VERONA - è onor di firma, è volerci essere, anzi è doverci essere per chi racconta di cibo e di vino. Che la formula, al capolinea delle 45 edizioni, necessiti di impellente rivitalizzazione lo hanno ben compreso, finalmente, i signori di Verona Fiere. E allora la prima novità che ci sovviene di porre all'attenzione riguarda già l'edizione ventura, quella del 2012.

Finalmente, ed è un finalmente urlato forte dagli espositori (osteggiato dal business veronese di territorio, però) l'evento si snoda non più in cinque giorni, bensì soltanto in quattro giorni di cui il primo, domenica, dedicato ai wine lover, e i tre successivi focalizzati sulle relazioni b2b.

Ciò detto, ovvero esordendo con un arrivederci al 2012, raccontiamo hic et nunc la bella esperienza vissuta al padiglione Puglia. Per come il padiglione sa accogliere i visitatori e per come la presenza dell'assessore regionale Dario Stefàno viene vissuta in elegante understatement, si comprende che si è al cospetto di una realtà sistemica.

In Puglia, è evidente, il 'fare sistema” ha cessato di essere un demagogico slogan, parola d'ordine buona per suscitare ascolti, consensi e speranze, ed è divenuto un fatto. Un fatto compiuto e, nel contempo, in naturale continua evoluzione.

Quanta e quale la differenza, giusto per dire le cose come stanno, con la senilità concettuale del padiglione della Campania: le solite celle, i soliti corridoi, aggregazioni per geografia politica, ovvero per province, carenza di spazi di confronto. Insomma: assenza di nuove idee e di coraggio.

Dunque, pochi meditati assaggi, ovvero precise degustazioni di alcuni tra i grandi vini che la Puglia sa offrire al mondo, tra 26 Doc e ben 23 vitigni autoctoni, per una produzione di circa 7milioni di ettolitri. E allora il viaggio degustativo comincia dalla Messapia, terra ricca di storia e di cultura. La Messapia è la patria del primitivo, un antico vitigno autoctono le cui uve maturano già a fine agosto (ecco perché lo si chiama primitivo).

Il viticoltore è Gianfranco Fino, che mette su la sua aziendina, dalla moglie Simona coadiuvato, nel non lontano 2004, con appena 2.740 bottiglie. La produzione 2011 attesa è di 12mila bottiglie. Qui si vinifica solo rosso. Le uve provengono per il 65% da vigneti di proprietà. L'età media dei vigneti è 50 anni. Alberello la forma d'allevamento delle viti. Siamo nella geriatria del primitivo, siamo al cospetto della longevità di preziosi vigneti.

All'assaggio un Primitivo di Manduria Doc 2009. ES il nome, omaggio a Freud. ES, ovvero secondo Freud il piacere. Il piacere in sé, frutto armonico di istinto e passione. Contatto delle bucce con il mosto dalle tre alle quattro settimane e nove mesi in barriques di rovere, metà e metà tra nuove e di primo passaggio. Sei mesi di affinamento e poi immissione al consumo. La gradazione alcolica è notevole: 16,5°!

E davvero questo ES inebria. Al naso, quando immediatamente ci avverte della sua naturale eleganza, del suo voler essere (dover essere) riverito, netti sentori di susina matura porgendoci, per poi condurci al dattero fino a percepire caldo fluido di polpa di pesca surmatura.



Al palato ci lascia nuances di cioccolato, di caramello e comunque predispone a contrappunti con i sontuosi primi piatti della cucina di questo lembo della Puglia ionica. Un suggerimento su tutti: accompagnarlo con il Canestrato Pugliese Dop!

Un vino memorabile che ha già trovato il meritato successo sulle guide. Complimenti vivissimi a Simona e Gianfranco. Restiamo in Messapia, spostandoci solo un po' verso l'entroterra per giungere a Manduria, città che offre toponimo al Primitivo. La non piccola realtà vitivinicola è Ionis.

In degustazione un interessante Primitivo di Manduria Doc: Ater '06. Da uve primitivo in purezza, da vigneti ubicati nella zona d'elezione del primitivo, quella compresa fra i comuni di Manduria, Sava e Carosino. Qui le estati sono lunghe, siccitose e caldissime. Vendemmiare durante le ore notturne è fatto pressoché necessario oltre che scelta dettata dall'enologo. La coltivazione dei vigneti è la tipica ad alberello pugliese.

Alla vista l'Ater '06 ci appare con un bel colore rosso rubino intenso. Gradevoli e connotanti, al naso, i sentori di vaniglia; a seguire, netta la marasca. In bocca è, come dire, proprio compendio di Primitivo: di solida struttura, di grande potenza e però sempre equilibrato, ad onta della sua elevata gradazione alcolica. Notevole e piacevole la persistenza. La gradazione alcolica è 14,5°.

Lo abbiniamo a carni in umido ed a formaggi ben stagionati; meglio ancora un sontuoso tagliere di formaggi stagionati e salumi.

Dalla Messapia risaliamo verso l'Adriatico per andare a Brindisi, laddove ha termine la Via Appia e laddove, non distante dal porto si incontra l'interessante realtà vitivinicola Botrugno.

Nomen ac omen. E così è, dacché Botrugno deriva dal greco 'botrus” che significa 'grappolo d'uva”.

I Botrugno coltivano la vite e vinificano praticamente... da sempre !
Siamo nella zona della Brindisi Doc e due sono i vini che ci vengono posti in degustazione.

Si comincia con il Brindisi Rosato Doc Aurora 2010, con la sua 'tranquilla” gradazione 12,5°.

In ottemperanza al disciplinare vi è compresenza di uve negroamaro e di malvasia, secondo l'empirico quanto valevole rapporto 80/20.

Aurora è ammaliante per brillantezza e per quel suo colore rosa corallo che sottende lavoro abile in vigneto e in cantina.

Al naso mantiene eleganza esprimendo delicati sentori di frutta fresca.
Al palato mantiene armonia e gradevole levità, ulteriori sorsi, se corretta la temperatura di servizio, reclamando presto.

Per gli abbinamenti, si tratta di spostarsi al largo del porto, in acque pulite, ed immergere la bottiglia.

Ecco, lì in mezzo al mare trova i suoi abbinamenti di elezione: i pesci. Su tutte le preparazioni, ottima vedrei qui la zuppa di pesce.
Si passa al Brindisi Rosso Doc Arcione 2009, con i suoi poderosi 14°.
Il negroamaro qui prevale ancor più sulla malvasia arrivando a costituire l'85% delle uve.

Il colore è rosso rubino con violacei riflessi. Forte al naso la distintiva presenza di frutti rossi.



Di grandissima corposità al palato e, nel contempo, di encomiabile equilibrio. Ancora una volta si rivela preziosa la sapiente collaborazione tra conduzione di vigneto e conduzione di cantina, insomma tra l'agronomo Sergio e l'enologo Antonio. Oh, per entrambi, Botrugno è il cognome!

è vino che vorrebbe essere nuovamente degustato fra qualche anno. Di certo avrebbe compiuto la sua evoluzione ed ancor più saprebbe esprimere la sua gioiosa potenza.

Vuole accompagnarsi a doviziose carni grigliate. E qui si concludono le degustazioni e conseguentemente, si consolida il convincimento che la Puglia sta lavorando molto bene nei vigneti e nelle cantine e molto bene anche fuori dai vigneti e fuori dalle cantine: Con ciò volendo intendere che la presentazione dei vini è molto bene organizzata.