Successo delle etichette Giacomo Fenocchio a Roma, in occasione dell'evento Vignaioli di Langa e Piemonte svoltosi all'Hotel Victoria. Insieme ad altre aziende vitivinicole di dimensione contenuta, selezionate per qualità e artigianalità dall'organizzatrice dell'evento annuale, Tiziana Gallo, hanno portato nella capitale un'articolata campionatura della ricchezza enologica piemontese. L'azienda di Bussia (Monforte d'Alba, Cuneo), è tra le più antiche della regione.



Fondata nel 1864, da cinque generazioni nel cuore della zona tipica del Barolo produce, vinifica e invecchia grandi vini a cui è affidata la memoria storica della famiglia e del territorio. Dai grandi crus di Bussia, Villero di Castiglion Falletto e Cannubi di Barolo, tutti di proprietà, nascono vini di esaltanti qualità organolettiche e di aristocratica struttura. L'azienda, condotta oggi dai figli di Giacomo Fenocchio con la stessa filosofia produttiva, guarda al futuro con l'orgoglio di aver mantenuto inalterata la propria identità, immune da tendenze e cambiamenti di rotta. Soprattutto in Bussia è la maggior parte dei 14 ettari vitati a Nebbiolo, Barbera, Freisa e Dolcetto che danno una produzione di 80mila bottiglie.

A Roma sono stati portati in degustazione la Barbera Doc, il Langhe Nebbiolo Doc, i tre Baroli Docg dei cru Cannubi, Villero e Bussia e la Riserva Bussia. Ma l'evento è stato anche l'occasione di far degustare un prodotto nuovo, un Barolo con 90 giorni di macerazione, decisamente di nicchia, di cui esistono per ora appena 450 bottiglie. Si sta anche sperimentando sul cru Castellero che vedrà la luce nei prossimi anni, ma sempre in quantità limitata. Innovazione, quindi, ma senza forzature, ancorata alla tradizione, di rigore per il Barolo Fenocchio, che si ottiene con una lunga macerazione, almeno dieci giorni, senza l'uso di rotomaceratori e con fermentazione completamente naturale. La temperatura è mantenuta costante solo attraverso rimontaggi giornalieri.

«Il nostro Barolo - dice Claudio Fenocchio - resta 5 mesi in tini di acciao inox e due anni in botti di rovere di Slavonia di grande capacità, fino a 50 hl, e affinato in bottiglia per un anno. Si evitano così passaggi in barrique che sarebbero troppo aromatizzanti per mantenere il più possibile il carattere unico di questo vino. Il tempo gli conferirà poi profumi complessi e intriganti». Del resto già il capostipite della famiglia, il trisnonno Giovanni, diceva che «Tutti fanno il vino allo stesso modo, semplicemente perché è così che va fatto, non sta a noi cambiare un metodo, una cultura».

L'azienda non si definisce biologica, ma partecipa al programma europeo sul limitato utilizzi dei prodotti chimici. L'ultima generazione Fenocchio - Albino e Alberto, oltre a Claudio - è attivissima anche in vigna, con attenzione agli equilibri ecologici e alla salvaguardia dell'ambiente, seguendo il ciclo completo. Modernissima la cantina, datata 2000. La produzione comprende anche le Doc Dolcetto D'Alba e Langhe Freisa e la Docg Roero Arneis. Oggi il 75% della produzione prende la via dell'export. I mercati principali sono Usa e Canada e il Nord Europa, soprattutto Svezia e Norvegia. Interesse ricambiato anche per l'Asia e soprattutto per la Cina. Il restante 25% viene assorbito da enoteche e ristoranti. L'azienda non di ferma sui buoni risultati ottenuti dalla critica e dal mercato. In vista c'è il progetto di acquistare nuovi vigneti nella zona di Bussia, con la quale è forte uno speciale legame.