Terzo vitigno a bacca nera autoctono del Salento, in particolare dell'agro brindisino dove per tradizione veniva coltivato insieme a Negroamaro e Malvasia Nera. Un tempo nei vitigni del Salento un terzo delle uve erano di Susumaniello, in quanto grazie alla sua personalità veniva utilizzato per aggiungere  intensità di colore e forza aromatica alle altre uve. La prima curiosità riguarda il nome.

è un vitigno antico con probabili origini dalmate, conosciuto anche con i sinonimi Somarello nero, Sumariello nero, Zuzomaniello, Cozzomaniello, Zingariello, Grismaniello e Lacrima di Puglia, come lo ha definito Francesco Carpentieri, uno dei fondatori della Regia Scuola Enologica di Avellino. Il suo nome così curioso è dovuto al fatto che il vitigno, specialmente nei primi 10-15 anni di vita, ha la caratteristica di essere un vitigno molto produttivo, tanto da caricarsi in modo quasi spropositato di grappoli di uva e quindi che 'caricava il somaro”. 

Il Susumaniello è un'uva molto ricca di zuccheri, con un buon tenore di acidità totale e più del doppio degli antociani del negroamaro e con un alto indice di estraibilità. Sino a una ventina di anni fa veniva impiegato per la produzione di filtrati dolci, in seguito utilizzato in uvaggio con altre varietà della zona,  oggi si trovano nuovi impianti nell'alto Salento e si sta scoprendo anche alcune vinificazioni in purezza, risultato: un vino rosso rubino, con profumi di frutta rossa, come la prugna, caldo e secco al gusto. Entra nei disciplinari di produzione dei vini Doc Ostuni, Ottavianello e Brindisi.