Che dire? Sapevamo da tempo che il Lugana, se fatto bene, è un vino da invecchiamento che col tempo migliora e sale nella graduatoria enoica. E quello di Provenza è fra i migliori di questa terra, diventata fra le più celebrate a livello nazionale al punto che in negli ultimi 5-6 anni la produzione riconosciuta dal Consorzio è praticamente raddoppiata, raggiungendo i 10 milioni di bottiglie. Ma alla fine siamo rimasti comunque stupiti, in positivo, dall'interessante verticale della selezione Fabio Contato, praticamente dalla sua prima bottiglia (1997) ad oggi.

Con un trio di esperti d'eccellenza a guidare la degustazione (Marco Sabellico, Gambero rosso, Massimo Zanichelli, Espresso, e Luca Gardini, miglior sommelier del mondo Wsa), ed una platea di soli esperti, Fabio Contato ha rischiato grosso, ma ha vinto la sfida. Il 'suo” Lugana in 15 anni è certamente cambiato nello stile e nella presentazione (sia per l'ulteriore maturazione dei vigneti, sia per una progressiva riduzione dell'uso del legno), ma l'eleganza che anno dopo anno di voleva raggiungere è percepibile in ogni bottiglia, così come il carattere (che il produttore rivendica come sua creatura …).

Se dunque il Lugana rappresenta oggi uno dei 7 territori del vino ritenuti più interessanti in Italia, l'etichetta Fabio Contato di Provenza ne è un po' la cartina di tornasole, con il suo giusto mix fra sapidità e frutto, capace di affrontare la sfida del tempo, tanto da avvicinare questo vino ad alcuni grandi cugini francesi di cui si bevono solo annate vecchie … E pensare che fino ad una ventina di anni fa il Lugana era un vino da prezzo, usato per allungare l'offerta di vino ai turisti tedeschi con un bianco da bere subito.

In una verticale dal 1997 al 2009 (escluse le annate 2000 e 2005) è difficile poter fare una graduatoria, ma un riconoscimento speciale va sicuramente attribuito al primo nato la cui mineralità ancora intatta supera un inizio di ossidazione e in bocca rivela una ricchezza organolettica simile a quella di alcuni champagne ormai svaporati…

In genere tute le annate rivelano grande persistenza, e chi più chi meno forte mineralità e concentrazione di frutto. Si avverte anche il progressivo passaggio dall'iniziale utilizzo di barrique nuove all'80% al 30% delle ultime due annate: un uso del legno che attenua alcune ossidazioni valorizzando semmai il tono un po' fumé. è il caso del '99. E col calo dell'uso di legno nuovo si avverte anche un cambiamento di colore che negli anni è passato da un quasi oro rosso ad un oro brillante ma molto chiaro.

Un grande vino è poi il 2006, con una percentuale d'uso di barrique nuove al 50%, e che, anche se un po' corto in bocca, rivela grande maturità e un'incredibile freschezza con forte aroma vegetale, di oliva, di balsamico che ben si sposa alla concentrazione. Un vino superiore per intensità ai successivi 2007 e 2008, mentre sta alla pari col 2009 che rappresenta una vera svolta per i profilo organolettico. L'ultimo nato sembra il giusto campione di un grande vino con burrosità, speziature e mineralità. Ha una grossa spalla data un sapiente uso del legno e una grande finezza che si accompagna bene all'energia tipica di questo vino.