Giovanni Busi e Pietro RoselliFIRENZE - Si è conclusa l'opera di programmazione della produzione dei vini di qualità in provincia di Firenze, iniziata circa un anno fa con l'approvazione degli atti per l'iscrizione alle superficie vitate agli albi del vino Chianti Classico Docg e del relativo Vin Santo. La Giunta di palazzo medici Riccardi ha approvato gli atti di pianificazione per l'iscrizione delle superfici vitata agli albi dei vini Chianti e delle relative sottozone del territorio della provincia di Firenze. (Colli Fiorentini, Montalbano, Montespertoli e Rufina), dei relativi 'Vin Santi”, delle Doc Colli dell'Etruria Centrale”, del Pomino” e del 'Bianco dell'Empolese”.

Si tratta della più vasta operazione di pianificazione della produzione dei più importanti Doc e Docg della nostra provincia. L'operazione è frutto della concertazione con l'intera filiera, rappresentata dai Consorzi di tutela, produttori singoli e associati, Cooperative, Enti locali ecc.. e ha portato a stabilire la 'chiusura” o 'l'apertura” dei vincoli alla libera crescita di una Denominazione di Origine.

«In sostanza - spiega l'assessore all'Agricoltura Pietro Roselli (nella foto, a destra) - abbiamo stabilito per tutte le Docg e le relative sottozone il congelamento di nuovi impianti, ossia il blocco delle nuove iscrizioni dei vigneti destinati alla due Docg presenti in Provincia di Firenze: il Chianti e il Chianti Classico. Un'operazione condivisa con tutti i Consorzi di Tutela, con le associazioni di produttori e le organizzazioni professionali agricole e cooperative, di cui sono state assecondate le esigenze, e che punta a sostenere la qualità della produzione».

In un momento in cui si registra una lieve, ma incoraggiante ripresa del mercato del vino, la provincia di Firenze ha messo in campo i propri strumenti per dare un contributo sostanziale e di supporto alla produzione di qualità, attraverso l'ottimizzazione delle superfici già esistenti. «Gli ottimi risultati delle nostre Docg nei principali appuntamenti europei del settore, come il recente successo riscosso al Vinitaly di Verona, ci confermano che puntare sulla qualità sia la scelta giusta», ha poi aggiunto l'Assessore Roselli.

«Un 30-40% delle superfici va però rinnovato, ossia espiantato e rimpiantato: esistono incentivi per questo. Poco più di 9.000,00 euro, tra estirpazione del vecchio e impianto del nuovo, provenienti da fondi europei, e che la Regione sta chiedendo al Ministro dell'Agricoltura di raddoppiare».

Anche per il Consorzio Vino Chianti, in accordo con la Provincia di Firenze, la linea da portare avanti è una soltanto: sì al blocco dell'ampliamento vigneti per il prossimo triennio.

«Dopo varie riunioni, le riflessioni che sono emerse, condivise peraltro da tutti i soggetti coinvolti in questa operazione, ci hanno portato a questa decisione», ha dichiarato Giovanni Busi (nella foto, a sinistra), presidente del Consorzio Vini Chianti. Gli elementi, che ad oggi, hanno scaturito questa scelta sono stati: le giacenze (si parla di un milione e centomila hl, dal 1° agosto degli ultimi tre anni), una produzione costante media che si aggira attorno agli 800.000 hl con un imbottigliamento da fascette consegnate, con una media nelle ultime tre campagne, di 730.000 hl, un surplus di giacenze non fisiologiche di circa 170.000 hl che hanno quindi influenzato i prezzi di vendita e, i prezzi di vendita purtroppo in discesa, e che negli ultimi tre anni, ad esempio, dal 2007, con una cifra che si aggira intorno ai 123 euro/kl (immissione al consumo 2008), si è passati ai 93 euro/hl del 2008 (immissione al consumo 2009), ai 75 eur/ettolitro del 2009 (immissione al consumo 2010).

Purtroppo la situazione stagnante in termini quantitativi ma, e soprattutto, in termini di prezzo ha creato una profonda crisi di mercato, anche se, dal secondo semestre del 2010, si sono verificati alcuni timidi primi segnali di ripresa, se non altro in termini quantitativi, il che induce ad un cauto ottimismo per il futuro. Infatti, le giacenze sono in diminuzione e tutto ciò fa ben sperare ad riallineamento dei prezzi e dei magazzini.

I piani triennali? Uno strumento di garanzia contro la deregulation Occorre evitare pericolosi squilibri all'interno del mercato monetario. I piani triennali adottati dalla Provincia di Firenze costituiscono un esempio di significativa capacità di gestione delle Denominazioni.

A sostenerlo è l'avvocato Carlotta Gori in rappresentanza del Consorzio Chianti Classico. «Questo strumento - ha spiegato nel suo intervento - potrà rappresentare una valida chiave di lettura ed interpretazione della problematica sulla liberalizzazione dei diritti di impianto prevista dalla nuova Ocm Vino a partire dal 2015 e ciò è già stato fatto rilevare in sede comunitaria ed è stato valutato favorevolmente da autorevoli interlocutori di altri Paesi membri».

Il mantenimento del sistema attuale dei diritti d'impianto, a valere per l'intera Comunità e per tutti i vini è indispensabile. Un eventuale potere discriminatorio su questa misura a carico dei singoli Stati membri sarebbe infatti dirompente, in quanto foriero di pericolosi squilibri all'interno del mercato comunitario.

«A fronte di questa primaria esigenza - ha concluso Gori - la pianificazione sulla crescita o sul 'blocco” della denominazioni potrebbe diventare lo strumento di garanzia degli equilibri di mercato. Grazie alla sua elasticità, questo strumento sperimentato da anni in Toscana, ha già consentito, tra gli altri, il raggiungimento di importanti obiettivi quali la valorizzazione delle denominazioni e il mantenimento del valore patrimoniale dei vigneti».

Tendenza opposta è quella che si è sposato nel caso dei 'Vin Santi” del Chianti Classico, dei Vin Santi del Chianti e le relative sottozone, dei vini Colli dell'Etruria Centrale Doc e del Bianco dell'Empolese Doc, per i quali si è confermata la libera crescita delle superfici iscritte. Si tratta infatti di piccole produzioni rivendicate che, nonostante le generalizzata crisi, hanno saputo mantenere la loro quota di mercato e per le quali quindi non vi è motivo di limitare la possibilità di crescita della superficie vitata totale iscritta.

Anche per i vini Pomino Doc, a differenza di qua non accadeva fino ad oggi, si è stabilita la libera crescita delle superfici vitate iscritte: ciò alla luce delle considerazioni avanzate dai produttori di tale vino, secondo cui ciò consentirà di assecondare ulteriormente le richieste di un mercato di nicchia e dalle buone potenzialità, a fronte comunque di un modesto aumento delle superfici vitate iscritte, in considerazione dell'area assai ristretta in cui ricade la zona di produzione del Pomino e di fattori orografici che riducono ulteriormente le possibilità di crescita.