La Sardegna investe sul vino. Individuati 15 prototipi
Tre anni di ricerca, sei aziende vitivinicole sarde unite nel consorzio Convisar, 50 ricercatori, 100 ettari di vigneti aziendali, 100 diversi vini prodotti da sperimentazioni agronomiche ed enologiche: questi i numeri eccezionali che hanno permesso di creare 15 vini individuati come prototipi
Il Consorzio Convisar ha riunito per la prima volta in un progetto unico realtà produttive molto differenti tra loro per storia, volume d'affari e struttura aziendale. Le cantine Argiolas Spa di Serdiana (Ca), Cantina li Duni di Badesi (Ot), Cantina delle Vigne di Piero Mancini di Olbia (Ot), Cantina Sociale del Mandrolisai di Sorgono (Nu), Cantina Gallura di Tempio (Ot), e la Cantina Trexenta di Senorbì (Ca), hanno fatto rete in questi anni con l'obiettivo di puntare alla valorizzazione dei vitigni tradizionali della Sardegna esaltandone le specificità che derivano dal territorio. Tre anni di ricerca, sei aziende vitivinicole sarde unite in consorzio, 50 ricercatori, 100 ettari di vigneti aziendali, 100 diversi vini prodotti da sperimentazioni agronomiche ed enologiche, 15 vini individuati come prototipi. Il progetto ha potuto fruire della collaborazione, finaziaria ed operativa, della Regione Sardegna ma, quel che più conta, si è sviluppato grazie all'aggregazione tra aziende e organismi di ricerca, ricevendone un grande contributo complessivo per la valorizzazione del ricco patrimonio vitivinicolo dell'isola.
«In effetti - secondo quanto affermato dal presidente Convisar, Carlo Giua - il progetto ha dimostrato che, pur con un retaggio storico-culturale che ci rende poco inclini a fare gruppo, è possibile, anche in Sardegna, mettere insieme aziende dello stesso settore per raggiungere prestigiosi obiettivi comuni. Ci mostra inoltre che è possibile coinvolgere le varie strutture e le figure professionali che si occupano di ricerca nella nostra isola creando un rapporto nuovo e proficuo tra aziende e ricercatori».
Durante l'incontro, oltre al presidente, sono intervenuti l'assessore regionale alla programmazione e bilancio Giorgio La Spisa, il responsabile scientifico del progetto, Gianni Nieddu e il presidente del comitato tecnico enologi Mariano Murru.
Gli obiettivi e i risultati raggiunti
«Uno dei primari obiettivi del progetto è stato quello di conoscere e valorizzare la biodiversità viticola della Sardegna. I risultati ottenuti – ci ha detto Gianni Nieddu - sono frutto di un efficace lavoro di squadra che ha unito alle competenze tecniche delle sei aziende, quelle di ricercatori esperti in diverse discipline e provenienti da istituzioni scientifiche pubbliche e private della Sardegna e della penisola, che hanno studiato i principali vitigni maggiori e minori dell'isola (tra questi: Cannonau, Vermentino, Monica, Nuragus, Caignano, Nasco). Le ricerche realizzate nelle aree viticole di pertinenza della aziende consorziate (Gallura, Mandrolisai, Trexenta, Parteolla e Sulcis) hanno permesso di ottenere numerose informazioni scientifiche e tecniche sul patrimonio varietale della vite in Sardegna che consentiranno di valorizzare questa biodiversità tramite un'ottimale coltivazione dei vigneti e trasformazione delle uve. Un'attenzione particolare è stata applicata all'identificazione di protocolli di lavorazione pienamente rispettosi dell'ambiente e attenti alla salute del consumatore. A tale scopo è stato condotto uno studio sui residui dei fitofarmaci che consente di affermare che i vini delle cantine che hanno realizzato il progetto sono privi di 'residui”».

I protocolli sperimentali con cui sono stati ottenuti i nuovi vini saranno valorizzati dalle aziende in nuove etichette o utilizzati per il miglioramento delle produzioni esistenti. Nello specifico sono stati applicati protocolli che guardano ad un'enologia sostenibile con l'utilizzo di soli sistemi fisici e con grande attenzione alle biotecnologie.

