Petit rouge e Petit rouge a bacca bianca Prosperosi autoctoni valdostani
Il Petit rouge, autoctono della Valle d'Aosta, è caratterizzato da una rarissima mutazione di colore in bianco. Il Petit rouge è uva base per numerosi vini rossi della Valle d’Aosta Doc soprattutto nella zona dell'Enfer d'Arvier e del Torrette. Si accompagna con salumi e zuppe, adatto a tutto pasto
Insieme al Vien de Nus è il vitigno autoctono a bacca nera più diffuso e coltivato in Valle d'Aosta, da Saint Vincent ad Avise fino ad altitudini di circa 800 metri sul livello del mare. Per scoprire le origini del Petit rouge dobbiamo arrivare al V secolo d.C., periodo in cui la viticoltura valdostana subì periodi di attività e di abbandono a causa delle invasioni da parte dei Barbari e dei Saraceni. Le diverse tipologie di vite, non più curate, svigorirono, senza perdere il proprio corredo cromosomico ed è per questo che esistono in diverse zone della Valle d'Aosta antichi ceppi inselvatichiti che ancora sopravvivono e prosperano. A metà Ottocento l'ampelografo Lorenzo Gatta lo colloca nella grande famiglia degli Oriou. Nel corso del 2007 è stato individuato nei dintorni di Aosta un esemplare quasi centenario di vite con la morfologia tipica del Petit rouge, ma con bacca bianca. L'analisi del Dna ha confermato che si tratta di una rarissima mutazione di colore del Petit rouge. Il Petit rouge è uva base per numerosi vini rossi della Valle d'Aosta doc soprattutto nella zona dell'Enfer d'Arvier e del Torrette.
Si ottiene un vino dal colore rosso violaceo carico da giovane, tendente al granato con l'evolvere della maturazione; il profumo si apre note di rosa canina, viola, mirtillo, lampone ed altri frutti di sottobosco; il gusto rivela piena morbidezza e velluto su buon corpo. Si accompagna bene con i salumi, le zuppe, adatto a tutto pasto. Dallo stesso vitigno si realizza anche la più tipica grappa valdostana.


