Il settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative esprime apprezzamento per le decisioni adottate dal Comitato nazionale Vini Do, riunito a Roma, in merito ai vini delle Regioni Veneto, Emilia Romagna, Marche, Calabria, Puglia, Piemonte, Liguria, Sardegna.

Per il Veneto il Comitato ha approvato all'unanimità il riconoscimento di tre nuove Docg: la 'Colli di Conegliano”, la 'Montello Rosso” o 'Rosso del Montello” e la "Friularo di Bagnoli". Con questi nuovi riconoscimenti salgono a 14 le Docg del Veneto, che di fatto risulta tra le regioni italiane con il maggior numero di vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Approvata, inoltre, all'unanimità la nuova 'Doc Romagna” dell'Emilia Romagna, territorio che, tra l'altro, ha ottenuto la modifica della Docg Albana di Romagna.

Tra le altre Doc modificate in seno al Comitato figurano poi la Doc Montello e Colli Asolani, la Doc Bagnoli di Sopra o Bagnoli (Veneto); la Doc Bianchello del Metauro (Marche); la Doc Lamezia (Calabria); la Doc Barletta (Puglia); la Doc Coste della Sesia e la Doc Colline Novaresi (Piemonte); la Doc Riviera Ligure di Ponente (Liguria).

Il Comitato Vini Do, ha inoltre modificato all'unanimità la Doc Vermentino di Sardegna mentre, su richiesta del rappresentante della Regione, ha rinviato ad altra data l'esame della modifica della Igt "Isola dei Nuraghi" a causa mancato accordo nella Filiera Regionale.

Importante risultato, infine, è stato ottenuto dalla Regione Calabria e dall'intera Provincia di Cosenza per l'approvazione, all'unanimità, del riconoscimento del Disciplinare della Doc Terre di Cosenza con annesse sottozone.

«I produttori del Veneto - ha sottolineato l'assessore regionale all'agricoltura Franco Manzato - hanno voluto in questo modo qualificare ulteriormente i loro vini di eccellenza e di territorio, riposizionandoli come meritano all'interno di una piramide produttiva che fa della nostra Regione il più ricco e pregiato distretto mondiale del vino: 8 milioni di ettolitri l'anno la cui anima profonda è levata ai diversi terroir, ad una tradizione ultramillenaria e ad una eccezionale capacità di innovazione, capaci di coprire il 29,4 per cento del valore dell'intero export enologico nazionale con un valore di oltre un miliardo 138 milioni di euro».