BRESCIA - Venerdì 8 luglio Slow Food Lombardia aveva suonato un campanello d'allarme: la costruzione di un nuovo parcheggio sotto il Castello di Brescia minaccia il più grande vigneto urbano del mondo.

Il Sindaco di Brescia, Adriano Paroli, ha immediatamente risposto sottolineando l'importanza di quest'area per la città e ribadendo la volontà di preservarla e riqualificarla. Stando alle parole del Sindaco «i lavori per il progetto che vuole la costruzione del nuovo parcheggio a fianco della galleria Tito Speri, per nulla andranno a intaccare il vigneto, che si trova dalla parte opposta del colle Cidneo».

In seguito a queste dichiarazioni Francesco Amonti, segretario di Slow Food Lombardia, dichiara: «Prendiamo atto con soddisfazione della dichiarazione del Sindaco Paroli e del comunicato di Brescia Mobilità che all'unisono confermano che il cantiere del parcheggio non andrà a toccare il vigneto del ronco Capretti. In ogni caso il nostro allarme non era strumentale, ma basato su un documento ufficiale rilasciato dagli Uffici del Comune di Brescia a un Consigliere comunale pochi giorni prima della conferenza stampa di presentazione del progetto».

«Condividiamo con il sindaco il desiderio di proteggere questo vigneto, cosa che abbiamo fatto in tutti questi anni. Vogliamo infatti continuare a tutelare e valorizzare il fondo e contribuire a trovare la miglior soluzione per mantenere un lembo di terra che unisce storia, biodiversità, paesaggio e piccola agricoltura».

Si tratta del più grande vigneto urbano d'Europa (il più famoso, Clos de Montmartre a Parigi, si estende per soli 1.556 metri quadrati) e l'unico impianto di invernenga da cui si produce in purezza vino bianco.

«Vigneto e vino sono un pezzo di storia del territorio; esprimono saperi che abbiamo la responsabilità di tramandare, pena vedere perduta una identità. è una cosa irresponsabile, insensato solo aver pensato di poter cancellare un pezzo di terra rurale che custodisce e modella il paesaggio nel rispetto della biodiversità e della cultura del proprio territorio, che racconta e arricchisce» spiega Amonti.

Slow Food nel 2007 ha dedicato al vigneto una pergamena che titolava Patrimonio storico della cultura agroalimentare e ambientale, quale luogo unico, patrimonio da tutelare e anche da far continuare a coltivare il vitigno autoctono, ci sono alcuni ceppi secolari, con l'impianto tradizionale a pergola bresciano, oggi generalmente abbandonato per favorire la meccanizzazione.

C'è soprattutto l'invernenga, ma anche marzemino, groppello, uccellina, schiava, corva, tutti antichi vitigni diffusi in provincia, tanto da costituire una sorta di collezione ampelografica.