Associazione Vitivinicoltori nel tempo. Acini di storia italiana ora tutelati
Una realtà fragile quella della vigne storiche, che merita di essere tutelata da un'associazione apposita, soprattutto in periodo di crisi. Ecco allora nascere "Vitivinicoltori nel tempo", per tutelare le colture centenarie e invogliare i giovani a continuare un'attività altrimenti "svantaggiosa"

L'idea di porre attenzione a 'Le vigne storiche” nasce all'interno dell'Associazione nazionale delle città del vino, l'originale idea di Elio Archimede, che avevamo promosso e diretto dalla nascita a Siena (21 marzo 1987) fino agli inizi degli anni '90. è alla fine di questa esperienza che, con l'allora presidente Luca Bonechi, si è pensato di porre l'attenzione a questa realtà pensando di prendere un'iniziativa e di coinvolgere i massimi esperti del mondo vitivinicolo.
Era il 1992 quando abbiamo lasciato la direzione dell'Associazione nelle mani di Paolo Benvenuti, tuttora coordinatore di una realtà che ha svolto i suoi compiti statutari e continua a sviluppare un importante ruolo soprattutto nel campo della comunicazione del vino italiano di qualità e dei territori di origine.Questa nota trova l'Associazione delle Città del vino, presieduta dal sindaco di Suvereto (Li), Giampaolo Pioli, nel pieno dei festeggiamenti dei suoi venticinque anni di vita a Siena, là dov'è nata e opera.
Nel 1993, precisamente il 20 giugno, l'Associazione organizza il Convegno 'I vigneti storici in Italia, un patrimonio da tutelare e valorizzare” a Torrazza Coste in provincia di Pavia. Insieme al presidente Bonechi e al coordinatore dell'associazione, Benvenuti, erano presenti, nella veste di relatori, Mario Fregoni, professore dell'Università Cattolica di Piacenza; Attilio Scienza, professore all'Istituto di Coltivazioni arboree dell'Università di Milano; Alberto Vercesi dell'Istituto di Friuli-viticoltura dell'Università Cattolica di Piacenza; Mario Falcetti del gruppo di ricerca in vitivinicoltura dell'Istituto di San Michele all'Adige (Trento); il direttore aggiunto de l'Institut national des appelations d'origine (Inao).
Dagli atti di quell'incontro, pubblicati poco dopo dall'Associazione delle Città del vino, che aveva ancora la propria sede presso l'Ente mostra vini - enoteca Italiana di Siena di cui ero segretario generale, si possono leggere relazioni molto interessanti che hanno contribuito non poco nella mia iniziativa di portare avanti l'idea di un'Associazione di produttori delle vigne storiche.
Due le ragioni: non veder sparire quelle poche rimaste e dare a quanti da generazioni coltivano questi monumenti culturali, ambientali e produttivi, uno strumento che, attraverso la promozione e valorizzazione dei loro vini da vigne storiche, fosse in grado di sostenerli nel difficile compito di salvaguardia e tutela di una realtà produttiva di straordinario interesse. Una realtà, però, fragile di fronte all'incalzare di una crisi dell'agricoltura e, anche, della vitivinicoltura con il rischio di un abbandono dei territori marginali e, comunque, più difficili per la continuità di un'azienda coltivatrice in mancanza di un reddito adeguato e tale da invogliare i giovani a rimanere e lavorare la vigna.Grazie all'allora Assessore all'agricoltura della regione Campania, Vincenzo Aita, ed ai suoi collaboratori Mariella Passari, Michele Manzo e Alberto Ziello, e, grazie al direttore dell'Appennino Meridionale, Raffaele Beato, siamo riusciti a trasformare in progetto l'idea di un'associazione che è stata denominata 'Vitivinicoltori nel Tempo”, con l'acronimo Vi.Te. che sta anche a significare 'I Vini del Tempo”.
Dallo scorso luglio Vi.Te, affidata alle cure di una giovane imprenditrice, Daniela De Gruttola, è una realtà che coinvolge i territori delle cinque provincie della Campania, con sette aziende in provincia di Avellino, due in quella di Benevento, cinque tra Napoli, Pozzuoli e Ischia, tre tutte di Tramonti in provincia di Salerno e una a Castel Campagnano, sempre in provincia di Salerno.
La scoperta di ben 32 straordinari monumenti naturali, tra viti e vigne, tutti già catalogati, che sono tanta parte di quella vitivinicoltura eroica, patrimonio incommensurabile sotto l'aspetto paesaggistico, ambientale, della biodiversità e delle pratiche colturali, storico, culturale, oltre che delle peculiarità organolettiche dei vini prodotti.
Una grande opportunità nel campo della comunicazione del vino e del territorio che, là dove si è saputo cogliere il valore di quest'abbinamento, sta determinando il rilancio di territori, come dicevamo, diventati marginali e di vini dimenticati.
Ed è la comunicazione lo scopo principale di 'Vi.Te”, con le sue vigne di oltre un secolo di vita; i cappi di oltre 30 cm di diametro e le chiome che sviluppano una circonferenza spettacolare sul golfo di Napoli o di Salerno, non lontano dal Taburno, là dove da millenni si produce il mitico Falerno e, in quella terra ricca di bontà, l'Irpinia, dove, insieme al gande Taurasi, al Greco ed al Fiano, si trovano castagne, nocciole, funghi, tartufi che, con altri prodotti, esaltano la delicatezza di una cucina dalle antiche tradizioni.


