consorzio Apulia Wine Identity c'è Cupertinium, la cantina sociale di Copertino fondata nel 1935 con 36 viticoltori che si unirono per venifivare in proprio .Oggi a conferire le uve sono 350 vignaioli.

Una cantina modello è quella del Conte Spagnoletti Zeuli di Andria, un'azienda che risale al 600 e che si potrebbe definire etica, impegnata nella sicurezza alimentare, nella tracciabilità e nella tutela dell'ambiente. Grazie al fotovoltaico è autosufficiente dal punto di vista energetico. Nella Murgia nord occidentale, a Corato, c'è l'azienda Torrevento dei fratelli Liantonio che porta avanti una politica rivolta al recupero della tradizione anche con un progetto di valorizzazione di una linea di pasta. L'enologo è il giovane Massimo di Bari. Premiatissimi sono il Nero di Troia Doc Vigna Pedale e il Veritas Rosato Docg Castel Del Monte.A Barletta è presente da 4 secoli la tenuta Rasciatano, che fa vino e olio di assoluta qualità. Il progetto di vinifcare solo le uve migliori è curato dall'enologo Luigi Moio con un piano di microvinificazioni. Anche le Tenute Rubino puntano ad una vitivinicoltura d'eccellenza con 200 ettari vitati delle vigne Jaddico,Marmorelle, Uggio e Punta Aquila.

Un'evoluzione aziendale continua e accurate metodologie enologiche danno vini in cui vengono preservate ed esaltate le qualità organolettiche delle uve. Nella nuova cantina si pratica un'enologia davvero di precisione. Grandi vini insieme a grandi piatti: gli abbinamenti sono stati apprezzati, tra consensi e qualche dissenso. La kermesse gastronomica, prevista fino al 17, è stata aperta dallo chef Ippazio Turco del Ristorante Lemì di Trecase (Le) con un Calamaro ripieno di nasello su un purè di ceci acerbi e fili di barbabietola rossa e rosa. A seguire Mario di Schina del Penny di Brindisi con i Maritati ai frutti di mare e rucola. L'agnello murgiano è stato declinato in quattro composizioni da Antonio Pulini del Ristotamte le Giare di Bari ed infine il dessert alla mandorla è stato opera di Angelo Sabatelli della Masaseria Spina di Monopoli (Ba).