Il Marsala patrimonio dell’Italianità. Proposta dei Paladini dei vini di Sicilia
La proposta, condivisa dal Quirinale, è stata lanciata dall’Associazione Paladini dei vini di Sicilia, associazione volontaria di tutela e promozione del vino nazionale tra le più conosciute. La naturale consacrazione del vino Marsala dal punto di vista normativo si ebbe già nel 1931
In un momento importante come i 150 anni dell'Unità d'Italia, arriva una proposta che nella sua semplicità riafferma valori dimenticati. Riconoscere al Marsala «vino famoso in tutto il mondo e vanto della produzione italiana», così come è stato definito dal Presidente della Repubblica, il titolo di 'patrimonio dell'Italianità”. è stato chiesto dai Paladini dei Vini di Sicilia, Associazione volontaria di tutela e promozione del vino nazionale più conosciuto. Dopo aver sedotto Nelson e Garibaldi, il Marsala ha contrassegnato il 'made in Italy” per tutto il XIX secolo e oltre, diventando il prodotto più famoso in Italia e il più diffuso nel mondo. Già allo sbarco dei Mille Marsala era la città vinicola per antonomasia, infatti da quasi un secolo, questo vino era stato scoperto e valorizzato dall'inglese John Woodhouse, seguito poi dagli Ingham-Whitaker e dai Florio.
Lo stesso Garibaldi tornando a Marsala ha apprezzato e dato il nome ad un particolare tipo di Marsala, il Garibaldi Dolce. Le 99 navi della Compagnia Florio trasportarono il Marsala in tutto il mondo, reggendo la concorrenza della flottiglia commerciale inglese.
La naturale consacrazione del vino Marsala dal punto di vista normativo si ebbe già nel 1931, con la disciplina dettagliata di tutti gli aspetti del processo produttivo e nel 1969 ottenne il riconoscimento della Denominazione di origine controllata.
Con queste credenziali, i Paladini dei Vini di Sicilia, oggi chiedono consensi sulla proposta, numerosi e qualificati, come quelli già pervenuti a partire dalla Commissione Italiana per l'Unesco. Per Diego Maggio, eclettico presidente dei Paladini dei Vini di Sicilia, che da anni gira il mondo per brindare con la migliore Sicilia nel bicchiere, il riconoscimento è «un obiettivo che sicuramente non nuoce ad alcuno e non è in rotta di collisione con altri percorsi similari nel frattempo avviati, come quello (encomiabile) dei 40 vitigni di Vinitaly».


