San Lorenzo 2008 della piccola cantina etnea Girolamo Russo, Faro Palari 2008 dell'azienda agricola Palari, e Vrucara Nero d'Avola 2008 di Feudo Montoni. Questa la Sicilia in copertina che apre il servizio di Monica Larner sui Red Hot Sicily Wine in uscita sul numero di aprile di Wine Enthusiast.


Tre vini che sintetizzano al lettore cosa è davvero la Sicilia del vino. Non quella dei grandi brand, ma quella delle piccole realtà, degli uomini e delle loro storie. Nell'articolo la giornalista parla di sex appeal dei vini siciliani come qualcosa di difficile da definire perché determinato da tantissime variabili unite in un'identità ben precisa.

Nell'articolo si delinea una Sicilia sinonimo sempre di più di vino 'naturale” nel senso di fedele espressione del luogo in cui il prodotto nasce, oltre ogni concezione di biologico o di biodinamico.

I tre produttori da copertina sono Giuseppe Russo, della piccola cantina Girolamo Russo, Salvatore Geraci, dell'Azienda agricola Palari, e Fabio Sireci, di Feudo Montoni: uomini che operano in realtà lontane tra loro, ciascuno con la propria filosofia ma tutti e tre esponenti di un modo di fare vino che sta cominciando a convincere grazie a uno stile siciliano riconoscibile.


E l'Etna ne è diventato oramai il portabandiera: «Sicuramente è una scoperta degli ultimi anni, si sta affermando come la realtà vinicola più interessante della Sicilia e non solo. Probabilmente perché rappresenta la dimensione naturale del vino per eccellenza. Ma questo vale anche per gli altri territori dell'Isola. è il lavoro dei piccoli produttori, delle piccole aziende, che creano come fa l'artista, che sta cominciando ad essere capito e apprezzato. Il territorio nei vini dell'Etna e siciliani in genere si manifesta in modo prepotente, chi li beve non può che rimanere colpito”, commenta Giuseppe Russo.
 
Per Salvatore Geraci: «L'attenzione della stampa estera e del mercato in genere si è accesa proprio sulla capillarità delle presenze che caratterizzano i territori. Ogni produttore è un'espressione specifica del suo terreno, così dobbiamo definirlo. Il territorio lo fanno proprio le piccole aziende. Non si può prescindere da esse se si parla di Sicilia. Perché l'Isola è fatta di microcosmi. Se si parla di specificità nazionale diventa invece qui tipicità, data da vitigni diversi. Ma bisogna stare attenti a non imbastardirli. Il concetto di autoctono non è legato alla pianta ma all'uomo che la cura in quel determinato territorio dove la storia si lega proprio a quel vitigno».
 
Fabio Sireci esalta così il valore aggiunto della regione «L'attenzione nei riguardi della Sicilia credo sia fisiologica. La nostra Isola ha una grande potenza. Come scrive la Larner è il sex appeal della terra. Si può manifestare a diverse velocità. C'è il sex appeal dei micro territori, della personalità del produttore. Il piccolo produttore non ha paura di proporre se stesso, questo è il suo asso nella manica. Non ha paura di proporsi senza il make up. E costringe chi vuole capire un po' più di Sicilia a venirci per scoprirla. Ma serviamo tutti per promuoverla. Servono le grandi aziende marketing oriented e servono i vigneron, solo tutti insieme possiamo vincere la competizione nel mondo, dobbiamo dialogare e proporci da siciliani intelligenti».