Oggi si chiama Lison, da oggi è Docg, non solo sulla carta ma sul mercato. è il vino bianco che ha fatto la fortuna di Lison, l'omonima zona del portogruarese dove viene coltivato il vitigno che un tempo si chiamava tocai e che oggi ha preso il nome di tai, vitigno tipico del nord est, presente da secoli in quest'area, con grande soddisfazione di chi lo coltiva e di chi ne assaggia i risultati.

Stamattina nello stand della Regione del Veneto al Vinitaly, il consorzio di tutela ha stappato infatti le prime bottiglie di Lison Docg. Nella diatriba sull'attribuzione del nome, nel Veneto orientale i produttori hanno scelto di dare al vino il nome del suo territorio di elezione: Lison, che nessuno può loro togliere, imitare, copiare, e soprattutto denigrare.

Perché il Lison che vi si produce è l'ottimo vino bianco di sempre, anzi persino migliore di un tempo. Perchè per dare lustro a questo vino antico dal nome nuovo i produttori si sono dati parecchio da fare per migliorarne ogni caratteristica, e sono ancora lì, nei campi e in cantina, per esprimere al massimo grado le potenzialità di quest'uva eccellente.

La richiesta della 'garantita” era nei fatti, e non c'è stato alcun problema a riconoscere i meriti del vino. Che ha così una marcia in più: dai vigneti dei Dogi di Venezia, una Docg di classe inimitabile nel panorama dei vini bianchi, che premia l'impegno dei produttori e l'identità del territorio.