Assoenologi compie 120 anni È la più antica del settore al mondo
Il 7 maggio 1891 nasceva ad Asti la “Società degli enotecnici italiani”, la progenitrice dell’attuale “Associazione enologi enotecnici italiani”, più antica organizzazione nazionale di categoria al mondo del settore, basti pensare che l’Union des oenologues de France è stata fondata solo nel 1959
L'Assoenologi compie 120 anni. Il 7 maggio del 1891 ad Asti, in occasione del primo convegno della categoria, ha visto la luce la Società degli enotecnici italiani, progenitrice dell'attuale Associazione enologi enotecnici italiani - Assoenologi.Il 'padre fondatore” fu Arturo Marescalchi che, con 46 lungimiranti colleghi, diede vita a un organismo che, «tutela i comuni interessi, senza perdere di mira la prosperità dell'industria vitivinicola italiana», come egli stesso affermò.
«Quest'anno si celebra il 120° compleanno dell'associazione che, nel corso della sua storia, ha attraversato gli anni bui delle due Guerre Mondiali e del fascismo - ha affermato il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli - per arrivare a una definizione e a un ruolo moderno della professione dell'enologo, figura cruciale del settore vitivinicolo italiano, con 4.400 tecnici, di cui il 40% è inquadrato con responsabilità direttive in aziende cooperative o private, il 50% è costituito da impiegati e il 10% svolge la libera professione».
«Non esistono altre organizzazioni di categoria di tecnici vitivinicoli al mondo - ha proseguito Martelli - che possano vantare una data di fon-dazione antecedente al 1891, basti pensare che la francese Union Francaise des Oenologue è stata costituita solo nel 1959».
Il lavoro dell'enologo si è modellato nel corso degli anni sul mutato panorama del patrimonio viticolo italiano, passato dagli 1,2 milioni di ettari degli anni '80 ai 640mila attuali, mentre la produzione di vino è passata da una media di 63,6 milioni di ettolitri nel periodo 1986-95, ai circa 45,5 milioni di ettolitri dell'ultimo triennio.
«L'enologo, che in passato era esclusivamente un tecnico di cantina - ha sottolineato Martelli - ha sviluppato competenze commerciali e di marketing allargando sempre più il perimetro della propria attività in azienda. La richiesta, oggi, guarda infatti anche alle competenze commerciali oltre che a quelle tecniche».
Per comprendere il contesto in cui si inseriscono questi professionisti occorre tenere presente che la dimensione minima richiesta a un'azienda per poter giustificare e sostenere il ricorso a un enologo è di 30 ettari. In Italia operano circa un milione di aziende vitivinicole ma quelle che raggiungono tale standard sono meno di 5mila. «è indubbio che si tratta di requisiti che incidono sulla professione, alla quale si arriva dopo aver compiuto un percorso di studi universitari - ha proseguito il direttore generale -. Secondo le nostre stime, si iscrivono ai corsi di laurea circa 600 studenti l'anno ma solo 200 circa giungono alla laurea».
D'altro canto, il settore è in grado di assorbire, ogni anno, in media 200 professionisti che trovano un'occupazione nel giro di tre anni dal conseguimento della Laurea in viticoltura ed enologia, con una retribuzione variabile, nei primi anni di attività, dai 25mila euro all'anno, per arrivare a oltre 200mila euro/anno, ai più alti livelli della carriera e secondo i contratti collettivi di lavoro.
«Il nostro comparto - ha aggiunto Martelli - rappresenta dunque un settore anticiclico in termini di occupazione».
In occasione del 120° anniversario dell'associazione, il direttore generale di Assoenologi ha posto l'accento sulle modifiche che interesseranno la formazione degli enologi.
«Con la riforma dell'Università voluta dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, il numero delle università che prevede il corso di Laurea in viticoltura ed enologia, si ridurrà di circa il 50% - ha concluso Martelli -. Il nostro auspicio è che si arrivi alla definizione di pochi e qualificati centri universitari, capaci di mettere sul mercato giovani all'altezza della sfida che gli viene richiesta e che nel momento in cui entrano in un'azienda, fin dal primo momento, 'sappiano dove mettere le mani”».

