Bollicine, prezzo e ritualità condizionano i consumi in Italia
Un sondaggio dell’Osservatorio vini spumanti rivela un leggero recupero degli acquisti di bollicine in ambito domestico. Emerge anche che il prezzo fra 4 e 7 euro fa aumentare gli atti di acquisto, quindi i volumi.
Nel 2012 saranno meno di 38 litri/anno il consumo di vino pro-capite, di cui 2 litri/anno di spumanti e 3,9 litri/anno di frizzanti. In 25 anni, una generazione, il crollo è stato del 50%. Motivi diversi, ma da due anni a questa parte il prezzo al consumo ha fatto la differenza dei consumi. C’è chi ha rinunciato all’acquisto, chi ha ridotto il numero di acquisti nell’anno, chi ha aumentato le visite in azienda. Il calo dei volumi nel 2012 in gran parte sono da imputare ai prezzi.

Solo negli ultimi giorni si notano nella Gdo, non per tutte le tipologie e per tutte le marche, un calo dei prezzi anche intorno al 30-45% rispetto al prezzo di settembre-ottobre. Il 60% degli acquisti di bollicine avviene in Gdo, con azioni promozionali di prezzo continue, fra marchi ed etichette diverse, che durano anche lunghi periodi, o su contingenti limitati. In ogni caso il giro d’affari in Gdo per i vini spumanti, nel 2012 non è calato rispetto al 2011, anzi si ha un incremento, a scapito dei volumi.
Calo dei consumi contenuti, se non addirittura in crescita, per le tipologie di bollicine nelle proprie aree di produzione. I maggior cali in Italia si registrano nelle regioni del Centro e del Sud, anche intorno al 10-12%, a svantaggio maggiore per le bollicine metodo classico e quelle di fascia di prezzo maggiore. Il calo dei consumi è determinato, come nel 2011, da discontinuità e infedeltà, cui si aggiunge la rinuncia obbligata, la prossimalità, l’esternalità e il prezzo.
Quest’ultimo è diventato il fattore determinante, quindi i ricarichi sono un freno al consumo. Infatti prossimalità e acquisti in cantina sono la prova che il consumo non si riduce, bensì sono i fattori esterni alla produzione che incidono sui consumi, dalla distanza alla alternativa offerta dalle referenze, dalla vicinanza del luogo di produzione alla scelta di una etichetta locale, dalla rinuncia alla esternalità dei consumi. Il prezzo, la filiera lunga, le regole di sicurezza sono fattori di freno all’acquisto.
Da un consumo consapevole e da una disponibilità di spesa maggiore, si è passati ad una occasionalità di ricorrenza del consumo alla scelta di bottiglie principalmente di due fasce di prezzo allo scaffale: da 2,50-4,00 euro al consumo e da 5,00-8,50 euro. In queste due fasce si sono concentrati (circa il 74% degli atti) gli acquisti domestici di bollicine nazionali con alcune eccezioni mirate fra 11,50-19,50 ovvero lo stesso prezzo degli Champagne blanc e rosé di primo prezzo e marchi sconosciuti al grande pubblico, riconoscibili solo dal termine “champagne”. L'Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) ha rilevato nell’ultima indagine come il prezzo e la “collocazione” della bottiglia sullo scaffale pilotano l’acquisto nel 66% dei casi.
Nella Gdo negli ultimi giorni si sono registrati cali del 30-40% del prezzo per etichette del metodo classico, dalla Franciacorta al Trentodoc (€ 4,90 alla bottiglie un Franciacorta in Panorama, € 5,39 in Ipercoop o € 6,59 in Esselunga i Trentodoc). A parte una promozione limitata con il 40% di sconto già i primi giorni di dicembre, i due leader del metodo classico italiano restano – in rapporti ai numeri venduti – estremamente affidabili rispettivamente fra € 9,50 e € 10,80 per le etichette base, ma in Gdo vogliono dire 6 milioni di bottiglie complessivamente vendute nell’anno.

In Gdo il Conegliano Valdobbiadene Docg è presente con un numero notevole di etichette e di prezzi, fin eccessivo, che può anche porre in confusione il consumatore, al punto che Ovse ha rilevato che 1 bottiglia su 2 acquistate in Gdo è scelta in base al marchio e alla posizione nello scaffale (seconda e terza fila). Fino a inizio dicembre, mediamente, il Valdobbiadene Superiore Docg era posizionato fra 6,90 e 7,80 euro la bottiglia, con punte di 12,50-14,10 euro del Cartizze (un cru da 1,130 milioni di bottiglie), mentre il Prosecco Doc, che fa segnare un rallentamento di crescita dei volumi sul mercato interno, si posiziona fra 4,10 e 5,80 euro la bottiglia, con prezzo in crescita significativa rispetto al 2011. Un divario troppo limitato al consumo fra Docg e Doc, dice il consumatore.
Negli ultimi giorni sottocosto un po’ più contenuto, intorno al 20-25%, per il Prosecco Docg e Doc (€ 4,98 per il Conegliano Superiore in Conad o € 4,40 il Valdobbiadene Superiore in Famila-Bennet). Prezzi allo scaffale, scomparto prima fila, sostenuti per il Brachetto d’Acqui Docg, per le marche storiche del Valdobbiadene Docg Superiore. L’Asti Docg in Italia segna il passo, listino eccessivo rispetto a competitors generici con prezzo quasi dimezzato a € 2,85-2,99 alla bottiglia per gli spumanti dolci con nome di fantasia di grandi marche Piemontesi in Discount e in insegne più piccole. L’Asti Docg nei bar e in Horeca è oramai quasi assente (8% delle etichette) contro la crescente (+6% rispetto al 2011) presenza del Prosecco Superiore Docg (55% delle bollicine in Horeca).

Solo negli ultimi giorni si notano nella Gdo, non per tutte le tipologie e per tutte le marche, un calo dei prezzi anche intorno al 30-45% rispetto al prezzo di settembre-ottobre. Il 60% degli acquisti di bollicine avviene in Gdo, con azioni promozionali di prezzo continue, fra marchi ed etichette diverse, che durano anche lunghi periodi, o su contingenti limitati. In ogni caso il giro d’affari in Gdo per i vini spumanti, nel 2012 non è calato rispetto al 2011, anzi si ha un incremento, a scapito dei volumi.
Calo dei consumi contenuti, se non addirittura in crescita, per le tipologie di bollicine nelle proprie aree di produzione. I maggior cali in Italia si registrano nelle regioni del Centro e del Sud, anche intorno al 10-12%, a svantaggio maggiore per le bollicine metodo classico e quelle di fascia di prezzo maggiore. Il calo dei consumi è determinato, come nel 2011, da discontinuità e infedeltà, cui si aggiunge la rinuncia obbligata, la prossimalità, l’esternalità e il prezzo.
Quest’ultimo è diventato il fattore determinante, quindi i ricarichi sono un freno al consumo. Infatti prossimalità e acquisti in cantina sono la prova che il consumo non si riduce, bensì sono i fattori esterni alla produzione che incidono sui consumi, dalla distanza alla alternativa offerta dalle referenze, dalla vicinanza del luogo di produzione alla scelta di una etichetta locale, dalla rinuncia alla esternalità dei consumi. Il prezzo, la filiera lunga, le regole di sicurezza sono fattori di freno all’acquisto.
Da un consumo consapevole e da una disponibilità di spesa maggiore, si è passati ad una occasionalità di ricorrenza del consumo alla scelta di bottiglie principalmente di due fasce di prezzo allo scaffale: da 2,50-4,00 euro al consumo e da 5,00-8,50 euro. In queste due fasce si sono concentrati (circa il 74% degli atti) gli acquisti domestici di bollicine nazionali con alcune eccezioni mirate fra 11,50-19,50 ovvero lo stesso prezzo degli Champagne blanc e rosé di primo prezzo e marchi sconosciuti al grande pubblico, riconoscibili solo dal termine “champagne”. L'Ovse (Osservatorio vini spumanti effervescenti) ha rilevato nell’ultima indagine come il prezzo e la “collocazione” della bottiglia sullo scaffale pilotano l’acquisto nel 66% dei casi.
Nella Gdo negli ultimi giorni si sono registrati cali del 30-40% del prezzo per etichette del metodo classico, dalla Franciacorta al Trentodoc (€ 4,90 alla bottiglie un Franciacorta in Panorama, € 5,39 in Ipercoop o € 6,59 in Esselunga i Trentodoc). A parte una promozione limitata con il 40% di sconto già i primi giorni di dicembre, i due leader del metodo classico italiano restano – in rapporti ai numeri venduti – estremamente affidabili rispettivamente fra € 9,50 e € 10,80 per le etichette base, ma in Gdo vogliono dire 6 milioni di bottiglie complessivamente vendute nell’anno.

In Gdo il Conegliano Valdobbiadene Docg è presente con un numero notevole di etichette e di prezzi, fin eccessivo, che può anche porre in confusione il consumatore, al punto che Ovse ha rilevato che 1 bottiglia su 2 acquistate in Gdo è scelta in base al marchio e alla posizione nello scaffale (seconda e terza fila). Fino a inizio dicembre, mediamente, il Valdobbiadene Superiore Docg era posizionato fra 6,90 e 7,80 euro la bottiglia, con punte di 12,50-14,10 euro del Cartizze (un cru da 1,130 milioni di bottiglie), mentre il Prosecco Doc, che fa segnare un rallentamento di crescita dei volumi sul mercato interno, si posiziona fra 4,10 e 5,80 euro la bottiglia, con prezzo in crescita significativa rispetto al 2011. Un divario troppo limitato al consumo fra Docg e Doc, dice il consumatore.
Negli ultimi giorni sottocosto un po’ più contenuto, intorno al 20-25%, per il Prosecco Docg e Doc (€ 4,98 per il Conegliano Superiore in Conad o € 4,40 il Valdobbiadene Superiore in Famila-Bennet). Prezzi allo scaffale, scomparto prima fila, sostenuti per il Brachetto d’Acqui Docg, per le marche storiche del Valdobbiadene Docg Superiore. L’Asti Docg in Italia segna il passo, listino eccessivo rispetto a competitors generici con prezzo quasi dimezzato a € 2,85-2,99 alla bottiglia per gli spumanti dolci con nome di fantasia di grandi marche Piemontesi in Discount e in insegne più piccole. L’Asti Docg nei bar e in Horeca è oramai quasi assente (8% delle etichette) contro la crescente (+6% rispetto al 2011) presenza del Prosecco Superiore Docg (55% delle bollicine in Horeca).

