Dopo il Colleoni, la Bergamo enologica punta anche sul Gioppino
Ad Alzano Lombardo, nel Bergamasco, è nata la “Associazione dei vitivinicoltori bergamaschi”, con relativo statuto e prossima iscrizione alla Camera di commercio. Per il neo presidente Paolo Bendinelli l'associazione va a colmare un primo grande vuoto lasciato dalle restrizioni imposte ai Consorzi
Gioppino contro Colleoni. Invece del bastone e della spada, bottiglie di vino? Sarà questa rivalità il futuro dell'enologia bergamasca? è presto per dirlo, ma di sicuro c'è che, da alcuni mesi, il mondo del vino bergamasco è in fermento. L'ultima novità è datata 31 gennaio 2012. In un ristorante di Alzano Lombardo (Bg) - si legge nel verbale - è stata costituita la 'Associazione dei vitivinicoltori bergamaschi”, con relativo statuto e prossima iscrizione alla Camera di commercio. Presidente è stato eletto l'avvocato Paolo Bendinelli (nella foto), noto produttore di vino (azienda La Brugherata di Scanzorosciate), già presidente per anni del Consorzio Tutela Moscato di Scanzo e artefice dell'ottenimento della Docg per il pregiato vino prodotto sulle colline scanzesi. Nel consiglio di amministrazione figurano Renato Rovetta, Giuseppe Isacchi, Mario Spreafico e Frida Tironi (quest'ultima direttore dell'azienda La Brugherata).Nel giro di nemmeno due anni il mondo enologico bergamasco ha visto alcuni cambiamenti importanti. Nell'aprile 2010 c'era stata la sostituzione dello stesso Bendinelli alla presidenza del Consorzio Moscato di Scanzo e nel settembre 2011 il conte Bonaventura Grumelli Pedrocca ha lasciato il vertice del Consorzio Valcalepio.

Pochi mesi fa lo stesso Bendinelli si era fatto promotore di una 'Associazione Amici del Moscato - Scanzorosciate” (basta 1 euro per iscriversi) che riunisce tutti coloro che hanno a cuore le sorti della enologia bergamasca e vogliono partecipare a riunioni periodiche (a tavola o nelle cantine) per degustare e promuovere i vini bergamaschi. Presidente è stata nominata Frida Tironi. Se questa poteva essere poco più che una associazione di buongustai, la nuova iniziativa punta più in alto. Ed ha scelto anche un nuovo logo: non più il Colleoni, simbolo del vino Valcalepio, ma il Gioppino.
Lasciamo la parola allo stesso Bendinelli: «L'iniziativa parte dalla sentita esigenza di più produttori del Valcalepio e del Moscato di Scanzo, ma anche di consumatori e soprattutto della ristorazione. L'associazione va a colmare un primo grande vuoto che è un corretto rapporto di reciproca conoscenza e sinergia tra produttori e consumatori. I consorzi si sono dovuti adeguare con i loro statuti a quanto prevede il Ministero e con l'istituzione di un ente terzo, Valoritalia, hanno perso gran parte dei lori poteri propositivi e associativi e comunque anche nei compiti di istituto sono grandemente svuotati di poteri, di significato e di iniziative. In attesa di una riforma normativa in tema specifico, soltanto le associazioni tra produttori e consumatori costituiscono veicoli snelli di promozione, divulgazione e ricerca».
«Nessuna contrapposizione tra l'associazione e i consorzi: i secondi - continua Bendinelli - nel loro operare sono regolati dalla legge e, se vogliamo, alquanto ingessati; al contrario, le prime sono associazioni molto più elastiche e libere. Vi è piena compatibilità a che un'azienda sia associata a un consorzio e anche ad un'associazione: i fini sono completamente diversi. Non dimentichiamo che molte Doc e Docg, soprattutto in centro Italia e per tutti valga l'esperienza del Brunello di Montalcino, da sempre sono affiancate da libere associazioni tra produttori e consumatori. La necessità della viticultura bergamasca va ricercata in una caratterizzazione, che riguarda soprattutto il Valcalepio. Bisogna con coraggio prendere atto che negli anni '60-'70 fu inventata una Doc utilizzando dei vitigni internazionali, senza ricercare una particolarità o un espressione del territorio. Basta fare un confronto tra i risultati ottenuti nella Franciacorta, coeva per nascita al Valcalepio, per verificare l'enorme differenza e quindi il notevole lavoro che aspetta l'enologia bergamasca».Bendinelli ha fondato tempo fa anche la 'Associazione produttori Vermiglio di Roxia”, che stanno sperimentando l'utilizzo del vitigno Moscato di Scanzo, senza appassimento, per ottenere vini da tavola più tipici del territorio.
A sottolineare ancor più il distacco - almeno per ora - dai consorzi, Bendinelli ha annunciato che la sua azienda, insieme alla 'Savoldi”, pure di Scanzorosciate, faranno stand a sé al prossimo Vinitaly di Verona, dando ospitalità anche alla Associazione amici del Moscato e ai produttori di Vermiglio.
Da noi interpellata per una risposta, la presidente del Consorzio tutela Moscato di Scanzo, Angelica Cuni, ha preferito non commentare, lasciando la risposta a una prossima riunione del direttivo del Consorzio.
LA RISPOSTA DEL CONSORZIO VALCALEPIO
Enrico Rota (nella foto), presidente Consorzio Valcalepio, difende a spada tratta la scelta fatta per la Doc Valcalepio. «Negli anni ‘60 e ‘70, tecnici, enologi, ma soprattutto produttori, hanno dato origine alla Doc di Bergamo, il Valcalepio, utilizzando 'l'uva del vigneto sotto casa”, non importava se fosse coltivata anche in Francia, Germania o Argentina. La Doc nasce dall'esigenza di tutelare e promuovere il vino prodotto dai bergamaschi con l'uva che da sempre coltivavano. Quella stessa (Merlot e Cabernet) che negli anni ‘80 è stata impiantata in tutta Italia perché considerata migliorativa (e a Bergamo già la avevamo, siamo stati precursori). Notiamo la tendenza, tutta bergamasca, a dare minor rilevanza a quanto di prezioso possediamo, a favore di fantasiosi fuochi di paglia: nessuno nella vicina Franciacorta si sognerebbe di screditare il bene più prezioso, lo Chardonnay, solo perché è un vitigno internazionale. Pur vivendo in un'epoca in cui le barriere tra gli stati sono cadute e i più si considerano cittadini del mondo, per qualcuno il termine internazionale è diventato un'offesa».LA RISPOSTA DELLA ASSOCIAZIONE VIGNAIOLI BERGAMASCHI
Sergio Cantoni (nella foto) è direttore del Consorzio Valcalepio e della Associazione vignaioli bergamaschi. Questa la sua posizione: «Le associazioni, di qualunque genere esse siano, nascono per due motivazioni principali: come risposta a un bisogno non soddisfatto di aggregazione di parti sociali o commerciali; come mezzo attraverso il quale creare nuovi seggi per poter assegnare nuove cariche di ‘presidente' a chi ne senta la necessità. Posto che a Bergamo, un'associazione dei produttori della Valcalepio esiste già dai primi anni ‘80 (mutatasi nel 2006 in Vignaioli bergamaschi per necessità legislative) e che proprio tale associazione è stata per anni l'unica riconosciuta ufficialmente dalla Regione Lombardia, dobbiamo dedurre che la nascita di ulteriori qualsivoglia associazioni delle stesso genere e tipo rispondono ad altre necessità rispetto a quelle del bisogno di associazione e confronto tra produttori e consumatori. è sempre più facile, invece di impegnarsi nel migliorare (tramite il confronto e il dialogo) quanto già esistente, creare ex-novo un duplicato (sempre sperando che i risultati non peggiorino invece di migliorare o eguagliare quelli dell'ente pre-esistente) e millantare un'idea originale e alternativa a qualcosa che esiste da talmente tanto tempo da essere ormai profondamente radicato nella realtà quotidiana degli agenti coinvolti. La Vignaioli bergamaschi è una cooperativa che riunisce i viticoltori bergamaschi e li assiste per la parte tecnica e commerciale (in Italia e all'estero). Inoltre da circa due anni si occupa anche della commercializzazione diretta (in Italia e all'estero) per i viticoltori che abbiano necessità e ne facciano richiesta». Articoli correlati:
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