C'è la vendemmia meccanizzata, automatizzata, persino con monitoraggio satellitare. Eppure niente come una mano delicata sa cogliere un grappolo con il rispetto che merita, riporlo con cura in una cassetta e destinarlo a un vino che merita un grande futuro. Nel Salento, alle Tenute Rubino, quel momento più atteso è affidato alle donne, le stesse che nei mesi precedenti in vigna, con sensibilità e intuito, hanno potato, cimato, legato, diradato, defogliato.



La vendemmia non è un lavoro agricolo come un altro. è più moderna di una volta, certo, ma resta un rito e una festa, soprattutto se i preziosi grappoli sono sfuggiti ai capricci meteo, stanno per essere portati al sicuro nelle cantine luccicanti di acciaio e affidati a mani sapienti, in questo caso più che altro maschili. Un lungo processo guidato dall'enologo chiuderà poi il ciclo e il lavoro di un anno. Le tradizioni restano nella memoria e nel cuore, per questo non c'è territorio a vocazione vitivinicola che non trasformi la vendemmia in una festa.

In Salento, dove la vite e l'olivo sono la massima ricchezza, la manodopera femminile è considerata fondamentale. Per il contributo dato dalle donne alla gestione del vigneto, le Tenute Rubino hanno organizzato per loro una grande festa tra i filari. Nonostante la stanchezza di una levataccia alle cinque e le sei ore e un quarto di vendemmia sotto al sole, le vendemmiatrici hanno cantato le canzoni tradizionali, ballato la pizzica e brindato con i vini aziendali.

Erano donne di ogni età, consapevoli del valore del loro contributo ad un processo produttivo moderno, felici di esserne parte, ogni anno. Qualcuna, come Graziella, è in azienda dall'inizio, quando a metà degli anni Ottanta Tommaso Rubino acquistò un vasto territorio lungo la costa brindisina scommettendo prima di altri su una rinascita di territori con un grande passato enologico, a ridosso di un porto con intensi traffici marittimi verso l'Oriente. Lo testimoniano i siti archeologici ancora parzialmente sepolti, purtroppo ancora non valorizzati dalle Soprintendenze. C'è persino, sotto qualche metro di terra, una fornace romana dove venivano fatte le anfore vinarie ed olearie da caricare sulle navi. Anni fa i Rubino - ora è il figlio Luigi con la compagna Romina a gestire l'azienda - hanno avviato un processo di specializzazione della manodopera femminile qualificando le lavoratrici da braccianti ad operaie specializzate.

Per questo, con le loro storie di riscatto sociale, esse sono diventate co-protagoniste di una storia imprenditoriale e produttiva di grande valore. «Queste donne - dice Luigi Rubino - hanno mantenuto il legame antico tra vite, vino e comunità, da sempre espresso in questa terra. A noi tocca innovarlo,renderlo ancora più forte e radicato, esaltarne il valore e l'unicità. Essere consapevoli di questo valore ,in particolare nel Sud, assume una valenza di grande significato simbolico e prespettivo.Dietro una grande etichetta ci sono sicuramente il vitigno e il territorio, ma soprattutto la cura e il lavoro».

Forse questa vendemmia Rubino segnerà un millesimo tutto da ricordare, perché i presupposti per la qualità ci sono tutti, nelle quattro tenute di Jaddico, Marmorelle, Uggio e Punta Aquila. Conclusa la vendemmia delle uve a bacca bianca - Vermentino, Malvasia bianca e Chardonnay - ferve in questi giorni la raccolta di quelle a bacca rossa: Primitivo, Malvasia Nera, Negroamaro e Susumaniello. Rispetto alle altre qualità, quest'ultimo ha una maturazione più lenta. Questo interessante vitigno autoctono, altrove sottovalutato, merita qualche considerazione. Espiantato da molti perché poco produttivo e con un basso contenuto di zucchero, nei tempi in cui il vino si misurava in quantità e gradazione, è stato invece reimpiantato dai Rubino dando vita ad un vino di punta dell'azienda, il Torre Testa Rosso Igt, Susumaniello in purezza.

La tradizione salentina lo voleva vinificato insieme al Negoamaro e alla Malvasia nera, in pari percentuale. Questi ricchi grappoli blu-violacei non apportavano gradazione alcolica, ma aggiungevano colore e forza aromatica. Sulla base di queste caratteristiche è stata ottenuta un'etichetta di eccellenza, un prodotto con una perfetta sintesi di complessità ed eleganza. Sono sette gli ettari impiantati, frutto di una selezione massale operata su un vigneto di 75 anni, con una resa volutamente modesta: non più di 40-50 quintali. Ed è proprio con questo vino simbolo di una giovane imprenditorialità intelligente, che si è brindato alla festa delle donne, mentre sui tavoli improvvisati tra i filari arrivavano tielle di riso, cozze e patate, melanzane al sugo, insalata d'orzo, ricotte e perlacee treccione di mozzarella, amaretti e fichi secchi. Una festa,questa della vendemmia, molto sentita. Nessun folklore rispolverato né rappresentazione nostalgica di un costume che non esiste più.



è stata un'allegrissima festa delle donne e per le donne, impegnate in un rapporto alla pari con l'azienda a cui le accomuna la visione di un'agricoltura sostenibile.Niente a che fare con quel vincolo padrone-contadino che per tanto tempo ha frenato lo sviluppo del sistema agricolo italiano, soprattutto nel Meridione. Anche le pratiche di cantina, coordinate da Luca Petrelli, sono organizzate secondo un disciplinare di produzione interno orientato a mantenere vivo il legame con il territorio. Altri ottimi vini aziendali sono gli Igt Marmorelle Bianco (Chardonnay e Malvasia bianca) Il Vermentino in purezza, il Giancòla (Malvasia bianca),il Saturnino Rosato (Negroamaro), Il Marmorelle Rosso (Negroamaro e Malvasia nera),Punta Aquila e Visellio (entrambi Primitivo), la Doc Jaddico (Negroamaro, Montepulciano e Malvasia Nera) e infine un buon Aleatico a gradazione moderata. Nessun nome è di fantasia, anche le etichette sono quelle di particolari aree o che richiamano a personaggi storici.

Tra le varie iniziative promosse dai Rubino per rafforzare la consapevolezza del valore del lavoro femminile in agricoltura e delle tradizioni vitivinicole e gastronomiche del territorio salentino c'è il Salento Photography Tellers, un concorso fotografico aperto a fotoamatori e professionisti dell'immagine. «Il nostro augurio - dice Luigi Rubino - è che questo concorso possa contribuire sempre più ad attrarre turismo e a valorizzare e tutelare ciò che di unico questa terra sorprendente ci regala».