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Se ci fosse stato bisogno di una nuova conferma di come la Barbera debba tutto il suo carattere all'acidità (dalla freschezza alla bevibilità), la famiglia Coppo ha dimostrato che questa caratteristica è anche capace di fare vincere la sfida del tempo, rivelandosi alleata preziosa per un vino di grande finezza ed eleganza. Dopo avere da tempo cambiato le regole ed imposto sul mercato Barbere di annata, premiate da tutte le guide, la cantina di Canelli (At) ha affrontato una sfida che sembrava impossibile: presentare in degustazione (all'inizio di una cena a Milano da Sadler) un vino del 1947. Un evento che, come ha proclamato a gran voce l'organizzatore della serata, l'effervescente sommelier Luca Gardini, rappresenta la consacrazione di quella vera e propria rivoluzione avviata dai Coppo con la Barbera per dare il giusto valore a questo simbolo dell'enologia del Piemonte.

Inutile dire che l'annata 1947, che fa parte di una speciale collezione gelosamente conservata dalla famiglia perché messa da parte in occasione della nascita dell'attuale amministratore Gianni Coppo (così come successo anche per i fratelli Piero, Paolo e Roberto), ha stupito tutti per profumi e aromi tipici di un vino che nessuno sospetterebbe poter durare 65 anni. E che di fatto ha 'ceduto” solo sul piano del colore, tanto da sembrare un Pinot nero d'annata…

L'esempio dell'annata ‘47, da molti giudicata una delle più grandi del secolo scorso, dimostra come anche questo vitigno si possa annoverare fra i più importanti d'Italia. E al tempo stesso fa dei Coppo alcuni dei più illustri interpreti della Barbera. Certo fra questo vino vecchio e le produzioni che attualmente rappresentano la selezione più importante della cantina (i Pomorosso) c'è un passaggio di tecniche e selezione delle uve. Ma tutto ciò non è che un modo per valorizzare ed accrescere la qualità di un vitigno che, se ben trattato, è davvero unico. Il ‘47 viene da una pressatura artigianale (nulla a che vedere con le attuali separazioni degli acini) ed era affinato in botti grandi invece che in legni piccoli come avviene adesso. Ma nonostante le modalità 'rustiche” è giunto fino a noi in uno stato eccezionale che ben giustifica la soddisfazione dei fratelli Coppo.

E il valore di queste Barbera si è ulteriormente confermato con le degustazioni dei 2010 (che andrà in commercio solo fra un anno), del 2004, del 1996 (forse il più chiuso e con un po' di fumè al naso) e dell'incredibilmente 'giovanile' 1989, forse aiutato a mantenere vigore e freschezza da una bottiglia da 6 litri che ne ha restituito tutti i profumi tipici.

E tutto grazie ad una famiglia che, giunta alla quarta generazione (con Massimiliano ed Edoardo), ha intrecciatola sua storia con quella della città di Canelli, da sempre capitale del Moscato, ma anche ricca di Barbera. La cantina era nata 120 anni fa nel segno del Moscato, quando Piero Coppo, il fondatore, iniziò a produrre, ai primi del Novecento, gli spumanti dolci che diventare un emblema del mondo dell'enologia italiana. Poi si passò ai vini rossi e dagli anni '70 si cambiò anche il modo di interpretare la Barbera sostituendo, a fatica, il concetto di quantità con quello di qualità, e badando a diradamenti e giuste maturazioni. Cambiando insomma un intero sistema agricolo.

Ce n'era abbastanza perché Luca Gardini lanciasse ora una sorta di manifesto, la 'Barbera revolution”, che parte dalla considerazione che «le qualità effettive del vino sono in realtà superiori soprattutto perché in questi ultimi anni questo splendido vitigno, quando interpretato al meglio, ha raggiunto una piacevolezza di beva che tempo addietro non si credeva possibile. Come mai? Perché la Barbera evolve e noi dobbiamo imparare ad apprezzare e di conseguenza a comunicare questi cambiamenti e questi miglioramenti. Fino alla fine degli anni '70 nel Monferrato astigiano si producevano Barbere, forse difficili, caratterizzate da un'acidità importante, a volte eccessiva».

«Come ogni prodotto naturale - prosegue Gardini -  anche la Barbera ha quindi avuto un'evoluzione. Proprio perché penso che la barbera di oggi non sia compresa e raccontata per i suoi meriti e le sue reali qualità, ho deciso di portare avanti un'idea: fare un proclama controtendenza, anzi di più - rivoluzionario - sul reale significato di questo vino. E per farlo nel modo più evidente parlerò di una vera e propria Barbera Revolution. L'emblema e il simbolo è la famiglia Coppo, realtà vinicola che ha fatto la storia del suo territorio da quattro generazioni e che rappresenta la sintesi di quello che io ritengo "lo stile della Barbera", Uno stile che si traduce in un decalogo condiviso con la famiglia Coppo che voglio mettere a disposizione di ogni amante del vino che desideri bere bene».



E per i Coppo e Luca Gardini la Barbera è (citiamo dal manifesto):
  1. frutta rossa succosa
  2. matrimonio del gusto
  3. istintivamente bevibile
  4. fresca acidità
  5. tradizionalmente all'avanguardia
  6. longeva giovinezza
  7. culto per la terra
  8. convivialità festosa
  9. rubino prezioso
  10. seduzione di spezie.

Pomorosso
Il Barbera d'Asti Doc 'Pomorosso” viene prodotto dalle uve coltivate nelle zone di Agliano e Castelnuovo Calcea, nell'Astigiano, su terreni di tipo marnoso calcareo. Ha colore rosso porpora intenso e al naso sprigiona profumi di tabacco e spezie, viola, mora e ciliegia. In bocca è strutturato ed avvolgente.

Gli abbinamenti ideali sono con secondi a base carni rosse, selvaggine e formaggi stagionati.


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