SAN GIMIGNANO (SI) - La degustazione-gemellaggio tra la Vernaccia di San Gimignano (Si) e i vini di Calce nelle Cotes Catalanes francesi (un'inattesa liasion per citare il titolo dell'appuntamento) ha dato il via alla manifestazione per presentare tutte le annate del vino bianco toscano che usciranno sul mercato quest'anno: le basi della vendemmia 2010, le selezioni dello stesso anno e le riserve dal 2009 in poi.



Vini che mediamente confermano l'importante consolidamento qualitativo della Vernaccia e il progressivo, anche se ancora non completato, processo di maggiore uniformità e capacità di rappresentare in modo coerente per tutti il territorio.

I 37 produttori presenti sembrano decisamente orientati all'idea di rendere più immediata e identificabile la Vernaccia valorizzandone quelle caratteristiche di freschezza, mineralità e sapidità che ne fanno uno dei più grandi vini italiani. Un processo che ora vale per un po' i produttori e non solo per nomi celebrati come Panizzi (uno dei maestri del nuovo corso) o Cusona (la cantina della famiglia Guicciardini Strozzi, da sempre il maggiore e più storico produttore del territorio).

Nonostante il grave momento economico l'obiettivo di valorizzare il territorio come comunità è stato del resto ribadito dalla presidente del Consorzio Letizia Cesani che ha ricordato come i produttori di Vernaccia non si arrendono alle difficoltà perché sono consapevoli del ruolo di custodi di un territorio e di un paesaggio per molti versi unico (pensiamo alle numerose torri delle città, unico caso in Italia) e che fanno del vino uno strumento di diffusione dei propri valori nel mondo. Un vino che a oggi rappresenta  milioni di bottiglie, di cui il 50% destinate all'export, per un fatturato, nel 2010, di 14 milioni di euro.

Per tornare al confronto italo-francese va detto che proprio la mineralità e la sapidità (ripetendo termini forse non sostituibili) sono gli aspetti con cui Antonio Boco e Paolo de Cristoforo del Gambero rosso che guidavano la degustazione hanno legato i 12 vini presentati. Sul versante francese (che ha costituito una vera novità per la qualità espressa dopo 5 anni di degustazioni italo-francesi con vini di zone ben più note e celebrate) la sensazione di maggiore soddisfazione la si è avuta con i vini di Gerard Gauby, un po' il fondatore del nuovo corso di questa zona della cosiddetta Catalogna francese. I vini degustati (soprattutto il Coume Gineste 2002 rispetto a quello del 2008) sembrano avere un asso in più rispetto a quelli di Horizon, anche se è decisamente interessante (ma con un costo che parte dai 30 euro) il La D 18 2008 del domaine Olivier Pithon.

Tra le vernacce, la più interessante è stata certamente la riserva Panizzi 2001, fresca e al tempo stesso importante pur coi suoi 10 anni, all'insegna di una cromaticità dorata e di una gamma di sentori pieni anche se quasi tutti virati sul minerale. Forse troppo aromatica la versione 2009 de le Calcinaie, decisamente innovativa per freschezza invece l'Impronta 2008 di Mattia Barzaghi e degne di note la riserva 2008 di La Lastra, il Sanice 2007 di Cesani e il 2006 de La Castellaccia.


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