Le uve destinate alla produzione di vini Doc/Docg vengono vinificate per il 50,1% da strutture di tipo cooperativo, per il 27,5% vinificate in proprio, per il 21,8% dei casi vendute ad altri soggetti e per lo 0,5% vinificate in conto lavorazione. è quanto emerge dall'ultima indagine Ismea sulla struttura e sul mercato dei vini Doc, Docg e Igt presentata nei giorni scorsi al Vinitaly.

«Una fotografia che attesta - commenta Adriano Orsi, presidente del settore vitivinicolo di Fedagri-Confcooperative - che un produttore vitivinicolo italiano su due considera la struttura cooperativa un valido strumento aggregatore per superare i limiti strutturali del nostro sistema produttivo, ancora troppo polverizzato, oltre che un mezzo assolutamente efficace per valorizzare ed affermare la qualità dei vini italiani sui mercati nazionali ed internazionali. Non a caso anche quest'anno, continua Orsi, l'indagine Mediobanca sulle 103 maggiori aziende vinicole italiane attribuisce a tre cooperative aderenti a Fedagri - nell'ordine Cantine Riunite & Civ (aderente anche a Legacoop Agroalimentare), Caviro e Mezzacorona - la leadership del settore per volume delle vendite».

Secondo i dati Ismea, nel 2010 i riconoscimenti dei vini italiani a denominazione (Doc/Docg), hanno raggiunto quota 386, di cui 56 Docg e 330 Doc, per una produzione di oltre 14 milioni di ettolitri, pari a circa un terzo del totale vino prodotto.

A queste vanno aggiunte ben 118 Igt che fanno salire le denominazioni italiane a 504, per una produzione complessiva di quasi 30 milioni di ettolitri di vino. Considerando il numero totale delle denominazioni per area geografica, i riconoscimenti risultano maggiormente concentrati nel Nord (42%) e nel Centro Italia (24%), mentre al Sud rappresentano solo il 22%.