Si può migliorare la qualità dell'ambiente in cui viviamo anche bevendo birra. Lo ha dimostrato la Carlsberg, che nel suo storico Teatro Centrale di Roma ha presentato 'Modular 20”, una nuova tecnologia che consente di spillare la birra senza emissioni di anidride carbonica dannosa per l'ambiente e causa principale dell'effetto serra.

Applicata alla cosiddetta birra alla spina e non alle normali bottiglie, consente la sostituzione dei classici fusti in acciaio con quelli in Pet, plastica completamente riciclabile, e non aggiunge CO2 per facilitare l'uscita del liquido.

Sembra impossibile, ma questa tecnologia, già ampiamente testata e sottoposta al giudizio di assaggiatori, consumatori ed esercenti, in un anno può far risparmiare a Roma 180.458 Kg di CO2 che corrisponde alla quantità che sarebbe assorbita da una superficie di alberi di un'estensione pari a 6,2 volte quella di Piazza San Pietro.

E se tutto il mercato di birra alla spina di Roma decidesse di seguire questa svolta, nello stesso periodo i polmoni della capitale sarebbero più leggeri di circa 9.576.600 kg di CO2. è come regalare alla città eterna 383mila nuovi alberi, estesi su una superficie pari a quasi 22 volte la Città del Vaticano.

Questi i dati sconcertanti che emergono dallo studio effettuato dall'Iefe, l'Istituto di economia e politica dell'energia e dell'ambiente dell'Università Bocconi di Milano, calcolando i consumi di birra registrati nel 2011 dai locali romani che hanno già adottato la nuova tecnologia.

Alberto FrausinMa quello che più conta per gli amanti delle bionde, è che il prodotto, oltre che ecosostenibile, è organoletticamente perfetto, di qualità superiore, con una freschezza maggiore e più duratura (31 giorni al posto dei 4 tradizionali una volta aperto il fusto).

Anche al Temporary Bar Carlsberg di Milano, da giugno, la nuova birra spillata senza aggiunta di anidride carbonica è stata degustata da oltre 15mila consumatori, mentre il Teatro Centrale romano ha colto l'occasione per un restyling, adottando il concetto della Drink Different Area e scegliendo la Carlsberg spillata col 'Modular20”.

«L'innovazione - ha detto Alberto Frausin (nella foto), amministratore delegato di Carlsberg Italia - non può essere che la conclusione di un lungo lavoro di ricerca, e infatti il nostro risale al 2007, quando abbiamo cominciato a studiare una tecnologia che fosse in grado di offrire un prodotto di qualità eccellente e al tempo stesso meno impattante per l'ambiente».

Ha proseguito Frausin: «Oggi siamo particolarmente orgogliosi che sia proprio Carlsberg in Italia a guidare questo processo di cambiamento, assumendo una leadership di grande responsabilità e importanza. Di questo devo dare merito anche ai tanti imprenditori locali che hanno deciso di scommettere sulla nostra nuova proposta e di premiare la nostra qualità, anche a fronte di quelle complessità che l'innovazione porta inevitabilmente con sé».

Benvenuto quindi al bombolone blu di Pet che pesa solo 230 grammi ed è usa e getta e riduce i costi di trasporto, a differenza dei pesanti fusti d'acciaio, che devono essere ritrasportati in azienda, lavati, sterilizzati e provvisti di una nuova capsula.

Una formula innovativa, questa di 'Modular 20”, ma il nuovo contenitore usa e getta non è in controtendenza in un momento in cui si cerca di ridurre i rifiuti e in cui la plastica è sotto accusa? Per Fabio Iraldo della Iefe della Bocconi, il nuovo fusto è eliminabile attraverso i normali canali di smaltimento e completamente riciclabile. Prima di produrlo sono state studiate persino le aperture dei cassonetti per la raccolta differenziata in tutt'Italia e il 98% sono risultate idonee a introdurlo e contenerlo.

Del resto una rete di raccolta organizzata dalla Carlsberg avrebbe avuto il risultato di aumentare l'inquinamento a causa del il trasporto. Del nuovo sistema si è detto soddisfatto anche l'assessore al'Ambiente del comune di Roma, Marco Visconti, che ha annunciato proprio per il 15 marzo il lancio del Manifesto per la sostenibilità ambientale della città eterna.

Carlsberg entra nella storia della birra italiana quando, nel 1975, siglò un accordo con uno dei maggiori produttori nazionali, Industrie Poretti, per la produzione e commercializzazione dei due marchi Tuborg e Carlsberg (storiche aziende danesi che si unirono nel 1970). Negli anni il gruppo Carlsberg acquisì quote dell'azienda Poretti sino ad arrivare al 1998 quando il nome del gruppo italiano fu cambiato in Carlsberg Italia e nel 2002 divenne di proprietà totalmente danese.

Oggi l'azienda produce e commercializza circa 1 milione di ettolitri di birra a marchi Carlsberg, Carlsberg Elephant, Carlsberg Special Brew, Tuborg, Tuborg Light, Corona-Extra, Birrificio Angelo Poretti (Splügen, Originale Chiara, Bock Chiara, Bock Rossa), Kronenbourg 1664, Grimbergen, Holsten, Tucher, Negra Modelo, Modelo Especial, Devil's Kiss, Super Devil's Kiss, Feldschlösschen.

Alla presentazione romana non poteva che essere ribadita la filosofia dell'azienda con quelle 'golden words”, quelle parole d'oro del fondatore J.C. Jacobsen, incise nel 1882 sul Dipylon Gate all'entrata di Carlsberg a Copenaghen: «L'obiettivo di Carlsberg Breweries è quello di sviluppare l'arte di produrre birra al massimo grado di perfezione, a prescindere dall'immediato profitto, in modo tale che propri prodotti vengano riconosciuti come modelli di qualità e, attraverso questi esempi, garantiscano una produzione di birra di livello elevato».