Asti e Moscato d’Asti, successo crescente per le dolci bollicine piemontesi
Quasi 10mila gli ettari di vigneto Moscato, il 20% del totale della superficie vitata regionale. Nel 2011 i due vini piemontesi hanno venduto 107 milioni di bottiglie ma, mentre lo spumante è cresciuto lentamente da 65 a 81 milioni di bottiglie, il Moscato è passato, in tre anni, da 8 a 26 milioni
Due vini, Asti e Moscato d'Asti, entrambi ottenuti dal vitigno aromatico Moscato bianco coltivato nei 52 comuni a sud di Asti, stanno vivendo un periodo particolarmente fortunato con un trend di vendite in costante ascesa. La fotografia del comparto è stata presentata dal direttore del Consorzio dell'Asti e del Moscato d'Asti, Giorgio Bosticco, nel corso dell'incontro 'Le dolci bollicine di successo” organizzato da Confagricoltura Asti, Cuneo ed Alessandria in collaborazione con il Consorzio dell'Asti presso la barricaia Cantine Fratelli Martini Secondo Luigi di Cossano Belbo (Cn), che ha visto la partecipazione di 450 persone tra produttori, giornalisti ed esponenti del settore.Quasi 10mila gli ettari di vigneto Moscato che rappresentano il 20% del totale della superficie vitata regionale; nel 2011 i due vini hanno venduto 107 milioni di bottiglie ma, mentre lo spumante è cresciuto lentamente da 65 a 81 milioni di bottiglie, il Moscato d'Asti è passato, in tre anni, da 8 a 26 milioni, una crescita determinata dall'aumento della resa per ettaro fino a 115 quintali di uva. Il paese con i maggiori consumi dell'Asti è la Germania, mentre gli Stati Uniti sono il mercato di maggior interesse per il Moscato d'Asti.
Due vini con caratteristiche diverse: l'Asti è uno spumante prodotto con il metodo di vinificazione Charmat, mentre il Moscato è a tappo raso con una gradazione alcolica inferiore e molto più dolce. Secondo tutti i partecipanti alla tavola rotonda, condotta da Bruno Vespa, i risultati positivi ottenuti dal comparto si devono all'attività della commissione paritetica sul Moscato, un tavolo di filiera del quale fanno parte case spumantiere, vinificatori, cantine cooperative e vignaioli, e che per ogni stagione fissa rese e prezzi ad ettaro per garantire un reddito agricolo decoroso e remunerativo.Ma questo non è sufficiente, rimangono alcuni punti di debolezza che sono stati evidenziati nel corso del dibattito: il consumo dell'Asti risulta essere debole in Italia dove questo prodotto è venduto principalmente nella grande distribuzione durante il periodo natalizio in promozione con il panettone e spunta un prezzo troppo basso; per il Moscato occorre rafforzare l'unicità di questo vino dovuta alla sua specifica territorialità e alla freschezza di aromi garantita da un disciplinare di produzione proprio nei mercati in cui è leader per non essere schiacciato dalla concorrenza con altri moscati.

Quali le soluzioni? Bruno Vespa (nella foto, al centro) suggerisce di vendere meglio l'immagine elevando il prezzo di vendita mentre per il direttore del Consorzio occorre disporre di un prodotto di qualità superiore ed essere presente nelle enoteche e nei ristoranti di fascia alta, un via libera a quell'Asti superiore di cui si parla da tempo e cercare di destagionalizzare il prodotto con nuove modalità di consumo.
Alla tavola rotonda erano presenti: Gianni Martini (nella foto, secondo da sinistra), presidente della Fratelli Martini; Mario Guidi (nella foto, secondo da destra), presidente nazionale di Confagricoltura; Gianni Marzagalli, manager Campari e recentemente nominato presidente del Consorzio dell'Asti; l'assessore all'Agricoltura della Regione Piemonte, Claudio Sacchetto (nella foto, primo a destra), e Jean Jaques Dubeau (nella foto, primo a sinistra), direttore generale Italia del Gruppo Campari. In videoconferenza è intervento anche Paolo De Castro, presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.


