Il dolce sapore della Vespaiola inebria assaggiatori e... insetti
Il vitigno Vespaiola a bacca bianca è coltivato nella fascia collinare dell’alto Vicentino. Il nome deriva dalla dolcezza delle sue uve che le rendono particolarmente gradita alle vespe. La spiccata acidità della Vespaiola permette anche di produrre un’interessante bollicina, oltre all'appassimento
Il vitigno Vespaiola a bacca bianca è coltivato nella fascia collinare dell'alto Vicentino, solcata dai fiumi Astico e Brenta, fra Thiene e Bassano del Grappa. Le origini del vitigno sono incerte: forse francese, forse meridionale, alcune fonti dicono sia stato importato in zona verso il XV secolo quando i veneziani impiantarono una nuova produzione di vino. Il nome deriva dalla dolcezza delle sue uve, che le rendono particolarmente gradite alle vespe. La prima citazione la troviamo ne 'Il Roccolo”, componimento in rima di Aureliano Acanti pubblicato nel 1754, una specie di guida ai vini della provincia di Vicenza, successivamente nel 1875 dagli ampelografi Giuseppe Acerbi e Di Rovasenda e nel 1905 da Giulio Da Schio. In purezza è presente nelle Doc Breganze Vespaiolo e Breganze Torcolato.
Per la produzione del Torcolato i grappoli torcolati (annodati) a degli spaghi venivano appesi alle travi del soffitto dei granai e lasciati appassire fino a gennaio. La spiccata acidità della Vespaiola permette anche di produrre un'interessante bollicina. Anche in altre parti d'Italia si possono trovare vitigni dal nome analogo che si possono accomunare per la predilezione delle vespe alla sua ricchezza in zuccheri.
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