MILANO - Se si può, in sintesi, riassumere il contenuto dell'incontro tenutosi a Milano si potrebbe senza ombra di dubbio dire: 'Da vitigni antichi un vino dal nome nuovo”.

Il Tai è un vino solo del Veneto, antico di tradizione, ottimo nelle sue varietà bianco e rosso, nuovo nel nome. Quella del 'Tai” è stata una grande rivoluzione, a lungo contrastata, spesso non capita.

Ma bisogna ricordare l'antefatto per comprendere meglio il presente. 'Tocai” era il nome di un  vitigno molto diffuso nel nord est italiano. Solo che l'utilizzo del nome era diventato impossibile, dal punto di vista legale, dopo l'attribuzione esclusiva da parte della Comunità europea della denominazione al territorio ungherese. Per la verità l'Ue aveva concesso dieci anni ai produttori italiani perché trovassero un nome nuovo che sostituisse il vino dolce magiaro.

Nacque così il 'Tai”. E nel 2007 durante il Vinitaly di Verona, la Regione Veneto celebra il 'funerale del Tocai” e battezza la prima bottiglia del 'Tai”.

Nel  corso del Convegno di Milano all''Osteria dei Binari” di via Tortona, e moderato da Guido Montaldo, i presidenti dei Consorzi Lison - Pramaggiore Carlo Favero, dei Colli Berici Giorgio Nicolin e dei Vini del Piave Doc Antonio Bonotto, hanno finalmente confermato la validità di una delle più controverse storie del vino italiano.

Il 'Tai” smette così di guardare al passato e si rivolge al futuro, al moderno, cioè alla cucina italiana Di moderata alcolicità, fruttato e italiano al l00%, si è sposato perfettamente alla cucina dello chef Danilo Angé in un continuo gioco di consistenze, sapori e contrasti tra dolce e  salato.

Veri protagonisti sono stati i tre volti di questo vino. Il bianco e profumato Tai Doc, prodotto nella denominazione del Piave, il Tai rosso dei Colli Berici appartenente alla famiglia del Cannonau e del francese Grenache, e il Lison Classico che, proprio a Milano, ha presentato per la prima volta la Docg ottenuta nel 2010.