Un italiano stappa all'anno almeno 18 bottiglie di vino certificate da Valoritalia, e nel mondo una etichetta su 7 gode delle stesse garanzie di qualità. Lo ha detto con soddisfazione Luigino Disegna (nella foto, a sinistra), presidente di Valoritalia, che con il consigliere Ezio Pelissetti ha presentato a Roma, all'Hotel Baglioni, il consuntivo annuale della società leader nelle attività di controllo delle denominazioni, nata nel 2009 dall'esigenza di adeguamento al sistema disposto dalla nuova Ocm vino sull'obbligo della terzietà nel sistema dei controlli per la certificazione dei vini di qualità. Oltre ai soci di riferimento, Csqa certificazioni e Federdoc, la sua compagine societaria è stata allargata all'Unione italiana vini (Uiv).

Luigino Disegna ed Ezio Pelissetti

«Un felicissimo connubio di competenze al servizio del settore vinicolo nazionale che mette al servizio delle imprese le eccellenze dei tre partner - ha sottolineato Luigino Disegna - con il passaggio da una logica di controllo a uno strumento attivo per la valorizzazione del vigneto Italia». Solo nei primi dieci mesi del 2012 sono stati effettuati controlli su 176 denominazioni (131 Doc e 45 Docg) con una copertura di circa il 75% della nostra produzione a denominazione: praticamente 8.318.761 ettolitri di vino corrispondenti a 1.109.216.133 bottiglie. Inoltre nello stesso periodo sono stati prelevati 35mila campioni per effettuare le analisi chimico fisiche ed organolettiche per l'ottenimento dell'idoneità alla denominazione.

Dall'agosto 2012 inoltre Valoritalia è stata chiamata per la prima volta, nel rispetto del nuovo piano ministeriale, a garantire l'attività di controllo di 41 vini Igp che rappresentano il 50-60% della produzione nazionale. Dalla stessa data ha ancora aumentato il proprio raggio di azione con il riconoscimento ministeriale, sempre in base alla normativa comunitaria, a operare sul biologico. Il nuovo regolamento impone una serie di divieti e restrizioni all'uso delle pratiche, dei trattamenti e dei processi enologici previsti dalle norme generali perché considerati troppo invasivi per il mantenimento dell'integrità della materia prima.

Sui punti di forza di Valoritalia (anzitutto l'uniformità dell'applicazione dei controlli a tutte le aziende e garanzia della terzietà a livello nazionale evitando i localismi) si è espresso il consigliere Ezio Pelissetti (nella foto, a destra), presentando la seconda edizione del volume 'Le Docg e le Doc di Valoritalia”, 290 pagine, al servizio delle imprese. Si tratta di una vera e propria banca dati che quantifica, regione per regione e con tabelle riassuntive, la situazione produttiva, le rivendicazioni, gli imbottigliamenti e le giacenze di ogni singola denominazione di origine. La pubblicazione è stata presentata come mezzo valido e utile per la programmazione delle attività e delle strategie di tutte le aziende e consorzi di tutela per gestire le fasi di produzione, stoccaggio,promozione e investimenti futuri.

Interessante uno dei dati che emergono dalla pubblicazione: per la prima volta calano gli imbottigliamenti per quasi tutte e denominazioni. Nel 2011 sono state 8.318.761 mentre alla fine di ottobre 2012 erano 6.545.565. In controtendenza solo due denominazioni: Lugana Doc e Morellino di Scansano Docg. Le visite ispettive sono state 21.598 di cui 13.959 in vigneto e 5.835 in cantina (2.456 per la categoria Vinificatori e 3.379 per quella degli Imbottigliatori). Limitate le irregolarità: 114 le non conformità lievi (più che altro inadempienze) e 1.129 le gravi.

Apprezzamento per l'attività di Valoritalia è stata espressa da Laura Marisa La Torre del ministero delle Politiche agricole. «Nessuno - ha detto - deve temere i controlli: un agroalimentare di qualità è l'unico possibile, E' l'eccellenza che può contribuire a farci uscire dalla crisi».

Per Riccardo Ricci Curbastro, presidente di Federdoc, deve esserci in tutti più consapevolezza del valore della tutela che viene garantita sia al produttore che al consumatore. «è una tutela - ha detto - che non deve essere percepita come un ulteriore balzello. L'Italia è l'unico Paese al mondo che conta così tutte le sue bottiglie, grazie al lavoro che è stato fatto in molte direzioni per mettere insieme questo patrimonio di conoscenze e di serietà. E questo patrimonio va venduto, perché è un valore aggiunto Su questo abbiamo bisogno di investire, ma dobbiamo anche convincere le istituzioni a farlo perché il peso non può stare solo sulle spalle dei produttori».