Liberalizzazioni sull'impianto di vigneti Vantaggio o penalizzazione?
Oggi non è possibile piantare un vigneto, a meno che non si acquisti il “diritto” di farlo da un altro produttore che ha espiantato la stessa superficie. Questa situazione rischia però di cambiare, grazie al Parlamento europeo. Il timore è che si vada a penalizzare la viticoltura di qualità
Adriano Orsi, presidente del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, ha commentato la discussione di recente svoltasi a Bruxelles nell'ambito del Gruppo di Alto livello sulla liberalizzazione degli impianti, dicendo: «Se l'Europa procederà sulla strada della liberalizzazione dei diritti di impianto, il prezioso patrimonio vitivinicolo italiano correrà il rischio di una vera e propria delocalizzazione».Oggi, infatti, non è possibile piantare un vigneto, a meno che non si acquisti (spesso a caro prezzo) il 'diritto” di farlo da un altro produttore che ha espiantato la stessa superficie. L'idea che questo sistema venga abolito ha gettato nello sconforto tanto i produttori, preoccupati di perdere quote di mercato a vantaggio di nuovi viticoltori, quanto le organizzazioni agricole, che sull'intermediazione delle compravendite dei diritti hanno costruito non poche fortune.
«Se passa la decisione della liberalizzazione - spiega Orsi - già a partire dal 2015 le produzioni potranno essere impiantate ovunque, in relazione all'andamento della domanda e dell'offerta. La viticoltura di qualità dei nostri innumerevoli presidi collinari e di montagna rischierebbe di non essere più premiata, perché prodotta con costi troppo alti che il mercato 'libero” non sarà più in condizione di riconoscere».
«Con la liberalizzazione - ha proseguito Orsi - avremo inoltre un incremento indiscriminato ed incontrollato di produzione di vino sul mercato, con l'inevitabile conseguenza di un crollo dei prezzi di vendita».

