Sparkling, anche in tempi di crisi alle bollicine non si rinuncia
Nonostante il calo degli acquisti di generi alimentari dovuto alla crisi economica, gli italiani si apprestano a celebrare le festività di fine anno senza farsi mancare le tradizionali bollicine, simbolo di convivialità. Positivo l'export, con una crescente richiesta di spumanti made in Italy
Anche quello targato 2012 sarà un Natale celebrato a suon di bollicine. Nonostante il continuo calo dei consumi e i tagli al carrello della spesa alimentare per effetto della crisi economica, gli italiani anche quest'anno si preparano ad immergersi nelle festività senza rinunciare al rituale del tappo che salta dalla bottiglia liberando la spumeggiante bevanda.

I gusti dei consumatori in fatto di vino stanno cambiando. Come ha rivelato l'ultima assemblea del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative, nel mondo gli spumanti leggeri sono sempre più richiesti. Infatti hanno registrato nell'ultimo decennio un incremento in volume del 31%. «Oggi sono i gusti dei consumatori a prevalere, anche se essi alla fine scelgono ciò che viene proposto dagli intermediari e dalla distribuzione», ha commentato il presidente della Federazione nazionale delle cooperative agricole, Maurizio Gardini. «In tale ambito, fondamentale è il ruolo svolto dalla cooperazione agroalimentare, che è l'elemento centrale tra la componente produttiva e i consumatori in virtù della sua capacità di concentrare l'offerta e interloquire con la distribuzione organizzata».
Per quanto riguarda lo Champagne, l'Italia nella prima metà del 2012 ha ridotto del 15% l'import (-14% in valore e -17% in volumi). La Francia in compenso resta il nostro principale fornitore di vino a valore, con 168 milioni di euro (dei 310 annui) e, come è facile immaginare, con una concentrazione nel segmento degli vini effervescenti (135 milioni).
Nell'ambito delle bollicine made in Italy, invece, l'Osservatorio vini spumanti effervescenti (Ovse) ha registrato nei primi 6 mesi dell'anno un aumento dell'export pari al 6,6% rispetto ai primi 6 mesi del 2011, che su base annua equivale ad un incremento stimato di circa 18,480 milioni di bottiglie. In questo modo ci si avvicinerebbe ai 300 milioni di bottiglie esportate in un anno, con un +9,2% in valore registrato nei punti vendita al consumo (bar, distribuzione, grossisti, ristoranti ed enoteche). Il giro d'affari aumenterebbe su base annua di circa 175 milioni di euro, portando il fatturato estero complessivo del 2012 a circa 2,2 miliardi di euro.
Nel mercato interno la situazione è diversa. Nel primo semestre del 2012 si è accentuato il calo già in atto lo scorso anno. Una delle ragioni principali sta nei ricarichi, nei costi della filiera lunga e nel prezzo al consumo. Nella Gdo italiana, tuttavia, si è constatata nel 2012 una rimodulazione dei prezzi al consumo, alcuni con cali del 15% per alcune etichette di metodo Classico nelle insegne di livello medio alto.

Il mercato interno registra il calo maggiore nell'Horeca, soprattutto nella ristorazione di alto livello. In Italia il prezzo è tornato ad essere il fattore discriminante, elemento base della discontinuità e della prossimità che si riscontra. Ovvero il consumo, oggi, dipende maggiormente dalla comodità del luogo di accesso e dal servizio offerto, soprattutto in orari serali. Una riflessione va fatta anche su sagre e feste del vino troppo banali e commerciali: calano le presenze, i 'winelovers” sono in contrazione, le disponibilità di spesa e gli obiettivi sono mutati. In crescita, nelle zone di produzione, l'acquisto diretto di bollicine: in questo anche gli stranieri e i turisti in Italia sono molto attivi.
«All'estero - sottolinea Giampietro Comolli, fondatore e responsabile dell'Ovse - cresce la consapevolezza del binomio qualità-origine del vino italiano, grandi case distributrici mondiali siglano contratti per milioni di bottiglie, chiedono esclusive. Nel 2012 l'Italia potrebbe superare i 450 milioni di bottiglie vendute, ma sono in calo i consumi in Italia. è sul mercato interno che bisogna puntare e ragionare. In Italia il consumatore e i luoghi di consumo sono diversi che in altri Paesi. Continua il trend per vini freschi, moderni, meno alcolici, abbinabili con ogni cucina, ideali per ogni momento e occasione, meglio se il vino è anche festa, convivialità, cultura».
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Per quanto riguarda lo Champagne, l'Italia nella prima metà del 2012 ha ridotto del 15% l'import (-14% in valore e -17% in volumi). La Francia in compenso resta il nostro principale fornitore di vino a valore, con 168 milioni di euro (dei 310 annui) e, come è facile immaginare, con una concentrazione nel segmento degli vini effervescenti (135 milioni).
Nell'ambito delle bollicine made in Italy, invece, l'Osservatorio vini spumanti effervescenti (Ovse) ha registrato nei primi 6 mesi dell'anno un aumento dell'export pari al 6,6% rispetto ai primi 6 mesi del 2011, che su base annua equivale ad un incremento stimato di circa 18,480 milioni di bottiglie. In questo modo ci si avvicinerebbe ai 300 milioni di bottiglie esportate in un anno, con un +9,2% in valore registrato nei punti vendita al consumo (bar, distribuzione, grossisti, ristoranti ed enoteche). Il giro d'affari aumenterebbe su base annua di circa 175 milioni di euro, portando il fatturato estero complessivo del 2012 a circa 2,2 miliardi di euro.
Nel mercato interno la situazione è diversa. Nel primo semestre del 2012 si è accentuato il calo già in atto lo scorso anno. Una delle ragioni principali sta nei ricarichi, nei costi della filiera lunga e nel prezzo al consumo. Nella Gdo italiana, tuttavia, si è constatata nel 2012 una rimodulazione dei prezzi al consumo, alcuni con cali del 15% per alcune etichette di metodo Classico nelle insegne di livello medio alto.

Il mercato interno registra il calo maggiore nell'Horeca, soprattutto nella ristorazione di alto livello. In Italia il prezzo è tornato ad essere il fattore discriminante, elemento base della discontinuità e della prossimità che si riscontra. Ovvero il consumo, oggi, dipende maggiormente dalla comodità del luogo di accesso e dal servizio offerto, soprattutto in orari serali. Una riflessione va fatta anche su sagre e feste del vino troppo banali e commerciali: calano le presenze, i 'winelovers” sono in contrazione, le disponibilità di spesa e gli obiettivi sono mutati. In crescita, nelle zone di produzione, l'acquisto diretto di bollicine: in questo anche gli stranieri e i turisti in Italia sono molto attivi.
«All'estero - sottolinea Giampietro Comolli, fondatore e responsabile dell'Ovse - cresce la consapevolezza del binomio qualità-origine del vino italiano, grandi case distributrici mondiali siglano contratti per milioni di bottiglie, chiedono esclusive. Nel 2012 l'Italia potrebbe superare i 450 milioni di bottiglie vendute, ma sono in calo i consumi in Italia. è sul mercato interno che bisogna puntare e ragionare. In Italia il consumatore e i luoghi di consumo sono diversi che in altri Paesi. Continua il trend per vini freschi, moderni, meno alcolici, abbinabili con ogni cucina, ideali per ogni momento e occasione, meglio se il vino è anche festa, convivialità, cultura».
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