Palenio di Paola Riccio. Cinque annate per un rosso importante
All’azienda vitivinicola di Paola Riccio a Caiazzo, nel Casertano, si è svolta un’interessante verticale di un pregiato rosso, il Palenio. È un blend di Cabernet e Aglianico. Cinque le annate in degustazione con tecnica Fifo, "First in first out". La migliore annata è risultata quella del 2005
Tempo addietro demmo notizia di tre vini che Paola Riccio produce nella sua azienda vitivinicola in quel di Caiazzo (Ce). Questa volta raccontiamo, virtuoso e felice fall-out di memorabile verticale, del suo rosso: Palenio. è blend di Cabernet ed Aglianico. Cinque le annate in degustazione con tecnica Fifo: First In First Out. E si comincia, perciò, con la 2003.Ha colore rosso granato con spiccata, e non sappiamo quanto meritoria, unghia aranciata. Gradevole all'olfatto un civettuolo eucalipto. Girovago in bocca a solleticare percezioni di tannini non estinti. Qui è il Cabernet a prendersi la scena, con l'Aglianico in manifesto ruolo ancillare.
Si salta la 2004 per assenza di esemplari in bottiglia, dacché poche furono e tutte vendute, e si versa in calice la 2005. Piccola pecca di servizio nell'avvertire una temperatura di qualche grado inferiore a quella consona.
Intriganti e suggestivi i profumi del sottobosco, un quid di terroso che lascia piacevole segno.
è vino con immediato potere di firma, ovvero in grado di lasciarsi poi riconoscere tra i mille. In questa annata è il Cabernet a compiere un virtuoso retropasso e ad abilitare perciò la piena espressione dell'Aglianico che qui sappiamo apprezzare nella sua gioiosa schiettezza. Fosse podista, vedremmo l'Aglianico pronto a cimentarsi nei 10mila metri: non è per la maratona ma, parimenti, se dovesse correre soltanto i 5mila metri, arriverebbe al traguardo con tanto fiato che ancora poteva (e doveva) spendere.
Il 2006 è vino compiutamente armonico. Insorgono note di tabacco e suadente nebulizzazione di note balsamiche. Ha sua propria eleganza.
Con il 2007 nel calice, diviene manifesto il cambio di cifra stilistica. Magari a sacrificio di legittimi compiacimenti, si comincia a sondare il mercato e ci si presta a vini che sanno subito rendersi ruffiani senza, va fortemente detto, che ciò maculi la bontà dell'idea originale del matrimonio fra Cabernet ed Aglianico.
Il processo in cantina è di quelli che leniscono eventuali difettosità: acciaio legno acciaio. Ma tale processo, sappiamo, smorza anche taluni spigoli vivi la cui presenza contribuisce a dare la spiccata valenza identitaria al vino. Il colore è divenuto rubino. Piacevolissime note di amarena. Ragguardevole potenza tannica. Siamo a 14,5% .
Ecco in calice il 2008, ovvero l'annata più giovane in bottiglia. Sa di essere il frutto virtuoso di sei vendemmie e di meditato lavoro di cantina. Si presenta pressoché perfetto all'esame e non può non piacere.
Ci si domanda, silenti risposte intuendo, del perché non abbia ancora colto il successo di mercato che ampiamente merita.
Lo vedremmo tranquillamente nelle ben fatte carte dei vini dei ristoranti che sanno proporre. La verticale si è conclusa. Mi si costringesse al cruento gioco del… sì, ma una, soltanto una sola bottiglia di una sola delle annate degustate puoi portarti a casa, ci penso ed ancora ci penso e preleverei, dico il vero, l'annata 2005.

