Per questi vitigni antichi, l'origine rimane sempre un po' incerta. Alcuni storici dicono che sia stata portato in Italia dai Greci tra il VII e VIII secolo a.C. oppure che sia un autoctono della Puglia. Quanto al nome deriva dal latino niger e dal greco mavros,  nero due volte, dunque nerissimo e in dialetto  è chiamato 'niuru maru”.

Diffuso nella piana del Salento, tra il mar Ionio e il mar Adriatico, utilizzato fino a qualche anno fa come vino da taglio per aggiustare quelli meno strutturati ed alcolici di alcune regioni del nord. Oggi viene utilizzato in ben 14 doc, delle 25 esistenti in Puglia, la più rinomata è la doc Salice Salentino ottenuta con 85% di negroamaro e 15% di malvasia nera di Lecce e/o di Brindisi. Coltivato su oltre 30mila ettari, per quantità si pone al sesto posto tra tutti i vitigni italiani. Dopo il Merlot è il vino con il più alto concetrato di resveratrolo, importante antiossidante.

Il Negroamaro è stato portato all'attenzione del consumatore intorno agli anni settanta da Leone De Castris con il celebre 'Five Roses”, il primo rosato d'Italia in bottiglia, 1943 la prima annata di produzione. Curiosa la storia del nome anglofono: deriva dalla contrada Cinque Rose, a Salice Salentino, chiamata così perchè ogni de Castris per generazioni aveva avuto cinque figli, appunto cinque rose.

Il nome italiano non andava bene per il generale americano Charles Poletti che proprio alla fine della guerra chiese un grossa fornitura di vino rosato, le cui uve provenivano proprio dal feudo Cinque Rose, Five roses in inglese. Il rosato si abbina ad antipasti e primi piatti; il rosso con le carni di maiale arrosto, con i formaggi a pasta filata stagionati.